Mirandola, violenza sessuale e lesioni ai danni di un dipendente: imbianchino condannato
MIRANDOLA - E' stato condannato a 11 anni di carcere, pena ancora maggiore rispetto a quella di 9 anni chiesta dalla Procura, Antonio Bifulco un imbianchino di Mirandola che era accusato di violenza sessuale e lesioni gravi perpetrate nel corso degli anni ai danni di un proprio dipendente, che per due anni subì sevizie e pestaggi, finiti con un brutale stupro.
Bifulco, 42enne, era stato arrestato dalla squadra mobile nel 2019 dopo che la vittima era finita in coma a causa dei maltrattamenti subite, culminati con una violenza sessuale.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, il dipendente viveva in uno stato di sudditanza nei confronti del titolare e a causa delle violenze subite è stato stomizzato. Gli inquirenti avevano ricostruito almeno due anni di maltrattamenti che lo avevano portato quasi alla morte. Oltre agli 11 anni di carcere, a carico dell'imbianchino di Mirandola previsto anche un risarcimento provvisionale di 257mila euro.
L'orrore a Mirandola
Secondo l’accusa l’imbianchino da tempo abusava dell”amico”, un coetaneo che si trovava in difficoltà emotiva e in preda all’alcol. Bifulco gli aveva dato una casa e un lavoro. Vivevano assieme in un casolare lungo la Statale, in appartamenti divisi, e andavano a lavorare insieme nei cantieri in cui l'imbianchino era chiamato ad operare.
Una apparente normalità che nascondeva l’orrore: il giovane da due anni veniva regolarmente picchiato e seviziato, le botte e le torture erano all’ordine del giorno, le violenze e le prevaricazioni non terminavano mai, tanto che non era raro vedere l’uomo andare al lavoro dolorante e zoppicante assieme al principale. Sono stati accertati quindici accessi al Pronto Soccorso, per problemi più o meno gravi, senza che mai il ragazzo dicesse la verità- A un certo punto il rapporto era diventato di schiavitù: il criminale aveva posto l’uomo in uno stato tale di sudditanza psicologica che lo faceva lavorare senza dargli lo stipendio: centellinava i soldi per la spesa, i vestiti, l’alcol e le sigarette.
Cosa sia successo la notte del 3 settembre scorso non si sa. Si sa che è stato lo stesso aguzzino a portare la sua vittima in ospedale, in fin di vita. La vittima era letteralmente devastata per lo stupro che, secondo quanto si apprende, sarebbe avvenuto con un bastone metallico. Gli inquirenti temevano che non ce l’avrebbe fatta, che avrebbero dovuto lavorare solo su quelle bugie che il ragazzo aveva detto per difendere, ancora una volta, il suo aguzzino: “Mi ha aggredito uno sconosciuto in un parco a Ferrara”, aveva detto in ospedale.
Poi il coma. Tre interventi chirurgici per provare a rimetterlo in sesto. Al risveglio grazie all’infaticabile lavoro di sanitari, piscologi e poliziotti che hanno raccolto diverse testimonianze il mirandolese ha trovato il coraggio di denunciare la verità, anche se le lesioni le dovrà portare per tutta la vita.
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