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18 Settembre 2026
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Mirandola, Consiglio comunale aperto sulla sanità: “Nessun cambio di rotta sull’ospedale, va potenziato”

MIRANDOLA - “Da parte nostra, e crediamo che sia espressione anche di larga parte della volontà popolare di Mirandola, come dell’area nord della provincia, non ci può essere alcun cambio di rotta sull’ospedale di Mirandola. Va riaperto il reparto di cardiologia; va progettato e realizzato a tempo di record un nuovo corpo di fabbrica per funzioni ad alto contenuto tecnologico; c’è l’urgente necessità di medici in Pronto Soccorso, come dell’assegnazione di psichiatri. E di un primariato di anestesia. Se non si ottempera a queste richieste il percorso di depauperamento della struttura sarà irreversibile fino alla chiusura”.
È questo il messaggio che arriva dal Consiglio comunale aperto sulla sanità tenutosi martedì 9 novembre presso l’Auditorioum Montalcini di Mirandola. La seduta indetta dalla Giunta mirandolese, ha avuto come OdG unico, la "Petizione popolare presentata in data 3/07/2021 dai sigg.ri Chiarotti Ubaldo e Vecchi Nicoletta per richiedere la revisione del Piano Attuativo Sanitario Locale (P.A.L.) ed iniziative volte alla ridefinizione delle missioni dei vari ospedali della provincia di Modena, mantenendo due soli punti fermi: Policlinico e Ospedale di Baggiovara, HUB provinciali”, votata al termine all’unanimità. Presenti in sala oltre al sindaco di Mirandola Alberto Greco, la Giunta e i Consiglieri comunali tutti. Con loro i promotori della petizione che ha raccolto oltre 600 firme a Mirandola e più di 1500 sul territorio dell’Area Nord, il Prof. Ubaldo Chiarotti, del Comitato “Salviamo l’ospedale di Mirandola, la Prof.ssa Nicoletta Vecchi Arbizzi de l’Associazione La Nostra Mirandola, il Dott. Valter Merighi, del Dott. Sergio Penitenti, mentre collegata da Pavullo, Maria Cristina Bettini del Comitato “Salviamo l’ospedale di Pavullo”. Da segnalare anche la presenza del Sindaco di Medolla e presidente UCMAN, Alberto Calciolari, di quello di San Prospero Sauro Borghi. Ma pure del direttore dell’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, Dott. Giuseppe Licitra, del Direttore Sanitario dell’Ausl di Modena dott.ssa Silvana Borsari, il Direttore del distretto socio sanitario dell’Area Nord, Dott. Angelo Vezzosi, che alla fine però non sono intervenuti. Oltre 50 le persone in sala, ma hanno sfiorato le 500 quelle collegate in diretta streaming da casa.  
