Le estati sono sempre più calde, le nostre piazze sempre meno vivibili. Piantare alberi non basta: bisogna ripensare le città
MEDOLLA – Le estati diventano sempre più calde, le ondate di calore più difficili da sopportare, le piogge intense mettono alla prova strade e sistemi di drenaggio. Le nostre piazze, spesso grandi distese di pietra e cemento, diventano luoghi da attraversare in fretta anziché spazi in cui fermarsi. Come possiamo rendere più vivibili i paesi della Bassa Modenese? Basta piantare qualche albero in più? No. Gli alberi servono, naturalmente, ma da soli non risolvono il problema. E soprattutto non basta aggiungere un po' di verde a un progetto urbano concepito senza tenere conto del clima.
Bisogna cambiare il modo di pensare le città. E il cambiamento deve partire da chi le amministra e da chi le progetta. È questo il messaggio al centro del workshop “Città per il clima che cambia: da dove partire?”, organizzato giovedì 22 ottobre a Medolla da AESS – Agenzia per l'Energia e lo Sviluppo Sostenibile, con una giornata di formazione e confronto rivolta ad amministratori e tecnici dei Comuni della Bassa Modenese.
L'obiettivo non era presentare un nuovo grande progetto, né proporre soluzioni miracolose. Era imparare a guardare diversamente ciò che abbiamo già davanti agli occhi: una strada troppo larga che invita a correre, un parcheggio completamente asfaltato, una pista ciclabile esposta al sole, una piazza bella da vedere ma impossibile da frequentare nelle ore più calde. Perché l'adattamento climatico non è soltanto una questione di alberi, ma di urbanistica, mobilità, materiali, gestione dell'acqua e qualità della vita.
Il problema non è soltanto quanto verde abbiamo, ma come progettiamo gli spazi
La Bassa Modenese parte da una condizione che potrebbe sembrare favorevole: è un territorio completamente pianeggiante, dove le distanze all'interno dei centri abitati sono generalmente contenute e dove gli spostamenti in bicicletta potrebbero rappresentare una scelta quotidiana naturale. Eppure non sempre le nostre strade sono progettate per rendere piacevole e sicuro camminare o pedalare.
Marciapiedi stretti, piste ciclabili poco protette, percorsi privi di ombra, superfici impermeabili che impediscono all'acqua piovana di infiltrarsi nel terreno. A questo si aggiunge una questione particolarmente significativa per il nostro territorio: dopo il terremoto del 2012 molti spazi pubblici sono stati ricostruiti o riqualificati, e tuttavia la necessità di adattarli al cambiamento climatico non sempre è stata tradotta in scelte progettuali adeguate.
Non significa che tutto sia stato fatto male. Significa, piuttosto, che un intervento urbanistico può risultare esteticamente riuscito, funzionale rispetto agli usi tradizionali e tuttavia mostrare limiti importanti davanti alle condizioni climatiche attuali e future. Una pavimentazione uniforme può essere gradevole, ma accumulare calore. Un grande spazio libero può ospitare manifestazioni e mercati, ma risultare inospitale durante l'estate. Un parcheggio può rispondere alle esigenze delle automobili, ma sottrarre spazio a percorsi pedonali, alberature e sistemi di raccolta delle acque.
È su queste contraddizioni che la giornata di Medolla ha invitato a riflettere.
Non soltanto teoria: tecnici al lavoro per riprogettare piazze e parcheggi
Nel corso del workshop i partecipanti sono stati chiamati a osservare e ripensare alcuni spazi urbani, individuando criticità e possibili soluzioni. Un esercizio progettuale che ha mostrato quanto possa cambiare la qualità di una strada o di una piazza intervenendo sulla disposizione degli elementi già presenti.
In uno dei casi analizzati, una piazza caratterizzata da una pavimentazione estesa, alberi di dimensioni contenute e poche zone d'ombra è stata ripensata senza prevederne il completo rifacimento. La proposta prevedeva l'inserimento di nuovi spazi alberati, sedute integrate e superfici differenti, conservando gli elementi di pregio della sistemazione esistente.
In un altro caso, una strada con parcheggi su entrambi i lati è stata ridisegnata immaginando di eliminare una fila di posti auto per ricavare una pista ciclabile e superfici drenanti, capaci di assorbire una parte dell'acqua durante le precipitazioni intense. Sono state considerate anche soluzioni per ridurre la velocità dei veicoli, attraverso una diversa organizzazione della carreggiata e degli attraversamenti.
Un terzo esercizio ha riguardato un'ampia area di parcheggio, nella quale la riorganizzazione degli stalli avrebbe potuto liberare una fascia centrale di circa sei metri e mezzo, destinata ad alberature, arbusti, sedute ombreggiate e raccolta delle acque meteoriche.
Si tratta di ipotesi elaborate durante l'attività formativa, non di progetti approvati o interventi già finanziati. Il loro valore stava però nel metodo: prima individuare le esigenze delle persone e le criticità dello spazio, poi cercare le soluzioni tecniche compatibili con le risorse disponibili.
Le città si possono migliorare anche senza grandi investimenti
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante il confronto riguarda proprio i costi. Non tutte le trasformazioni richiedono cantieri complessi o finanziamenti straordinari. Talvolta può essere sufficiente modificare la disposizione dei parcheggi o intervenire sulla segnaletica orizzontale per cambiare profondamente il funzionamento di una strada.
