Attentato terroristico del 16 maggio, il Comune di Modena si costituirà parte civile
MODENA – Il Comune di Modena si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che nascerà dall’attentato terroristico del 16 maggio scorso, quando Salim El Koudri lanciò la propria auto contro le persone che si trovavano nel centro storico della città.
A ribadirlo è stato il sindaco Massimo Mezzetti, rispondendo in Consiglio comunale a un’interrogazione del consigliere della Lega Giovanni Bertoldi.
Una decisione già annunciata nei giorni immediatamente successivi all’attentato e che oggi assume un peso ancora maggiore dopo la morte di Monica Esposito, 55 anni, deceduta il 22 luglio per le gravissime ferite riportate quel pomeriggio.
L’attentato del 16 maggio e le conseguenze
Era il pomeriggio del 16 maggio quando El Koudri, 31 anni, alla guida di un’auto, piombò sui passanti lungo via Emilia Centro, travolgendo diverse persone. Una volta fermata la vettura, tentò poi di aggredire altre persone con un coltello, prima di essere bloccato.
Il bilancio fu pesantissimo: otto persone ferite, quattro in modo grave, con conseguenze permanenti per alcune delle vittime. Due donne hanno subito amputazioni.
Per oltre due mesi Monica Esposito ha lottato per sopravvivere. Ricoverata inizialmente all’ospedale Maggiore di Bologna e successivamente trasferita a Baggiovara, è morta il 22 luglio.
La sua morte ha aggravato ulteriormente la posizione giudiziaria di El Koudri.
Nel frattempo è proseguita anche la valutazione delle sue condizioni psichiche. È stata disposta una perizia per stabilire se fosse capace di intendere e di volere al momento dell’attentato e quale fosse la sua capacità di partecipare al procedimento.
Resta dunque aperto il percorso giudiziario, mentre sul piano umano le conseguenze di quel 16 maggio continuano a pesare sulle vittime, sui loro familiari e sull’intera città.
«Il Comune si schiera accanto alle vittime»
È in questo quadro che Mezzetti ha confermato la decisione dell’Amministrazione di costituirsi parte civile.
«Nell’occasione della Festa della nostra Polizia locale, che si è tenuta a pochi giorni da quel tragico fatto, avevo riferito ai giornalisti questa nostra intenzione e la riconfermo anche in questa risposta nella sala del Consiglio comunale», ha detto il sindaco.
Mezzetti ha richiamato il precedente della costituzione di parte civile del Comune nel procedimento per la morte di Antonietta Berselli.
«Così agiremo verso chi ha utilizzato la propria auto come un veicolo di morte», ha spiegato.
Il sindaco ha quindi ricordato come, nelle settimane immediatamente successive al 16 maggio, il quadro fosse già drammatico, ma non ancora definitivo.
«Per poco più di due mesi l’attentato compiuto da El Koudri aveva determinato ferite gravissime e in molti casi irreversibili a diverse persone, ma il 22 luglio siamo stati raggiunti dalla tragica notizia della morte di Monica Esposito. Un fatto, questo, che aggrava dal punto di vista giuridico la posizione di El Koudri e che non può che rendere ancora più convinta la nostra decisione in vista di un futuro dibattimento».
«Il 16 maggio è stato uno spartiacque»
Per Mezzetti la costituzione di parte civile ha due significati.
Da una parte c’è la tutela dell’immagine della città, colpita da un episodio di eccezionale gravità. Dall’altra c’è soprattutto la volontà di manifestare concretamente vicinanza alle vittime e alle loro famiglie.
«C’è la tutela dell’immagine della città che da queste azioni criminali e omicide viene sicuramente danneggiata – ha spiegato – ma c’è soprattutto la vicinanza e la solidarietà che, anche con queste azioni, noi desideriamo mostrare alle famiglie colpite da lutti così dolorosi che cambiano in pochi minuti la propria esistenza».
Quindi il senso politico e istituzionale della scelta: «È un messaggio che vuole rappresentare un forte senso di comunità: il Comune come espressione di tutta la cittadinanza si schiera accanto alle vittime e chiede giustizia».
Mezzetti ha ribadito anche che quanto accaduto il 16 maggio non è stato dimenticato e che quella giornata ha rappresentato «uno spartiacque nella vita della città».
Oltre 70mila euro raccolti per le vittime
Accanto al percorso giudiziario, in questi mesi si è sviluppato quello della solidarietà.
Subito dopo l’attentato il Comune ha favorito l’intervento della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, che ha consentito di garantire rapidamente un primo sostegno economico alle persone coinvolte.
Parallelamente è stata avviata una raccolta fondi comunale che ha già superato i 70mila euro, grazie alle donazioni di cittadini e imprese del territorio.
L’Amministrazione ha inoltre annunciato l’intenzione di integrare quella cifra con proprie risorse.
Ora si pone il problema di decidere come distribuirle.
Ed è qui che arriva la novità annunciata da Mezzetti: i criteri non saranno decisi soltanto dalla Giunta, ma verranno affidati a un regolamento da sottoporre all’intero Consiglio comunale.
«Abbiamo pensato che il modo migliore per decidere come utilizzare questa cifra, frutto della generosità di tante persone e di molte aziende del tessuto produttivo del territorio, fosse quello di fissarne i criteri in un Regolamento da sottoporre alla discussione e al voto del Consiglio comunale, affinché questa diventi una decisione di tutta la città».
I capigruppo sono già stati informati della proposta.
Per Mezzetti, scegliere insieme la destinazione delle somme avrebbe anche un significato civico più ampio, soprattutto «in una dimensione pubblica sempre più polarizzata».
Bertoldi: «L’unità delle istituzioni è un segno di serietà»
Nella replica, Giovanni Bertoldi ha sottolineato come «l’unità di intenti di fronte a situazioni drammatiche sia un segno di serietà delle istituzioni».
Il consigliere della Lega ha ringraziato cittadini e aziende per la raccolta fondi e il Comune per la vicinanza alle vittime.
Bertoldi ha indicato come priorità la vicinanza a chi ha subito le conseguenze dell’attentato e la prevenzione di eventuali episodi futuri.
La costituzione di parte civile, ha osservato, non avrebbe soltanto una funzione legata all’eventuale risarcimento, ma permetterebbe anche al Comune di seguire direttamente il procedimento e acquisire elementi utili «per mettere ancora più in sicurezza la nostra città».
A oltre quattro mesi dall’attentato terroristico del 16 maggio, dunque, la ferita resta aperta: per le persone che ne portano ancora le conseguenze, per la famiglia di Monica Esposito e per una città che ora si prepara a entrare, attraverso il proprio Comune, anche nel futuro processo.
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