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19 Settembre 2026
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Disturbi del comportamento alimentare, negli anni della pandemia netto aumento dei casi

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia ha avuto un forte impatto negativo sull’incidenza nella popolazione dei disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia e la bulimia, con numeri di casi in consistente crescita. A causa dell’emergenza sanitaria molte persone che già soffrivano di questi disturbi hanno visto peggiorare la sintomatologia, mentre per molte altre l’isolamento forzato negli spazi domestici nei lunghi periodi di lockdown ha contribuito all’insorgenza di un disturbo. Qualche numero dà l’idea della situazione che si è venuta a determinare in Emilia-Romagna: solo nei primi sei mesi del 2021 sono stati 1.570 i pazienti assistiti per disturbi alimentari in Emilia-Romagna, un numero non troppo lontano dalle 1.872 persone prese in carico lungo tutto il 2020 e dalle 1.886 dell’intero 2019. Un’emergenza alla quale il servizio sanitario regionale ha saputo far fronte con una efficace riorganizzazione della rete dei servizi  che si occupa del trattamento e della cura dei disturbi alimentari, facendo leva anche sulla telemedicina: una metodologia già praticata prima della pandemia, ma non ancora pienamente sfruttata in tutta la sua potenzialità. È il quadro che emerge in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, in programma oggi, 15 marzo. Un’opportunità per riflettere su una problematica sempre più presente tra giovani e giovanissimi, aggravata dall’impatto negativo della pandemia.
“L’utilizzo della telemedicina per curare il disagio e il senso di solitudine che queste patologie si portano dietro- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- è stato di fondamentale importanza per non far sentire abbandonate le persone assistite e le loro famiglie nei periodi critici della pandemia. Il servizio sanitario regionale non si è mai fermato, pur nei limiti imposti dalla situazione, per continuare ad assistere le persone più fragili, cercando di portare l’assistenza e le cure sempre più vicino ai cittadini”.
La lotta ai disturbi del comportamento alimentare, infatti, è un tema su cui la sanità regionale è impegnata da tempo per rispondere alla crescente domanda di assistenza medica grazie ad équipe interdisciplinari (psicologici, psicoterapeuti, nutrizionisti e neuropsichiatri infantili, ecc.) presenti in ogni provincia e un lavoro di rete con i centri di cura specializzati, le associazioni di volontariato e le famiglie. Su impulso dell’emergenza sanitaria, per garantire la continuità assistenziale è stata avviata un’efficace riorganizzazione della rete dei servizi che si occupano di questa patologia, facendo leva sul ricorso alle nuove tecnologie che rendono possibile la cura a distanza dei pazienti. Quindi, approfondimento diagnostico, trattamenti e monitoraggio dei pazienti sono stati mantenuti da remoto da parte delle équipe mediche anche durante i periodi di lockdown. I progressi realizzati I primi risultati di questa riorganizzazione sono molto incoraggianti. Da un sondaggio realizzato dalla rete dei servizi delle Ausl sul territorio, il 95,5% dei professionisti che hanno avuto l’opportunità di utilizzare la telemedicina ne ha dato un giudizio positivo o molto positivo. Peraltro, i pazienti che soffrono di disturbi alimentari sono solitamente giovani o giovanissimi avvezzi all’uso delle nuove tecnologie e la telemedicina ha consentito di stare vicini a loro e alle loro famiglie nel momento del massimo bisogno. La psicoterapia svolta a distanza tramite videochiamata, sempre secondo i risultati del sondaggio, è stata utilizzata dal 53,3% dei professionisti intervistati: l’8,3% si è dichiarato pienamente soddisfatto, il 33,3% abbastanza  soddisfatto. Grazie alla telemedicina, una parte dei professionisti ha avuto anche l’opportunità di seguire i pazienti durante i pasti assistiti nelle loro abitazioni, nei periodi di lockdown e di acceso alle strutture sanitarie solo in via di urgenza. Non solo: la nuova modalità di presa in carico a distanza è stata sfruttata anche per informare i pazienti e le loro famiglie sulle strategie di lotta contro il virus, compresi i consigli dietetici. L’impegno della Regione Il modello organizzativo proposto dalla Regione Emilia-Romagna per la cura dei pazienti affetti da disturbi alimentari è quello dei Programmi PDTA (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) in una logica di “rete” tra servizi e con la persona “al centro” della cura. Il modello prevede in ogni territorio provinciale un’équipe interdisciplinare come nucleo del sistema di cura, nonché dei rapporti con i centri specializzati e con le strutture della rete dei servizi sanitari (salute mentale e pediatria / medicina interna). Un modello che integra la componente pubblica e quella privata accreditata. I trattamenti per la cura - sia della componente fisica che di quella psichica del disturbo - avvengono con assistenza ambulatoriale, riabilitazione psico-nutrizionale in day hospital o in residenza, ricovero ospedaliero per emergenze metaboliche. Tra le prerogative del servizio vi è anche un’attenzione alle famiglie dei pazienti, specie se minorenni, con attività di sostegno al fine di rendere i genitori co-terapeuti, cioè parte integrante del processo di cura. Molto stretta anche la collaborazione con le associazioni di volontariato e auto-aiuto con cui viene svolto un lavoro di rete, soprattutto nell’ottica della sensibilizzazione a questi temi. Per approfondimenti si può consultare l’apposita sezione tematica all’interno del portale Salute della Regione, all’indirizzo https://salute.regione.emilia-romagna.it/salute-mentale/percorsi-di-cura/dca.

