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23 Maggio 2022

Aumentano i casi diagnosticati di tumore ai polmoni, e Pneumologia Mirandola punta all’eccellenza

Di Antonella Cardone

MIRANDOLA – Aumentano i casi diagnosticati di tumore ai polmoni, e Pneumologia Mirandola punta all’eccellenza delle cure, per diventare punto di riferimento locale. E’ il bilancio degli ultimi due anni di attività di questo importante reparto dell’ospedale di Mirandola, dove nel 2020 è tornato il primario unico, non condiviso con Carpi (Rodolfo Murgia) e e sono stati segnati dal grande lavoro per  curare i pazienti infettati dal Covid.

Adesso la situazione è meno grave rispetto alle altre ondate – descrive Murgia –  La richiesta di ricoveri è importante ma mediamente la criticità de pazienti è meno densa“. Ci sono anche a Mirandola casi di no vax he rifiutano le cure o aggrediscono i sanitari? “Tra i nostri pazienti abbiamo anche dei nov vax, alcuni anche pentiti, altri un po’ meno. Ma non abbiamo avuto fortunatamente ondate di pazienti che necessitassero di supporti ventilatori invasivi“, che potessero essere quindi contestabili.

“Abbiamo lavorato in un contesto contesto complicato per l’emergenza Covid-  spiega il dottor Licitra –  Non era scontato dare continuità a questo tipo di esami, anche perché sono esami che si fanno sui pazienti ricoverati e i posti letto erano un problema”. Adesso con la nuova riorganizzazione Mirandola ha il più alto numero di letti nella storia di Pneumologia: sono 20, quando a regime devono essere 13. Metà sono per ora riservati ai pazienti con Coronavirus.

Covid a parte, l’altro grande nemico con cui si combatte in prima linea al Santa Maria Novella è il tumore al polmone. Letale malattia, che vede sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi appena il 30% dei pazienti: prima causa di morte per cancro, ha una percentuale di guarigione è ancora molto basso. Non è una malattia risolta.
Nel cuore della inquinatissima Pianura Padana, in un distretto altamente industrializzato come quello della Bassa, non risultano picchi di casi di questa. Almeno per il cancro al polmone, non scontiamo un prezzo più alto solo perché abitiamo qui.

All’ospedale di Mirandola “vengono attivati percorsi multidisciplinare che garantiscono equità di cura del paziente. I pazienti arrivano agli oncologi dai medici di base, poi inizia il percorso. Ci sono incontri settimanali tra i vari professionisti in cui si mettono a punto percorsi più adeguati al paziente”, spiega Murgia.

I numeri parlando di 50 nuovi casi di tumore al polmone diagnosticati nel 2021, grazie anche all’apparecchio donato dall’associazione La Nostra Mirandola. Sono numeri in aumento rispetto al passato,  ma non confrontabili perchè nel 2020 sono stati molto ridimensionati per via della concentrazione dell’attenzione sanitaria sul Covid. Avete casi di pazienti arrivati tardi nella diagnosi che hanno perso la vita per questo? No, almeno a Mirandola no.

E’ fondamentale fare al più presto le diagnosi. Anche se i fattori di rischio sono chiarissimi: nell’85% dei casi il tumore al polmone viene a chi fuma. E si comincia a fumare molto presto: “La prevenzione va fatta fin dalle scuole elementari- reclamano i medici  – sono in continuo aumento i casi precoci, anche tra le donne che stanno diventanto più numerose tra i fumatori. E smettere è altrettanto importante. Se si smette entro i 40 anni, in 5 anni si riduce notevolmente il rischio di tumore al tumore.

Altro grande problema è il mesiotieloma, tumore raro che deriva dall’inalazione dell’amianto. Non ci sono sintomi, dà sintomi quando si manifesta, circa vent’anni dopo il contagio. I sintomi, quando appaiono, sono affanno, dispnea, tosse, soprattutto il dolore toracico. Di questa malattia è atteso un picco nel 2025. Ed è ancora presto per valutare gli effetti del terremoto del 2012 della Bassa Modenese, quando di amianto se ne mosse parecchio. Quanti saranno i casi di miesotieloma tra i nostri concittadini, si vedrà non prima dei prossimi dieci anni.

Da sin. Murgia, Porrino, Nasuti, Galavotti, Artioli, Cestari

 

 

IL COMUNICATO STAMPA DELL’AUSL

Da un lato la lotta al tumore al polmone in stretta collaborazione con oncologi e altri specialisti, che ha portato a trattare in media 100 casi ogni anno in Area Nord e a 55 nuove diagnosi nel 2021, dall’altro l’azione indirizzata alla diagnosi delle altre patologie che colpiscono questo organo, grazie a metodiche innovative ed efficaci e a terapie sempre più personalizzate a favore del paziente.

È tempo di bilanci per la Pneumologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, diretta dal dottor Lorenzo Porrino e afferente alla Struttura complessa di Pneumologia guidata dal dottor Rodolfo Murgia.

Da circa un anno la Pneumologia Interventistica si è riorganizzata, tornando a rappresentare un fiore all’occhiello per tutto il territorio per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento delle patologie del polmone. Tumori, per la maggior parte, ma anche fibrosi polmonari, tubercolosi, sarcoidosi polmonari: un’attività diagnostica a 360 gradi, grazie ad alte competenze professionali e alla disponibilità di strumenti e tecnologie innovative, che nell’ultimo anno si è tradotta in circa 200 esami effettuati.

