Mortizzuolo, alla scuola dell’infanzia “Budri” San Martino arriva a cavallo
MORTIZZUOLO - Simpatica iniziativa organizzata alla scuola dell'infanzia "Budri" di Mortizzuolo: l'11 novembre, infatti, San Martino, proprio come nella celebre leggenda, è arrivato a cavallo per incontrare i bambini della scuola. Una sorpresa e volti meravigliati tra i bimbi, nella giornata in cui si celebra la festa di Martino di Tours, vescovo cristiano che visse nel IV secolo d.C.
La leggenda narra che l'11 novembre, in un giorno di pioggia e forte vento, Martino, giovane soldato di cavalleria della guardia imperiale, stava tornando a casa a cavallo, quando, lungo la strada, incontrò un anziano signore coperto soltanto di pochi stracci, tremante per il freddo. Martino, impietosito dalle condizioni dell'uomo, scese, da cavallo e con un colpo di spada tagliò in due il proprio mantello, donandone la metà all'anziano. Dopo aver compiuto il gesto di altruismo, Martino se ne andò a cavallo sotto la pioggia, ma, fatti pochi passi, la pioggia cessò e il vento smise di soffiare. Di lì a poco, le nubi si diradarono e il cielo tornò sereno. Da qui deriva la celebre estate di San Martino.
E', poi, tuttora, di uso comune, in alcune zone del nostro territorio, l'espressione "fare San Martino": questa espressione era usata, nella pianura padana, per indicare il trasloco di braccianti e mezzadri da una cascina a un’altra. I contratti agricoli, infatti, terminavano proprio ai primi di novembre (in prossimità di San Martino), dopo la semina. Se il proprietario terriero non intendeva rinnovarli, i contadini erano costretti a cercare un’altra sistemazione. Il luogo di lavoro e l’alloggio spesso coincidevano: era quindi frequente, in questo periodo, osservare numerosi carretti, con le poche cose possedute da queste famiglie, spostarsi da un luogo a un altro. Da qui l'espressione "fare San Martino".
La leggenda narra che l'11 novembre, in un giorno di pioggia e forte vento, Martino, giovane soldato di cavalleria della guardia imperiale, stava tornando a casa a cavallo, quando, lungo la strada, incontrò un anziano signore coperto soltanto di pochi stracci, tremante per il freddo. Martino, impietosito dalle condizioni dell'uomo, scese, da cavallo e con un colpo di spada tagliò in due il proprio mantello, donandone la metà all'anziano. Dopo aver compiuto il gesto di altruismo, Martino se ne andò a cavallo sotto la pioggia, ma, fatti pochi passi, la pioggia cessò e il vento smise di soffiare. Di lì a poco, le nubi si diradarono e il cielo tornò sereno. Da qui deriva la celebre estate di San Martino.
E', poi, tuttora, di uso comune, in alcune zone del nostro territorio, l'espressione "fare San Martino": questa espressione era usata, nella pianura padana, per indicare il trasloco di braccianti e mezzadri da una cascina a un’altra. I contratti agricoli, infatti, terminavano proprio ai primi di novembre (in prossimità di San Martino), dopo la semina. Se il proprietario terriero non intendeva rinnovarli, i contadini erano costretti a cercare un’altra sistemazione. Il luogo di lavoro e l’alloggio spesso coincidevano: era quindi frequente, in questo periodo, osservare numerosi carretti, con le poche cose possedute da queste famiglie, spostarsi da un luogo a un altro. Da qui l'espressione "fare San Martino".
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