È l'esempio portato nella discussione finale: una carreggiata rettilinea, anche quando presenta un limite di 30 chilometri orari, può continuare a indurre gli automobilisti a procedere velocemente. Una diversa disposizione degli stalli, alternati lungo i lati della strada, può invece interrompere visivamente e fisicamente il rettilineo, inducendo i conducenti a rallentare. In determinate condizioni si può intervenire senza ridurre necessariamente il numero dei posti auto.
Il vantaggio non riguarda soltanto la sicurezza stradale. Una minore velocità rende anche più agevole la convivenza tra automobili, biciclette e pedoni e può creare opportunità per riorganizzare gli spazi.
La stessa attenzione è stata dedicata ai materiali. Sostituire superfici completamente impermeabili con pavimentazioni drenanti, introdurre piccoli giardini della pioggia, aumentare le superfici ombreggiate e utilizzare materiali che accumulano meno calore sono interventi che possono contribuire, insieme, a migliorare il comportamento climatico degli spazi pubblici.
Non esiste però una soluzione valida per ogni strada e per ogni piazza. Ogni intervento richiede di conoscere il contesto, capire chi utilizza quello spazio e individuare quali problemi debbano essere risolti per primi.
E nei nostri paesi? Le criticità sono già evidenti
È stata una domanda arrivata dal pubblico, verso la conclusione della giornata, a riportare la discussione direttamente sulla Bassa Modenese. Al di là degli esempi analizzati durante gli esercizi, qualcuno ha chiesto ai formatori se, attraversando i nostri paesi, avessero già individuato situazioni da migliorare, magari senza grandi investimenti.
Una domanda molto concreta: ci sono piazze, strade, piste ciclabili nelle quali sono stati compiuti errori progettuali? Esistono interventi semplici che i Comuni potrebbero realizzare subito?
La risposta ha riportato l'attenzione proprio sulle possibilità offerte dalla riorganizzazione della viabilità e della sosta, senza necessariamente procedere a ricostruzioni integrali. Cambiare l'orientamento dei parcheggi, moderare il traffico, ricavare spazi più sicuri per chi cammina o pedala sono alcune delle possibilità illustrate.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto ciò che costruiremo in futuro. Riguarda anche ciò che abbiamo costruito da poco e che possiamo ancora correggere. Ed è particolarmente rilevante in un territorio come il nostro, dove la ricostruzione post-sisma ha rappresentato un'occasione straordinaria di trasformazione degli spazi pubblici.
La domanda che oggi amministratori e progettisti sono chiamati a porsi non è soltanto se una piazza sia bella o se una strada consenta un traffico scorrevole. È anche se quella piazza sarà frequentabile in una giornata di luglio, se lungo quella strada un bambino potrà muoversi in bicicletta in sicurezza, se durante un temporale intenso l'acqua troverà superfici in cui infiltrarsi anziché accumularsi sull'asfalto.
Prima di cambiare una strada, proviamo a immaginarla diversa
Un'altra proposta emersa dal confronto riguarda il rapporto con i cittadini. Le trasformazioni dello spazio pubblico incontrano spesso resistenze, soprattutto quando comportano la riduzione dei parcheggi o modifiche alla circolazione.
Ma un progetto non deve necessariamente essere realizzato in modo definitivo fin dall'inizio. È possibile sperimentare per alcune settimane o per qualche mese una diversa organizzazione della strada, utilizzando soluzioni temporanee, informando i residenti e raccogliendo osservazioni.
È uno dei principi dell'urbanismo tattico: provare un cambiamento prima di renderlo permanente, verificandone gli effetti reali. La sperimentazione consente ai cittadini di sperimentare concretamente uno spazio diverso e ai tecnici di correggere eventuali problemi prima di investire risorse maggiori.
Durante il workshop è stato ricordato come anche interventi inizialmente contestati, per esempio le pedonalizzazioni, possano incontrare un giudizio diverso quando residenti e commercianti hanno la possibilità di verificarne gli effetti sulla frequentazione degli spazi.
Il primo investimento è imparare a guardare diversamente
Il workshop di Medolla non consegna ai nove Comuni della Bassa una lista di opere da realizzare domani mattina. Offre però un'indicazione precisa: le amministrazioni hanno bisogno di integrare l'adattamento climatico nelle scelte ordinarie di progettazione e manutenzione, anziché considerarlo un tema separato, da affrontare soltanto attraverso interventi straordinari.
Una strada da riasfaltare, un parcheggio da sistemare, una piazza da riqualificare possono diventare occasioni per migliorare contemporaneamente la gestione dell'acqua, la sicurezza, la mobilità e il comfort durante le giornate più calde.
E anche i piccoli interventi, quando rispondono a una visione coerente, possono contribuire a trasformare il modo in cui viviamo i nostri paesi.
Perché piantare alberi è importante, ma non basta. La vera sfida è smettere di progettare spazi pubblici nei quali il verde è un'aggiunta decorativa, l'automobile detta le dimensioni di tutto il resto e il caldo viene considerato un problema inevitabile. È da questa consapevolezza, prima ancora che dai cantieri, che deve partire l'adattamento delle città della Bassa Modenese.
FOTOGALLERY Gli amministratori e i tecnici alla giornata di formazione di Medolla
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