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03 Agosto 2026
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Emilia-Romagna, firmato il nuovo Accordo integrativo per la medicina generale

Una sanità territoriale sempre più accessibile e integrata, con un’assistenza sanitaria migliore, più ampia, diffusa e organica. Il passaggio da un modello organizzativo individuale a uno organico, in cui diventa centrale il benessere delle e dei professionisti, garantito dalla forma di lavoro in équipe e supportato tecnicamente ed economicamente dalla Regione. Accessibilità agli studi medici da parte degli assistiti fino a 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì, grazie alle équipe delle Aggregazioni funzionali territoriali in qualunque sede si trovino. Percorsi clinici strutturati, con l’implementazione della presa in carico dei pazienti cronici ed équipe multiprofessionali per rispondere ai bisogni di salute complessi; forte impulso alla digitalizzazione e alla sburocratizzazione; formazione riconosciuta come parte integrante dell’attività professionale e diritto sostenuto dal sistema. E ancora, tutela dei diritti dei medici, con l'obiettivo di rendere il sistema di assistenza primaria e la carriera più sostenibile e conciliabile con la vita privata, nonostante il rapporto di lavoro di tipo libero professionale. Guarda a questi obiettivi, e segna un importante passaggio verso il loro raggiungimento, il nuovo Accordo integrativo regionale per la Medicina generale, siglato tra Regione Emilia-Romagna, Fimmg, Cisl e Fmt, presentato in conferenza stampa in Regione dal presidente, Michele de Pascale, e dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.

“Un accordo fortemente innovativo, che potrà diventare un punto di riferimento anche a livello nazionale - commentano de Pascale e Fabi -. Al termine di un percorso lungo e complesso, nel quale abbiamo sempre creduto e nel quale le stesse rappresentanze sindacali hanno espresso il massimo sforzo e impegno, possiamo dirci molto soddisfatti, perché l’assistenza sanitaria ai cittadini e alle cittadine della nostra regione, grazie a questo accordo, migliorerà. Vengono ridisegnate- aggiungono presidente e assessore- le fondamenta organizzative strutturali e operative del medico di assistenza primaria, che riveste un ruolo prezioso e insostituibile nel nostro servizio sanitario; viene promossa la condivisione di spazi, competenze e professionisti e rafforzata la condivisione di standard a livello regionale, per dare omogeneità a tutto il territorio regionale”.

“Sarà garantita - proseguono de Pascale e Fabi - una presa in carico multidisciplinare e integrata dei pazienti, anche grazie all’introduzione di equipe multiprofessionali che operano nelle Case della comunità. Le pazienti e i pazienti potranno avere accesso agli studi medici delle Aft fino a 12 ore al giorno, cinque giorni su sette, e viene implementata la presa in carico delle cronicità. Ma viene anche rafforzata, altro punto di cui siamo molto soddisfatti, la tutela dei professionisti, favorendone la conciliazione tra vita e lavoro e introducendo misure concrete per garantire diritti fondamentali come la genitorialità. Un accordo che non esitiamo a definire storico e che, ne siamo certi, migliorerà la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine e la gestione del lavoro da parte dei medici. Un ringraziamento sincero va a tutte le Organizzazioni sindacali coinvolte, con cui abbiamo svolto un lavoro complesso, lungo, anche impervio, ma sempre condotto con lo stesso obiettivo”.

L'accordo consolida il percorso di evoluzione del ruolo dei medici di assistenza primaria, inseriti in una rete professionale (Aft e Uccp) e fisica (Case della comunità) supportata da strumenti tecnologici e personale dedicato. Tra i punti cardine dell’intesa, che recepisce alcune novità introdotte dall’Accordo collettivo nazionale,  l’Istituzione delle Aggregazioni funzionali territoriali: pilastro obbligatorio in tutto il territorio regionale - con una popolazione di riferimento ottimale di 30mila assistiti - hanno compiti assistenziali e di governo clinico e operano come forme mono-professionali integrate nel sistema aziendale; in particolar modo attraverso le Unità complesse di cure primarie con sede previlegiata nelle Case della comunità, che diventano le sedi di riferimento delle Aft. Qui i medici garantiscono attività ambulatoriale continuativa (dalle ore 8 alle 20, dal lunedì al venerdì) rivolta a tutta la popolazione ad accesso diretto.

L’organizzazione

Vengono istituite le équipe di Aft: gruppi di medici che, in qualsiasi sede si trovino, garantiscono accessibilità agli studi dei medici da parte degli assistiti fino a 12 ore al giorno, per una maggiore continuità dell’assistenza. Viene potenziato il lavoro in équipe e il supporto tecnico amministrativo: è promosso il modello delle Unità complesse di cure primarie, forme organizzative multiprofessionali che operano in modo integrato all'interno delle Case della comunità o in altre strutture sanitarie. La loro funzione è quella di coordinare e integrare medici di assistenza primaria, pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti sanitari per rispondere ai bisogni di salute complessi. Previsto un fondo specifico per remunerare il personale di segreteria e infermieristico, per supportare l'attività clinica nelle Aft e l’integrazione funzionale con la rete dei servizi aziendali, allo scopo di favorire l’accessibilità - mediante l’attivazione degli ambulatori ad accesso diretto per le urgenze minori e l’integrazione con la centrale telefonica 116117 - e percorsi di presa in carico. Attenzione è posta a modelli dedicati per i professionisti che operino in aree disagiate, al fine di garantire prossimità ed equità di risposta nei diversi territori.

I Cau attivi presso le Case della comunità o presso altre strutture territoriali (diverse dai Dea-Dipartimenti di emergenza-urgenza accettazione) diventano “Ambulatori di Aft della medicina generale” mantenendo il medesimo assetto organizzativo e di tecnologie degli attuali Cau e assicurando una risposta per le prestazioni urgenti non differibili; conserveranno il nome di Cau quelli collocati presso i Dea, e continueranno a offrire gli stessi standard assistenziali.