Il primo inciso è quello del sindaco Greco che sottolinea l’importanza della presenza della signora Bettini da Pavullo: “Realtà che vive una situazione analoga alla nostra e che quindi offre sostegno in una prospettiva futura di interesse comunitario. Chi ascolterà, capirà che siamo uniti e non divisi rispetto alla situazione ospedaliera che interessa entrambi i territori, mentre ribadiamo la necessità della revisione del PAL e la ridefinizione della mission dei vari ospedali della provincia. Con questa petizione si vuole rafforzare quanto è stato chiesto e ripetuto fino ad oggi”. Parole quelle del sindaco, subito raccolte dal Prof. Chiarotti che prima ha ripercorso le varie fasi del depauperamento del territorio dal punto di vista ospedaliero e che poi ha sottolineato la fondamentale necessità di revisione del PAL, “Per salvare l’ultimo ospedale della Bassa, per il bene di un bacino di utenza di oltre 85mila persone. Il nuovo Ramazzini di Carpi sorgerà più vicino a Correggio che all’area nord, porrà problemi di raggiungibilità per mancanza di collegamenti e di fruibilità. Ulteriore dimostrazione di come sia gestita la rete ospedaliera sulla provincia più lunga dell’Emilia Romagna, con scarsa conoscenza geografica del territorio. Quello che si intravede è il decadimento della struttura mirandolese, continuando ad alimentare la mobilità verso altre strutture. Abbiamo il diritto di chiedere l’impegno della politica a partire dal mantenimento delle promesse per un ritorno ai livelli del servizio ospedaliero del 2010, ma pure integrando l’ospedale al polo biomedicale ed al Tecnopolo.” La Prof.ssa Arbizzi ha ricordato le donazioni dell’Associazione che rappresenta all’ospedale nel corso di 20 anni. Donazioni che hanno coinvolto e visto l’impegno più di 15.000 persone e che hanno permesso l’acquisizione di apparecchiature d’avanguardia. “E’ la dimostrazione di quanto l’intera comunità tenga al Santa Maria Bianca. Attrezzature però e purtroppo poco utilizzate per la scarsità di personale. Tante promesse, da parte della politica, ma fatti concreti pochi. Il declino dell’ospedale è sotto gli occhi di tutti e siamo delusi da un atteggiamento contrassegnato da silenzi e nessuna certezza. Come mai si è arrivati a questo punto? Abbiamo la necessità di essere rassicurati sulla continuità dell’ospedale”. “Nonostante qualche piccolo miglioramento – è poi intervenuto il dott. Merighi – ad emergere è la perdita dei servizi dell’ospedale, legata alla scarsità di personale. I medici scarseggiano, i concorsi vanno deserti e ad essere attrattivi sono gli ospedali operativi in grandi realtà, con possibilità di carriera. Situazione figlia degli errori di programmazione fatti a livello nazionale e locale che oggi si ripercuote sugli ospedali di periferia come Mirandola. L’avanzare del nuovo Ramazzini mette a rischio Mirandola. L’auspicio è quello di una voce unica a livello di Area Nord al fine di farci sentire per una revisione del PAL concreta e volta a potenziare il nosocomio mirandolese.” Maria Cristina Bettini, ha portato la voce di Pavullo per la situazione analoga a Mirandola, realtà in cui negli anni si sono perse a livello ospedaliero specializzazioni e smantellati reparti essenziali. “Le aree disagiate hanno l’esigenza e la necessità di garantire i servizi emergenza urgenza, proprio per le loro condizioni geografiche difficili. Una revisione del PAL dato che ormai quello attuale oltre ad essere superato è stato sconfessato è imprescindibile e proprio per le ragioni citate. Quindi è un obiettivo comune che oggi hanno i nostri territori, i sindaci degli stessi, farsi portavoce dei cittadini per rimediare agli errori degli anni passati e così garantire la continuità dell’assistenza ospedaliera.” Il Dott. Sergio Penitenti, non nasconde i suoi timori per la prospettiva di un futuro cupo riguardo l’ospedale di Mirandola. “Se non si cambia rotta con la revisione del PAL, si corre il rischio che nell’arco di un decennio il Santa Maria Bianca possa essere sacrificato per mancanza di personale, servizi non più all’altezza e perché due ospedali in 20 km sono poco gestibili. Ma è anche un altro l’aspetto che mi preoccupa: il proliferare sul territorio di tanta, troppa sanità privata, con gruppi che acquisiscono ospedali e strutture sanitarie. Nulla da eccepire sull’offerta qualitativa, ma questo genere di investimenti, lascia intravedere sempre più