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22 Settembre 2021

Valentina Miozzo, da Modena a una palafitta con vista sul Mar Glaciale Artico

MODENA – Fino al 2016 ha vissuto e lavorato a Modena, occupandosi di promozione e ricettività turistica (concedendosi ogni anno almeno tre mesi di “viaggio in solitaria”). Ha deciso poi di dedicarsi completamente al turismo sostenibile diventando una libera professionista del settore. Valentina Miozzo è una “cittadina del mondo”, ha cominciato a viaggiare quando aveva 18 anni e non si è più fermata.

Thailandia, Birmania, India, Ecuador, Indonesia e tanto altro ancora: la sua è decisamente una “vita in movimento”. Come nasce questa passione?

La passione per il viaggio è sempre esistita, non a caso già da adolescente avevo le idee chiare e mi sono iscritta all’Istituto Selmi (indirizzo linguistico) a Modena.

Volevo esplorare il mondo, conoscere altre culture, quindi avrei dovuto imparare le lingue straniere.

I miei genitori, fin da piccola, mi hanno sempre incoraggiato ad avere fiducia in me stessa, a essere curiosa, intraprendente e indipendente.

Prima di ogni viaggio mia madre non mi diceva: “Mi raccomando stai attenta, chiamami”, ma “Parti, vai, vivi, e fai la tua piccola parte per cambiare il mondo in meglio!”. Per questo molti dei miei viaggi sono di ricerca, esplorazione e volontariato.

Come si è avvicinata al turismo ambientale e sostenibile? Che tipo di formazione ha scelto dopo il liceo?

Fin dai miei primi viaggi ho notato l’impatto devastante del turismo tradizionale e volevo fare la mia parte per sensibilizzare i viaggiatori verso un turismo più consapevole. Nel 2010, quando ancora queste parole erano sconosciute alla massa, ho iniziato un percorso di formazione, cominciando con il Master in Management del Turismo Sostenibile e Responsabile di Roma. Mi sono poi specializzata in Digital Marketing turistico per gestire social media e blog professionalmente, visto che comunicazione, divulgazione e sensibilizzazione erano le basi del mio progetto. Turismo e Web, mondi in continua evoluzione, la mia formazione in questi due ambienti è costante, con corsi di aggiornamento, letture e corsi di specializzazione. Ho deciso anche di intraprendere il percorso di studi per lavorare regolarmente come guida ambientale escursionistica e come accompagnatore turistico, per rendere ancora più completa la mia formazione e avere la possibilità di coprire vari ruoli nel settore del turismo sostenibile.

 Di cosa si occupava prima dell’emergenza Covid? La pandemia ha compromesso eventuali progetti o stravolto i suoi piani?

Dal 2016 sono libera professionista e lavoro come blogger nel settore del turismo sostenibile: collaboro con enti del turismo, associazioni e tour operator per la promozione di itinerari, destinazioni ed esperienze sostenibili. Prima del Covid accompagnavo anche gruppi di turisti in viaggi naturalistici all’estero, che proponevo sul blog. Ovviamente la pandemia ha bloccato il settore del turismo all’estero e il mio lavoro ne ha risentito, ma ho sempre continuato a lavorare come docente di social media marketing turistico, grazie alla possibilità di fare le lezioni online.

Il fatto di lavorare nel settore in vari ruoli, mi ha permesso comunque di continuare a lavorare, nonostante la crisi del settore turistico.

 Come è vivere in un luogo tanto remoto come la Norvegia? 

A settembre 2020 ho ricevuto una proposta di lavoro all’estremo nord della Norvegia.

Oggi vivo in piena tundra, su una palafitta vista Mar Glaciale Artico, nel borgo di Kongsfjord – all’altezza di Capo Nord – dove gestisco la storica guesthouse del paese. Qui vivono solo 28 persone ed è un luogo molto isolato: siamo a 50 km dal primo centro abitato e a 300 Km dal primo ospedale.

In questo periodo siamo in piena notte polare, per due mesi il sole non sorge ed è buio quasi 24 ore al giorno. Verso fine gennaio tornerà la luce, fino ad arrivare ai mesi estivi quando il sole non tramonterà per due mesi, con luce sia di giorno che di notte.

Vivere qui è una bella sfida, sia a livello climatico sia per l’isolamento, ma quando arriverà il sole porterà anche i turisti. Con l’estate il fiordo di Kongsfjord si animerà e inizierò a lavorare a pieno regime in guesthouse, dove mi occupo delle prenotazioni e dell’accoglienza.

 Come nasce il suo blog viaggiarelibera.com?

ViaggiareLibera.com nasce nel 2012 come blog amatoriale, con lo scopo di raccontare dei miei viaggi in giro per il mondo. Nel 2016, quando chiudo l’agriturismo a Maranello dopo 10 anni di attività, il blog evolve e diventa professionale, diventando il mio principale lavoro. Dopo investimenti sulla mia formazione in ambito digitale, il blog si trasforma e diventa il mio lavoro principale, con l’obiettivo di informare e divulgare informazioni utili nel settore del turismo eco-sostenibile e proporre viaggi e destinazioni.

 È nata e cresciuta a Modena: che rapporto ha con la sua terra?

Sono molto legata a Modena e all’Emilia. Ho gestito il mio agriturismo a Maranello per 10 anni, dove accoglievo turisti da tutto il mondo, valorizzando le tradizioni locali della cultura contadina, dal cibo alle ricorrenze. Purtroppo, ho dovuto chiudere la mia azienda perché le mura non erano di mia proprietà e alla scadenza il contratto non è stato rinnovato, il casale è stato venduto e per me, anche se viaggiatrice, è stato davvero difficile dover lasciare la mia attività a Modena. Ho sempre viaggiato il mondo, ma più viaggio e più mi rendo conto di quanto sia meravigliosa la mia terra. Sicuramente in futuro tornerò in Emilia, sto cercando da tempo un casale dove ricreare un bel B&b in campagna.

 A proposito di Modena e turismo eco-sostenibile: esistono luoghi da visitare o esperienze particolari per chi, come te, sceglie il turismo eco-sostenibile?

Non sono i luoghi a rendere un viaggio o un’esperienza eco-sostenibile. È come si viaggia che fa la differenza.

Potrei consigliare tante attrazioni naturalistiche, in provincia di Modena ne abbiamo tante e davvero stupende, ma non basta andare in natura per fare turismo eco-sostenibile. Il mio consiglio è di scegliere strutture ed esperienze che sono impegnate nel ridurre il proprio impatto ambientale, come agriturismi biologici o ristoranti che offrono acqua depurata a Km zero, ma prima di tutto è importante cambiare le proprie abitudini, il primo passo è ridurre l’uso della plastica usa e getta e magari scegliere una borraccia invece che la bottiglia di plastica.

 Come sarà viaggiare, secondo lei, nell’era “post Covid”?

Credo che ci sarà il boom dei viaggi all’estero. Dopo la lunga reclusione imposta dalla pandemia tutti vorranno viaggiare. È normale e comprensibile. Ma mi auguro che tutti inizino nuovamente a viaggiare in modo più consapevole, con maggiore rispetto verso l’ambiente.

 

 

 

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