Condizionatore nel cortile, nuovo incontro in Comune a Mirandola: «O pago per spostarlo o aspetto che si rompa»
MIRANDOLA – La vicenda del condizionatore del locale commerciale collocato nel cortile privato di un residente mirandolese non è chiusa. Dopo l’archiviazione del procedimento da parte del Comune, che aveva ricondotto la controversia alla sfera privatistica, il cittadino è tornato a confrontarsi con l’Amministrazione.
Mercoledì 17 settembre D.P. ha incontrato la sindaca di Mirandola e due dirigenti del settore edilizia per discutere nuovamente del macchinario, installato nel piccolo cortile di pertinenza della sua abitazione e utilizzato dall’attività commerciale confinante.
Secondo quanto riferisce il residente, dall’incontro non sarebbe però emersa la possibilità di un intervento diretto del Comune.
«Mi sono state prospettate due sole possibilità – racconta –: trovare un accordo per spostare il condizionatore, eventualmente contribuendo personalmente alle spese, oppure aspettare che il macchinario si guasti».
Una conclusione che D.P. contesta, richiamando ancora una volta il sopralluogo e il parere espresso dall’Ausl.
Nel documento già acquisito agli atti, il Servizio Igiene pubblica aveva infatti rilevato diverse criticità legate alla collocazione dell’unità esterna, posta a circa 1,8 metri dall’abitazione: getto continuo di aria calda verso le aperture, rumore, difficoltà nell’aerazione naturale dei locali, presenza di condensa e ristagni d’acqua.
La relazione Ausl concludeva raccomandando lo spostamento dell’impianto «in una posizione conforme».
Il Comune, nel provvedimento con cui aveva archiviato la pratica, aveva però precisato che quella dell’Ausl doveva essere considerata una «raccomandazione» e che non risultavano specifiche violazioni di norme igienico-sanitarie tali da giustificare un provvedimento prescrittivo nei confronti dell’attività commerciale.
Su questo punto il residente riferisce ora di aver ricevuto dall’Ausl un’interpretazione diversa.
«Chi ha effettuato il sopralluogo e firmato il verbale – sostiene D.P. – mi ha confermato che, sulla base di quanto accertato, ci sarebbero tutti i presupposti per arrivare alla rimozione del macchinario. Non comprende perché il Comune non intenda procedere».
Resta dunque una distanza evidente tra la lettura amministrativa data dal Comune e quella riferita dal cittadino dopo i contatti con l’Azienda sanitaria.
Nel frattempo il problema, racconta il residente, continua ogni giorno.
«Il condizionatore funziona per mesi dalle 9.30 del mattino fino alle 19 o alle 19.30. È come averlo in camera da letto. Non riesco a riposare e sono stanco, stremato ed esasperato».
D.P. sostiene inoltre che il protrarsi della situazione stia avendo conseguenze sulle sue condizioni di salute e torna a richiamare l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo.
«Carte alla mano – afferma – mi trovo a convivere con un disagio abitativo e con criticità igienico-sanitarie già rilevate. La mia salute sta peggiorando e non considero accettabile che, di fronte a questa situazione, una delle alternative sia aspettare semplicemente che il macchinario si rompa».
La vicenda era iniziata nei mesi scorsi dopo le segnalazioni presentate dal residente al Comune. Il sopralluogo effettuato il 29 luglio dagli uffici comunali e dalla Polizia locale aveva accertato la presenza, nel cortile di circa due metri per tre, di due unità esterne: una al servizio dell’abitazione e una appartenente al locale commerciale confinante.
Il successivo parere Ausl aveva evidenziato le criticità legate alla particolare collocazione del secondo impianto. Il Comune aveva tuttavia concluso che, trattandosi di un intervento riconducibile all’edilizia libera e non emergendo una violazione normativa tale da legittimare un’ordinanza, la controversia dovesse essere risolta attraverso gli strumenti del diritto privato.
Dopo il nuovo incontro in municipio, le posizioni restano dunque distanti: da una parte il Comune, che non ritiene di avere gli elementi per imporre lo spostamento; dall’altra il residente, che continua a chiedere un intervento e considera insufficiente la prospettiva di dover partecipare alle spese per risolvere un problema che, sostiene, non ha creato lui.
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