Addio ad Adele Tosatti, la sarta di Nonantola che aiutò a salvare gli ebrei di Villa Emma
Si è spenta a 99 anni, a Nonantola, Adele Tosatti, conosciuta da tutti come Dede: una donna semplice, ma protagonista di un gesto straordinario durante la Seconda guerra mondiale. Grazie al suo talento come sarta, contribuì in modo decisivo a salvare i ragazzi ebrei rifugiati a Villa Emma.
Tra settembre e ottobre del 1943, Dede, insieme ad altre donne del paese, realizzò circa quaranta cappotti identici. Dovevano servire come travestimento: i giovani ebrei, indossandoli, sarebbero sembrati studenti in gita, così da poter attraversare il confine verso la Svizzera e sfuggire alla persecuzione nazista.
Adele aveva imparato l’arte del cucito da Vanda Carafoli, maestra sarta che abitava all’angolo tra via Vittorio Veneto e via Mavora. Il marito, Silvio Bellinelli, gestiva con il fratello Enrico, detto Nito, la storica osteria della Fossa, conosciuta anche come “della Stazione”. Fu proprio la Carafoli a entrare per prima in contatto con gli ebrei della villa: ogni giovedì si recava lì per insegnare il cucito alle ragazze.
Dal laboratorio della maestra, situato sopra l’osteria, le apprendiste — tra cui Adele Tosatti, Nera Serafini, Dina Piccinini e Teresina Vaccari — osservavano spesso con curiosità i giovani ebrei che passavano per la strada. Intanto il padre di Adele, Quinto Tosatti, falegname come il fratello Gustavo, insegnava il mestiere ad alcuni di quei ragazzi nel laboratorio di famiglia, in via Vittorio Veneto, di fronte al Pallamaglio (oggi Vox). Lì, con l’aiuto di Girolamo Baraldi, i giovani imparavano a costruire piccole scale, appendiabiti e sgabelli.
Nell’autunno del 1943 arrivò il momento cruciale: le sarte di Nonantola confezionarono in una sola settimana (da domenica a domenica) la serie di cappotti che avrebbe protetto i fuggitivi. Quando il tessuto non bastava, venivano aggiunte maniche di lana e cuffie fatte a mano, per garantire a tutti un indumento caldo e uniforme.
La comunità di Nonantola ha accolto con profonda commozione e riconoscenza la notizia della morte di Adele Tosatti. La sua opera, compiuta in silenzio e senza mai cercare riconoscimenti, resta una delle pagine più luminose della solidarietà e del coraggio civile nati in quel piccolo paese emiliano.
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