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27 Maggio 2022

Alluvione Nonantola, rimborsi incerti e (in)sicurezza idraulica: tutto lo sconforto dei nonantolani

NONANTOLA- Una lunga lettera del Comitato Cittadini Alluvione Nonantola- impressa su un volantino e distribuita per le vie del Comune – racconta tutto lo sconforto dei nonantolani: vittime dell’esondazione del fiume Panaro nel 2020.

Rimborsi incerti, prevenzione e sicurezza idraulica dubbia e trasformazioni urbanistiche pericolose.

La voce del Comitato si fa sempre più forte e chiede risposte.

Questa la lettera:

Nell’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino lo scorso16 gennaio la sindaca di Nonantola Federica Nannetti ha elencato tra i prossimi impegni dell’Amministrazione il pagamento dei primi rimborsi ai cittadini nonantolani danneggiati dall’alluvione del 6 dicembre 2020; l’ufficio preposto sta caricando le ultime domande presentate che risultano essere “circa” 1800.

Un totale che non torna per niente con il numero di domande ricognitive pervenute a gennaio 2021: da fonti ufficiali sono state 2552 le domande presentate da cittadini/famiglie e 244 da imprese: con una differenza numerica che fa sorgere molte domande. Perché centinaia di cittadini non hanno chiesto il rimborso danni? Non erano a conoscenza del bando? Visti i criteri restrittivi del bando stesso, si sono auto esclusi per non sentirsi ulteriormente beffati? A fronte di danni poco rilevanti, non hanno voluto gravare su istituzioni pubbliche che, sulla base di disposizioni e interpretazioni burocratiche e regolamentari, tendono a minimizzare i danni subiti per responsabilità altrui (e anche l’esondazione del 6 dicembre ha nomi e cognomi!) sulla base di valori e parametri di riferimento incoerenti e incongrui?

Sono solo alcune domande che poniamo all’Amministrazione e sulle quali vorremmo confrontarci, perché lo stillicidio di bandi a cui abbiamo assistito nel 2021 non ha messo i cittadini in una condizione di certezza e serenità. Anzi, ha generato sbandamento e, soprattutto, delusione, al punto che troppe volte abbiamo sentito “Tanto è inutile: non ci riconosceranno nulla“.

Se il percorso rimborsi è ancora incerto, altrettanto ci sembra di poter affermare per quanto riguarda gli interventi di sicurezza idraulica: dall’incontro pubblico del 25 novembre scorso, nonostante le cifre proclamate, è emerso un quadro poco rassicurante per il nostro territorio: perché Regione, Aipo e Comune non hanno messo in campo una visione sistemica del sistema fluviale regionale/provinciale/locale,né tantomeno un’idea di governance integrata e coordinata dove la sicurezza idrica, come dice il Forum Economico Mondiale, diventi la principale istanza geopolitica: poiché rappresenta “la ragnatela che tiene insieme la rete di sfide su cibo, energia, clima, crescita economica e sicurezza che l’economia mondiale dovrà affrontare nel corso dei prossimi due decenni”.

È presuntuoso – e utopistico- voler parlare non solo di sicurezza degli argini, ma anche di contratti di fiume “come opportunità per poter canalizzare l’energia che viene dai territori, per condividere le conoscenze e avviare l’opera pubblica nazionale della quale abbiamo più bisogno: la manutenzione del territorio. Per trasformare l’emergenza in programmi di prevenzione dandogli finalmente continuità di intenti e risorse”?

Alla delusione subentrano anche preoccupazione e allarme, se ci soffermiamo sulle possibili trasformazioni urbanistiche che il territorio di Nonantola rischia di subire già da dopodomani. Parliamo di 2 nuove grandi urbanizzazioni che riguarderanno la zona ovest di Nonantola: il Fondo Consolata e il PIP Gazzate. I primo interesserà un’area di oltre 90 mila metri quadri posta fra il fiume Panaro e la rotatoria Modena, con insediamenti commerciali e produttivi. Il secondo sarà collocato su un’area oggi agricola posta a sud di via Zuccola, con un grande polo dedicato alla logistica che coprirà un’area di 75 mila metri quadrati: realizzato in deroga ai parametri vigenti di impermeabilizzazione del suolo e delle altezze delle costruzioni che potranno raggiungere i 30 metri di altezza.

Entrambe le zone sono a rischio, poichè la prima è a pochi metri dall’argine e, secondo alcuni studi, alluvionabile. La seconda periodicamente assoggettata a criticità idraulica, soprattutto dopo il tombamento del canale Ortigaro.

Come cittadini “alluvionati” facciamo nostre le posizioni di chi si oppone a questi progetti e anche noi chiediamo di aprire un confronto con i cittadini, perché la sicurezza del territorio è parte integrante della transizione ecologica. Come la partecipazione pubblica è parte integrante del processo democratico”.

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