La Lung unit – Tra le attività principali del reparto, come già sottolineato, c’è il contrasto ai tumori del polmone, con un’azione combinata e multidisciplinare che porta il nome di Lung Unit: si tratta di un team multidisciplinare formato da vari specialisti, tra cui pneumologi interventistioncologi del Day Hospital Oncologico ed Ematologico di Mirandola diretto dalla dottoressa Paola Nasuti, afferente all’U.O. di Medicina Oncologica di Area Nord di cui è responsabile il dottor Fabrizio Artioli; e ancora, radiologi (in particolare le dottoresse Galavotti, Manca e Righi), citopatologi e personale infermieristico di Endoscopia e di sala operatoria. Il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) dedicato, che vede il Medico di Medicina Generale come parte integrante, si avvale anche della collaborazione di professionisti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena quali chirurghi toracici, radioterapisti, anatomopatologi e specialisti in medicina nucleare.

Il team multidisciplinare si riunisce ogni settimana per discutere dei casi più rilevanti e per definire l’iter diagnostico e terapeutico più indicato per ciascun paziente: su un totale di circa 480 casi all’anno in provincia di Modena, sono 100 quelli trattati in media in Area Nord, con 55 nuovi casi nell’ultimo anno.

Per le diagnosi di tumore ma anche per quelle di altre patologie a carico del polmone, sono sostanzialmente tre le metodiche utilizzate, tutte altamente qualificanti per la Pneumologia Interventistica di Mirandola e che prevedono anche la collaborazione del personale delle sale operatorie, coordinato dalla responsabile infermieristica Adriana Cestari, e della Radiologia diretta dalla dottoressa Novella Guicciardi.

Tra queste, la toracoscopia, una procedura che si esegue in sala operatoria introducendo all’interno della cavità toracica un endoscopio per visualizzare la pleura, la membrana che ricopre i polmoni, con la possibilità di eseguire biopsie o di ripulire la cavità pleurica in caso di infezioni. La toracoscopia è considerato l’esame gold standard per quanto riguarda la diagnosi del mesotelioma, una neoplasia che colpisce il mesotelio pleurico, tradizionalmente associata a una passata e prolungata esposizione all’amianto: si stima che il picco di nuove diagnosi di mesotelioma venga raggiunto tra tre anni, nel 2025.

Altra metodica utilizzata a Mirandola è la broncoscopia, sia tradizionale sia con videobroncoscopio di ultima generazione (EBUS, Endo Bronchial Ultra Sound) donato negli anni scorsi dall’associazione La Nostra Mirandola Odv. La broncoscopia EBUS utilizza una microsonda ecografica che permette di visualizzare i diversi strati della parete bronchiale ed eventuali linfonodi o tessuto tumorale, prelevando con estrema precisione porzioni di lesioni sempre più ridotte, grazie appunto all’aiuto visivo. Al Santa Maria Bianca in meno di un anno sono state eseguite 36 broncoscopie EBUS, con una resa diagnostica intorno al 90%, in linea con le casistiche dei principali centri italiani.

Infine la biopsia polmonare TC o ECO-guidata, novità introdotta a Mirandola nell’ultimo anno, attraverso la quale è possibile prelevare in anestesia locale e con il supporto di personale della Radiologia, un campione di tessuto polmonare da analizzare, in genere noduli periferici difficilmente raggiungibili.

Di recente gli sforzi della Pneumologia Interventistica – sottolineano Murgia e Porrino – sono volti da un lato al prelievo di lesioni sempre più piccole e periferiche, e dall’altro al campionamento di tessuto sempre più abbondante per consentire indagini molecolari e genetiche sempre più approfondite, viste le crescenti possibilità di cura del tumore polmonare”.

Quando si parla di tumore del polmone sono due i fattori fondamentali da tenere in conto – spiegano gli oncologi Artioli e Nasuti –: prevenzione, ovvero smettere di fumare (l’85% dei casi è fumo-correlato); e diagnosi precoce, con l’attenzione ai primi sintomi individuati dal Medico di famiglia. Studi recenti consentono di trattare il tumore al polmone con terapie multimodali e su misura, con un elevato grado di personalizzazione tenendo conto dei vari fattori clinici di ogni paziente. Il percorso di diagnosi e cura dei tumori del polmone prevede equità di accesso e una presa in carico globale, in tutte le fasi, per offrire al cittadino il migliore trattamento possibile. Un grazie particolare va al volontariato (La Nostra Mirandola Odv e AMO Nove Comuni Modenesi Area Nord) per il supporto fondamentale che assicura attraverso donazioni di strumentazioni e aiuto concreto ai pazienti”.

“In questo momento che concentra tutta l’attenzione sulla gravosa gestione dell’emergenza Covid – conclude Giuseppe Licitra della Direzione sanitaria del Santa Maria Bianca –, la Pneumologia Interventistica di Mirandola, promuovendo un approccio multiprofessionale che coinvolge il DH Oncologico e la Radiologia, si è ritagliata uno spazio di primaria importanza fra le attività diagnostiche di primo e secondo livello del Santa Maria Bianca. Ringrazio il dottor Porrino, il dottor Murgia e tutti i collaboratori che stanno garantendo un impegno costante e competente nel contrasto alle patologie respiratorie più complesse”.

 

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