Medolla. Il Tango come terapia contro il Parkinson
Non solo Parkinson: il tango è un ballo che viene usato per aiutare chi soffre di varie malattie neurologiche ormai da anni. Può guarire dalle patologie? No. Ma per molti è un valido sostegno all’interno del percorso terapeutico classico fatto di farmaci e soluzioni meno affascinanti della danza. Il tango infatti migliora significativamente le condizioni del malato: non è la cura, ma è quel “di più” che può fare la differenza, anche nell’ambito della prevenzione. A dirlo non è qualche illuso o fuffa guru, ma la scienza medica. Il tema era al centro dell’incontro - organizzato dal Circolo Medico Mario Merighi in collaborazione con la scuola di danza Art & Tango di San Prospero - che si è tenuto a Medolla la sera di giovedì 17 settembre alla presenza di una cinquantina di persone.
I segreti della tangoterapia
Ma perché a portare benefici a pazienti neurologici è proprio il tango e non, per esempio, il valzer, il liscio o la salsa? Per una caratteristica unica di questa danza: il tango ha il passo così detto “scivolato”, quello dove il piede accarezza il pavimento, per cui al paziente non manca mai un punto d’appoggio. Inoltre in questo ballo è presente un abbraccio che incoraggia il malato di Parkinson a cambiare la postura protesa in avanti, tipica di chi è affetto da questa patologia. Il ritmo della musica, la programmazione necessaria a eseguire i movimenti e sopra a ogni altra cosa il contatto diretto con i partner e la relazione, anche di fiducia, che si crea tra i ballerini, fanno il resto. C’è un mondo intero fatto di funzionamento delle sinapsi, emozioni, autostima e movimenti spontanei dietro alla tangoterapia. Il malato di Parkinson, per esempio, è “bloccato”, non controlla il suo corpo, teme di sbagliare i movimenti. Anche per compiere un passo in avanti, il parkinsoniano è in grave difficoltà. La tangoterapia lo spinge a pensare di poter effettivamente muovere quel passo, a pensare che “se sto per eseguire un passo di danza, forse non sono troppo ammalato”. Stimolare questi pensieri in un malato può dargli quella quantità di autostima in più tale da consentirgli di ottenere benefici concreti.
Il Circolo Medico Mario Merighi organizza un incontro sulla Tangoterapia
I benefici secondo la scienza medica
Nel corso della serata sono intervenuti anche il direttore dell’Unità Operativa di Neurologia Carpi-Mirandola Mario Santangelo, la maestra di tango argentino Cinzia Flautini e il dottor Paolo Rebecchi, il tramite perfetto tra medicina e tango essendo anche un ottimo ballerino oltre che un medico. Santangelo ha parlato dei benefici della tangoterapia. “Prendiamo ad esempio il malato di Parkinson – dice Santangelo – Soffre per movimenti lentissimi, ha difficoltà anche solo ad avviare il movimento, a cambiare direzione, fatica a compiere due o più azioni allo stesso tempo e teme le cadute. Ma che succede se gli diamo un ritmo, un obiettivo e un partner? Succede che il ritmo offre un aiuto per coordinarsi, il movimento allena equilibrio e adattamento e il partner aggiunge motivazione e consente di avere un riscontro esterno. I test ci dicono che i miglioramenti tra i parkinsoniani che praticano tangoterapia sono tendenzialmente maggiori rispetto a quei pazienti che non la praticano. Certo, bisogna valutare quali pazienti possono praticarla e quali no e di sicuro non è che si guarisce con il tango. Però aiuta molto”.
Foto sopra, da sinistra: Nunzio Borelli (Presidente Circolo Medico Mario Merighi); Paolo Rebecchi (medico); Cinzia Flautini (insegnante della scuola di ballo Art & Tango); Mario Santangelo (Direttore Unità Operativa di Neurologia Carpi-Mirandola)
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