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03 Luglio 2022

“Benvenuto a Medolla presidente”: il saluto a Mattarella del sindaco Calciolari

MEDOLLA- E’ stata una giornata intensa e piena di emozioni quella di venerdì 20 maggio. Il presidente Sergio Mattarella ha fatto tappa a Medolla e poi a Finale per il Decennale del sisma: ha stretto mani, incontrato istituzioni e cittadini, si è rallegrato per la gioia dei piccoli presenti che sventolavano bandierine tricolore e ha ricordato- nel suo discorso– la laboriosità, la solidarietà e il desiderio di rinascita delle comunità del cratere.

Tra i vari interventi quello del sindaco di Medolla Alberto Calciolari, che ha aperto la visita del presidente al teatro Facchini:

“Signor presidente

Per me è un onore darle il benvenuto a Medolla, in questo luogo e in questo giorno, così drammaticamente carico di significati, ed è un grande piacere dare il benvenuto alle autorità civili, militari e religiose che ci onorano della loro presenza, e a tutti i cittadini accorsi questa mattina.

Vorrei ancora ringraziare il presidente della Regione Emilia-Romagna per aver scelto questo luogo, peraltro epicentro della seconda scossa del 29 maggio di dieci anni fa, per ricordare insieme il decennale dai terremoti del 2012.

Signor presidente, per illustrarle cosa rappresentano per noi 10 anni di dramma e di ricostruzione devo spiegarle qual è il carattere delle genti che abitano qui. Queste terre hanno dato i natali o hanno accolto patrioti, come partigiani e donne e uomini di stato costruttori di democrazia come Gregorio Agnini, Umbertina Smerieri, Gina Borellini. Anche questo teatro è dedicato a un martire partigiano che fino all’8 settembre 1943 combatteva come bersagliere.

Qui vissero uomini che fecero della solidarietà e della giustizia sociale la loro ragione di vita come don Zeno Saltini o il beato Odoardo Focherini. Da queste terre vengono persone di scienza e di dottrina, come Giovanni Pico della Mirandola, la Fenice degli ingegni. Ed proprio la fenice, che risorge dalle proprie ceneri, che può essere utilizzata per parlare oggi di queste terre e queste genti, che hanno saputo intraprendere con coraggio una dura ricostruzione dalle macerie di un sisma.

Di fronte al dramma e alla disperazione queste genti hanno reagito con tenacia e determinazione. Ma questo non bastava. Noi che eravamo così abituati a fidarci delle nostre forze, abbiamo imparato a chiedere aiuto; abbiamo creduto nelle istituzioni, che non ci hanno lasciati soli: lo Stato, la Regione e ancora le organizzazioni di volontariato e il coraggio degli imprenditori. Consapevoli di quanto fosse preziosa la solidarietà, abbiamo fatto tesoro e abbiamo messo a frutto nel migliore dei modi ciò che ci veniva donato.

Dopo dieci anni, è inevitabile che si facciano bilanci e che questi bilanci siano fatti di numeri: che senz’altro raccontano di una ricostruzione complessivamente virtuosa e che, ci auguriamo tutti, possa servire come punto di partenza per preparare risposte sempre più efficaci ed efficienti alle situazioni di emergenza che ciclicamente un Paese con la conformazione dell’Italia si trova ad affrontare.

Però signor presidente, come sindaco non voglio e non posso dimenticarmi che dietro ognuno di quei numeri che raccontano i terremoti di dieci anni fa ci sono persone: esseri umani che hanno visto la propria esistenza stravolta da una tragedia, nella quale tutti abbiamo perso qualcosa. O qualcuno.

Voglio dunque dedicare un pensiero commosso alle vittime di quei giorni, alle loro famiglie, alle quali vogliamo stare vicini come comunità: nel rispetto della dimensione privata del dolore.

Ma voglio anche ricordare tutte le vittime “indirette” del sisma, gli anziani che sono morti senza poter fare ritorno nelle proprie case e tutti coloro che hanno conosciuto e sperimentato fragilità di varia natura, a causa della fine- in pochi secondi- di un mondo intero: con le sue consuetudini, i suoi riti, le sue sicurezze.

Il terremoto ha lasciato crepe profonde negli edifici, ma ne ha lasciate di altrettanto profonde anche negli animi.
Per questo bisogna farsi forza di quanto è stato fatto in modo corretto, ma non stancarsi mai di provare a migliorarsi.

Amministratori, tecnici, dipendenti comunali: a chiunque abbia gestito sul campo l’emergenza post sisma e la ricostruzione in questi anni, è toccato il compito di applicare le leggi, i regolamenti, di prendere decisioni difficili che influenzavano
pesantemente le vite delle persone.

Mi auguro che questo sia sempre stato fatto con grande consapevolezza, con grande delicatezza e sono pronto a chiedere scusa- in quanto rappresentante delle istituzioni- per le occasioni in cui questo non sia avvenuto.

Forse era inevitabile, vista l’enormità di quanto accaduto, ma è un peso di cui dobbiamo farci carico: perché tanti nostri cittadini e amministratori l’hanno sostenuto, purtroppo a volte in solitudine, con coraggio e dignità.

Di certo abbiamo imparato come la cura della città delle pietre non dovesse mai essere disgiunta dalla cura della città delle persone.

Il gravoso compito di rendere umane le leggi, signor presidente, di rendere umana anche la burocrazia è reso sicuramente più semplice dalla presenza di figure istituzionali alle quali i cittadini possano ispirarsi, nelle quali possano ritrovare incarnati quei valori a fondamento del nostro Stato e della sua Costituzione.

Figure come la sua, di cui i cittadini riconoscono lo straordinario percorso umano e al servizio delle istituzioni.

La saluto, signor presidente, la ringrazio per quanto ha fatto e continuerà a fare per il nostro Paese. E lo faccio anche a nome di tutti i medollesi e di tutti coloro che hanno vissuto e vivono ancora oggi sulla propria pelle i terremoti del 2012 e le loro conseguenze.

Oggi meriterebbero di essere tutti in questo teatro, ad accoglierla e salutarla al suo arrivo come hanno fatto i bambini delle nostre scuole, il nostro futuro: è soprattutto per loro che non ci fermeremo fino a quando la ricostruzione non sarà completata. E lo faremo insieme, cittadini e istituzioni, come nelle pagine più belle del nostro Paese”.

 

 

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