Il coraggio del “No”: Concordia onora Benedino Ferrari e Angelo Pongiluppi
CONCORDIA SULLA SECCHIA — Un "No" pronunciato in uno dei momenti più bui della storia italiana, pagato a caro prezzo con la deportazione e il lavoro forzato, ma diventato oggi un simbolo indelebile di libertà e dignità. I cittadini concordiesi Benedino Ferrari e Angelo Pongiluppi sono stati insigniti alla memoria della Medaglia d’Onore, il riconoscimento istituzionale attribuito a chi, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, scelse di non piegarsi al nazifascismo.
La solenne cerimonia si è svolta domenica 20 settembre nella suggestiva cornice della chiesa di San Carlo a Modena. Le onorificenze sono state consegnate dalla Prefetta di Modena, Alessandra Triolo, ai familiari dei due eroi di Concordia: Oder Ferrari, figlio di Benedino, e Clara Pongiluppi, nipote di Angelo. All’evento ha presenziato anche la Sindaca di Concordia, Marika Menozzi, a testimonianza del profondo legame e dell'orgoglio dell'intera comunità locale.
Due storie di resistenza e dignità
Le vicende dei due concordiesi raccontano la fermezza di chi preferì la prigionia al compromesso morale:
Benedino Ferrari, caporale maggiore del 9° Reggimento Artiglieria, venne catturato subito dopo l’8 settembre 1943. Deportato in Germania e sottoposto a durissimi lavori forzati, riuscì a far ritorno in patria soltanto nell’estate del 1945.
Angelo Pongiluppi, Console della Milizia Forestale (grado equiparato a quello di Colonnello dell’Esercito), patì la deportazione tra la Polonia e la Germania, affrontando la dura realtà dell'internamento in diversi campi di concentramento.
Una memoria collettiva che guarda al futuro
L'evento si inserisce nel quadro delle celebrazioni per la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, istituita nel 2025 e ricorrente ogni 20 settembre. Durante la commemorazione modenese sono state consegnate in totale 58 Medaglie d’Onore ai parenti degli Internati Militari Italiani (IMI).
Le Medaglie rappresentano il doveroso e formale segno di riconoscenza della Repubblica Italiana verso uomini che, dimenticati per anni, sapnero difendere il proprio valore umano di fronte alla barbarie. Custodire la memoria di Ferrari, Pongiluppi e di tutti gli IMI significa oggi consegnare alle nuove generazioni un patrimonio etico fondamentale, ricordando quanto siano preziose le scelte compiute in nome della pace, della democrazia e dei diritti umani.
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