Emergenza-urgenza, Castaldini (FI): “Cau, una diversa attuazione è possibile?”
La consigliera regionale e capogruppo Forza Italia Emilia-Romagna Valentina Castaldini interviene sulla riforma della dell'Emergenza-urgenza.
Questa la nota:
"Cau sì, Cau no. Di fronte a questo dibattito ho scelto di spostare la discussione su un altro binario: quello per comprendere se è possibile un’altra strada per attuare i nuovi centri di assistenza e urgenza previsti dalla riforma sanitaria dell’Emilia-Romagna là dove ad oggi i grandi presidi ospedalieri sono in affanno.
Sono partita dall’esempio di Bologna, che su tutto il territorio metropolitano nel 2022 ha avuto quasi 400mila accessi ai diversi Pronto soccorso. Più della metà in città.
Se il problema è decongestionare i grandi Pronto soccorso- nel 2022 per esempio gli accessi al Sant’Orsola sono stati 135.322, ben 104.115 all’Ospedale Maggiore, e 30.846 all’Istituto ortopedico Rizzoli – probabilmente la linea scelta della Giunta Bonaccini di iniziare dalla conversione delle diverse case della salute non è la strada da imboccare per andare al nodo della questione.
Non risponde all’esigenza madre: la crisi dei medici che questa regione si è trovata ad affrontare e gli accessi esponenziali ai Pronto soccorso. Per questo credo, e propongo, che bisogna avere una visione e basarci sui dati che fotografano la realtà con una soluzione immediata per quanti arrivano a quei pronto soccorso della città, e che possano dare un aiuto concreto e repentino al personale medico.
Perché, dunque, non concepire i nuovi centri di assistenza (Cau) accanto agli attuali pronto soccorso del Sant’Orsola, del Maggiore e dell’Istituto Rizzoli per intenderci, in uno spazio non distante dagli attuali ingressi, con ambulatori, medici di continuità assistenziale e infermieri che eseguano una sorta di “pre-triage” per chi arriva e trattare le urgenze ed abbassare il rischio della sottovalutazione dei diversi casi, facendo in modo che il Cau accanto agli attuali pronto soccorso della città siano una risorsa aggiuntiva e possano snellire l’ingorgo, pensando a cifre realistiche, fino al 25%.
Già i Cau così come li ha concepiti la Regione richiedono risorse economiche aggiuntive, porta costi e aumenti lavorare per filtrare la gestione e migliorare gli accessi ai pronto soccorso, così facendo si potrebbe sul lungo periodo rientrare economicamente delle spese che sono alte.
E questo di Bologna potrebbe essere un progetto pilota della Regione da applicare a tutti gli altri capoluoghi di provincia.
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