un servizio sanitario pubblico territoriale non più in grado di sopperire alla domanda dei cittadini” . È poi stata la volta dell’assessora alla Salute del Comune di Mirandola, Antonella Canossa, di intervenire nel merito e sulle motivazioni del sostegno alla petizione. L’Assessore a ripercorso tutti i passaggi – lettere, incontri, mozioni votate all’unanimità in tema di salvaguardia e potenziamento dell’ospedale tanto in Consiglio comunale, quanto in quello dell’UCMAN – sono stati presentati in CTSS, in considerazione del fatto che “la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria è la sede idonea per garantire una progettazione condivisa e l’assunzione di decisioni partecipate ed informate”. “I lavori della CTSS sono così partecipati ed informati – ha fatto notare l’Assessore - che quando si richiede formalmente di inserire argomenti all’ordine del giorno nessuno di questi viene recepito. Quello che emerge è che le intenzioni sono sempre state chiare sin dal 2019: non c’è mai stata e si conferma anche adesso, la volontà di implementare servizi aggiuntivi; quando si annuncia che si vogliono realizzare reparti di Medicina d’urgenza e di Semi intensiva è sempre a scapito di altri esistenti perché tutto deve essere invariante. Il covid poi ha dato anch’esso una mano, nell’attuazione del PAL 2011, come già fece il sisma nel 2012. Emblematico in questo caso il trasferimento della degenza di cardiologia a Carpi illudendo, tutti che fosse temporanea. Ora si dice che non può rientrare per “metterebbe sotto stress il sistema” che ha in essere e programmati vari cantieri. Mirandola è e sarà occupata da cantieri per chissà quanti anni, perché così facendo ci sarà sempre una giustificazione per non fare nulla. Perché non si vuole prendere in considerazione di realizzare un nuovo corpo di fabbrica dove collocare alcune funzioni ad alta incidenza tecnologica (es. dialisi, endoscopia); perché Mirandola deve vivere una perenne trasformazione, ingessata da cantieri. Per tacere del silenzio calato su di una criticità gravissima che da tempo ha raggiunto livelli inaccettabili: il servizio di salute mentale del distretto di Mirandola. Altra situazione deficitaria, puntualmente segnalata e priva, per ora di risposte”. Tema quest’ultimo che introduce quello del personale medico e paramedico emerso anche nel corso della serata. “Con la carenza di medici e di infermieri che abbiamo ed avremo ancora – riprende l’assessora Canossa - lo studio di fattibilità di un ospedale unico baricentrico, come era stato richiesto, avrebbe attestato risultati in termini di efficienza ed equità non paragonabili a nessun’altra soluzione. Ma non si è mai voluto fare, esclusivamente per scelta politica, quasi per premiare il territorio di Carpi più riconoscente e numericamente più rilevante in termini di consensi elettorali. I distretti sanitari agli estremi della provincia, come Mirandola e Pavullo pesano meno. Una posizione la nostra insomma verso cui non ci è rimasto altro che difendere e sostenere ciò che abbiamo per allontanare il rischio che quell’ospedale unico un giorno ci sarà con un baricentro che qualcuno, riscrivendo le leggi della fisica e della matematica, vuole spostato a Carpi. Esclusi gli hub Policlinico e Baggiovara quindi, ribadiamo che non siamo disposti ad accettare alcun tentativo di illuderci, rispetto al fatto che sarebbe la rete dei nodi non-hub a garantire efficienza ed equità, così mal distribuiti. Il problema è solamente politico. Sappiamo tutti che i direttori delle ASL sono nominati dalla Regione e come tali sono chiamati solamente ad attuare dei programmi politici. Questa petizione non contiene elementi nuovi rispetto a quanto è già stato ripetutamente richiesto. Siamo di fronte ad un muro e siamo giunti al punto in cui occorre organizzarsi anche attraverso forme di protesta, ad oltranza fino al raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali. Se c’è stata la volontà di presentare una petizione ci deve essere anche quella di rivendicare un futuro di potenziamento concreto e continuità per l’ospedale di Mirandola. L’auspicio è che questo obiettivo e questa volontà siano comuni a tutti i sindaci della bassa in rappresentanza di un intero territorio che non può prescindere dall’avere una struttura ospedaliera di livello ed in grado di garantire servizi ai cittadini”.

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