LA SITUAZIONE NEL MODENESE: IL PUNTO DELL'AZIENDA USL DI MODENA SUI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

I lunghi mesi di lockdown, la mancanza della scuola in presenza, l’incertezza sul futuro. I fattori legati alla pandemia di Covid-19 hanno provocato un aumento dei Disturbi del comportamento alimentare (DCA) – anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata – soprattutto negli adolescenti. Lo dimostrano i dati raccolti dal Centro per i Disturbi del comportamento alimentare dell’Azienda USL di Modena e diffusi in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla che ricorre il 15 marzo, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulle problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare.

Il Percorso diagnostico assistenziale dell’Ausl di Modena per i Disturbi del comportamento alimentare si sviluppa sulle tre aree provinciali nelle sedi di Modena (per i Distretti sanitari di Modena e Castelfranco), Mirandola (per l’area Nord quindi i Distretti di Mirandola e Carpi) e Sassuolo (per l’area Sud quindi i distretti sanitari di Sassuolo, Pavullo e Vignola). Ogni sede si avvale di un team multidisciplinare: uno psichiatra, un neuropsichiatra, una dietista, un tecnico della riabilitazione psichiatrica, un medico internista, uno psicologo dell’adolescenza e uno psicologo dell’età adulta. La fascia di età presa in carico va dai 12 ai 35 anni, con una prevalenza nell’età adolescenziale e una netta prevalenza femminile; ogni percorso dura in media circa due anni.

Nel 2021 i nuovi accessi al Centro sono stati complessivamente 280, in deciso aumento rispetto ai 170 del 2020, 112 del 2019 e 88 del 2018. Il totale dei pazienti seguiti (tra nuovi accessi e pazienti già in cura) ammonta nel 2021 a 380, raddoppiati rispetto ai 190 del 2018.

“A causa della pandemia molte persone che già soffrivano di Disturbi del comportamento alimentare hanno visto aggravare i sintomi e, nel contempo, sono emersi nuovi Dca laddove vi erano situazioni di vita e caratteristiche personali che rappresentavano già un terreno fertile per lo sviluppo del disturbo” spiega Roberta Covezzi responsabile del Programma per i Disturbi del comportamento alimentare dell’Azienda USL di Modena.

La pandemia di Covid-19, che ha costretto i ragazzi e le ragazze a trascorrere lunghi periodi chiusi in casa, ha contribuito ad incrementare un fenomeno che era già in crescita, come dimostrano i dati. “Durante i periodi di lockdown l’impossibilità di svolgere attività fisica e la disponibilità costante di cibo in casa ha scatenato nuove paure e timori legati all’aumento di peso – spiega Covezzi – a cui si aggiunge la perdita di socialità scolastica e le tensioni familiari che durante i lockdown potrebbero essersi esasperate. Tutto ciò aumenta la necessità di tenere sotto controllo la vita quotidiana, compreso il consumo di cibo. Non bisogna dimenticare che il corpo ha un valore importante per i ragazzi in crescita, con il corpo l’adolescente elabora un personale linguaggio e con esso lo esprime: pensiamo ad esempio alla gestualità tipica di questa età, all’abbigliamento e, ovviamente, anche a come incide sul corpo il rapporto con il cibo”.

Il valore aggiunto del percorso modenese offerto presso i Centri DCA è quello di offrire un approccio multidisciplinare, in cui diversi professionisti lavorano insieme per trattare tutti gli aspetti della patologia. In base al caso specifico, viene definito il livello di cura più idoneo e il tipo di trattamento da adottare, coinvolgendo la famiglia del paziente in ogni fase. Durante la pandemia i Centri hanno sempre garantito l’attività, organizzando anche consulenze on line durante i pochi mesi di totale lockdown. Tanto che già nel luglio 2020 è stato aperto un Centro diurno dedicato ai DCA con l’obiettivo di ampliare l’offerta di assistenza.

Proprio da questa esperienza di consulenza on line con le famiglie e dalla necessità di essere ancora più coesi in un momento di forte difficoltà come il lockdown è nata la prima associazione modenese di familiari di persone affette da Dca. Il gruppo, circa una quindicina di persone tutti volontari, rientra nell’associazione Briciole di Reggio Emilia di cui è una ‘costola’ radicata nel territorio modenese. Dopo vari confronti e approfondimenti, i familiari degli utenti hanno deciso di unirsi all’associazione reggiana già presente da diversi anni su quel territorio. Il gruppo di Modena supporta le famiglie dei pazienti nel percorso di cura, è a disposizione per dare informazioni, chiarire dubbi o, semplicemente, condividere emotivamente una situazione di difficoltà.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA)

I disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata) sono caratterizzati da un’alterazione delle abitudini alimentari, cioè comportamenti che portano la persona ad avere un rapporto ossessivo con il cibo, con il proprio peso e la propria immagine. Sono disturbi particolarmente diffusi tra gli adolescenti e i giovani adulti (soprattutto tra le ragazze) che durante i cambiamenti fisiologici della pubertà, possono sviluppare un comportamento alimentare problematico.

Solitamente l’accesso al percorso terapeutico assistenziale avviene tramite il Medico di medicina generale (o il Pediatra di libera scelta) che valuta il caso cercando di individuare eventuali segnali d’allarme, mette in campo attività di prevenzione nei soggetti a rischio e collabora con gli specialisti per il migliore esito clinico possibile. Il medico deve poter contare anche sull’aiuto della famiglia e, eventualmente, anche della scuola e degli ambienti sportivi.

Anche l’attività dei Pronto Soccorso è di fondamentale importanza nel riconoscimento dei sintomi e nella conseguente attivazione precoce di consulenze specialistiche. A tal proposito è stato introdotto un codice ad hoc, il Codice Lilla, per i pazienti del Pronto Soccorso con sospetto di disturbo del comportamento alimentare

Sul sito Ausl una pagina dedicata sui Disturbi del comportamento alimentare: www.ausl.mo.it/dca, con tante informazioni utili sui DCA e sull’assistenza offerta.

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