Percorsi clinici strutturati

Il baricentro del modello organizzativo si sposta ulteriormente dall’erogazione di prestazioni alla gestione di percorsi clinici strutturati. In particolare, la riorganizzazione poggia su tre cardini: presa in carico della cronicità, appropriatezza prescrittiva e digitalizzazione. Viene implementato il Piano nazionale della cronicità attraverso la definizione di Piani di cura (e Patti di cura, con un approccio proattivo basato sull'analisi dei bisogni della popolazione (Population health management). Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, viene istituito un fondo specifico per incentivare l'uso di protocolli con indicazioni cliniche esplicite integrate nelle cartelle cliniche definite a livello regionale. L'obiettivo è supportare il medico nella scelta delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, riducendo le prescrizioni inappropriate e incrementando l’efficienza e l’efficacia complessiva del sistema. Viene infine introdotto l’obbligo di utilizzo della ricetta dematerializzata, del Fascicolo sanitario elettronico e dell’invio del patient summary, in linea con gli obiettivi del Pnrr.

Monitoraggio

L'accordo introduce un sistema di monitoraggio basato su indicatori condivisi e misurabili a livello regionale: gli indicatori di performance, processo ed esito, in linea con quanto previsto dall’Accordo collettivo nazionale, non saranno più riferiti solo al singolo medico ma all'intera Aft, nell’intento di ampliare il livello di garanzia degli standard di servizio e promuovere una modalità di lavoro integrata e di équipe. Oltre all’introduzione di alcuni indicatori di risultato, una parte del trattamento economico viene legato al raggiungimento dei target di salute e di appropriatezza definiti a livello regionale e aziendale.

Tutela dei diritti dei medici

Ulteriore elemento qualificante del nuovo accordo regionale è rappresentato dall’attenzione alla tutela dei diritti dei medici, con l'obiettivo di rendere il sistema di assistenza primaria e la carriera più sostenibile e conciliabile con la vita privata nonostante il rapporto di lavoro di tipo “libero professionale”. L'accordo introduce misure concrete per garantire che la genitorialità non gravi economicamente o organizzativamente eccessivamente sul singolo medico. In particolare, per quanto riguarda l’indennità di maternità e adozione, viene confermata l'integrazione regionale alle indennità previste dall'Accordo collettivo nazionale, per garantire una copertura economica dignitosa durante il periodo di astensione obbligatoria e facoltativa. Sostituzioni agevolate durante le assenze: il modello organizzativo basato sulle Aft gioca un ruolo chiave anche in questo ambito; in caso di maternità, l'organizzazione dell'Aft deve favorire la ricerca e l'inserimento di sostituti, e garantire la continuità dell’assistenza, riducendo l'onere burocratico per il medico in astensione; sulla flessibilità, l’accordo prevede la possibilità di modulare l'impegno orario o le modalità di partecipazione alle attività di Aft per favorire il rientro al lavoro o la gestione dei carichi familiari. Uno degli obiettivi dichiarati è raggiungere una migliore distribuzione dei carichi di lavoro, bilanciando le funzioni a quota oraria del Ruolo unico - organizzate in turni - e le funzioni fiduciarie esercitate nei confronti dei “propri” pazienti. L'integrazione funzionale tra medici a ciclo di scelta e medici a ciclo orario nelle Aft e nelle Case della comunità permette una turnistica più equilibrata. Centrale anche il rispetto dei riposi: sebbene il Mmg sia un convenzionato, l'accordo recepisce i principi della normativa europea sull'orario di lavoro per quanto riguarda l'attività oraria (es. nelle Case della comunità o Cau); viene esplicitato che l'organizzazione deve garantire il riposo obbligatorio dopo i turni, specialmente per chi svolge attività a quota oraria notturna o festiva. Sono inoltre istituite le figure del referente delle Aft e coordinatore dell’attività a quota oraria: hanno il compito di coordinare e sostenere le attività dei medici dell’Aft, oltre a vigilare sul benessere lavorativo, assicurando il confronto clinico e organizzativo per innovare e migliorare le competenze e le professionalità anche mediante un’equa distribuzione dei carichi di lavoro tra tutti i membri.

Formazione continua

Nel nuovo Accordo un ruolo fondamentale lo riveste la formazione, che non è più vista solo come un dovere, ma come un diritto sostenuto dal sistema: viene riconosciuta la formazione come parte integrante dell'attività professionale e i medici che partecipano a progetti regionali o aziendali (ad esempio gestione cronicità, nuovi Pdta) hanno diritto a percorsi formativi specifici erogati o finanziati dalle Ausl. L'organizzazione in Aft è pensata per permettere al medico di assentarsi per aggiornamento professionale senza che ciò comporti l'interruzione del servizio per gli assistiti, grazie alla copertura garantita dai colleghi dell'aggregazione. Infine, sono favoriti e riconosciuti anche momenti strutturati di confronto interprofessionale all’interno di Aft e Uccp.

Deburocratizzazione

Un risultato fondamentale per la qualità della vita lavorativa dei medici è l'impegno alla deburocratizzazione: viene istituito un tavolo permanente tra Organizzazioni sindacali e Regione, allo scopo di eliminare i carichi burocratici inutili che sottraggono tempo alla clinica e alla vita privata. Sul fronte degli obblighi prescrittivi specialistici, l’Accordo ribadisce che lo specialista deve prescrivere direttamente le prestazioni correlate alla sua visita, evitando che il cittadino torni dal Mmg solo per la trascrizione della “ricetta”.

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