Aimag, obiettivo tornare attrattivi per i giovani: scuole, tirocini e nuove competenze
Dopo anni difficili, AIMAG prova a cambiare narrazione anche sul mercato del lavoro. Non più soltanto l’azienda attraversata da tensioni finanziarie, governance incerta, ipotesi di privatizzazione e preoccupazioni sul futuro. Ma un gruppo che torna a presentarsi come luogo di competenze, formazione, stabilità e prospettive. Anche per i giovani.
È uno dei passaggi emersi dalla conferenza stampa di bilancio del triennio, durante la quale la presidente Paola Ruggiero ha dedicato ampio spazio alle lavoratrici e ai lavoratori del gruppo. Il punto di partenza è stato il rapporto di fiducia ricostruito all’interno dell’azienda. Ma dentro quel ragionamento c’è anche un tema più ampio: la capacità di AIMAG di trattenere le competenze già presenti e di tornare attrattiva per chi si affaccia al mondo del lavoro.
Non era scontato. Quando il nuovo corso si è insediato, AIMAG viveva una fase di forte incertezza. E in un’azienda tecnica, dove le competenze hanno valore anche per i competitor, l’incertezza può trasformarsi in turnover. Chi ha esperienza su reti, impianti, ciclo idrico, ambiente, energia, sportelli, gestione clienti e procedure industriali può diventare facilmente interessante per altri operatori.
Ruggiero lo ha detto chiaramente: AIMAG è un bel curriculum da presentare. Le competenze tecniche del gruppo sono conosciute e riconosciute anche fuori dall’azienda. Nei momenti di dubbio, quindi, il rischio era che lavoratrici e lavoratori qualificati scegliessero altre strade.
Per questo il primo lavoro è stato interno: ricostruire fiducia. La presidente ha parlato di un “trasferimento di fiducia” reciproco tra dipendenti e management. I lavoratori hanno dato fiducia al nuovo corso, e quella fiducia ha dato coraggio alla dirigenza. Non un dettaglio emotivo, ma un fattore industriale: senza persone motivate, competenti e disposte a restare, nessun piano di risanamento può davvero reggere.
Da qui la scelta di rimettere mano alla funzione risorse umane. AIMAG, ha spiegato Ruggiero, non poteva più limitarsi ad avere un grande ufficio di amministrazione del personale. Serviva una funzione capace di accompagnare la complessità di un gruppo con più contratti nazionali applicati, centinaia di dipendenti, una media d’età attorno ai 40 anni e professionalità molto diverse tra loro.
La formazione è diventata uno dei pilastri. Non solo formazione tecnica, indispensabile in una multiutility che gestisce acqua, rifiuti, energia, impianti e reti. Ma anche formazione manageriale, organizzativa e trasversale. Il ragionamento è semplice: per restare attrattiva, un’azienda deve offrire crescita. Non basta garantire un posto. Bisogna offrire competenze spendibili, percorsi, strumenti e possibilità di evoluzione.
Dentro questo quadro entra anche il tema dell’intelligenza artificiale. Ruggiero ha spiegato che AIMAG si sta interrogando su come affrontare questa trasformazione, con l’obiettivo di dare ai dipendenti la possibilità di essere al passo con le nuove modalità di lavoro. È un passaggio importante, soprattutto per i giovani: chi entra oggi in azienda guarda anche alla capacità di innovare, non solo alla solidità del datore di lavoro.
Poi c’è il welfare. Smart working, equilibrio vita-lavoro, orari di sportello, benessere organizzativo, mensa, formazione, maternità, strumenti di valorizzazione degli obiettivi. Sono temi che fino a qualche anno fa potevano sembrare secondari rispetto al salario. Oggi, invece, pesano nella scelta di un’azienda almeno quanto la retribuzione, soprattutto per i profili più qualificati.
Il management lo ha riconosciuto apertamente. Oggi non sono più soltanto le aziende a pubblicare una posizione e ad aspettare che arrivino candidati. Sono le persone a confrontare le aziende. Guardano i bilanci, la reputazione, il welfare, la possibilità di carriera, lo smart working, l’ambiente interno, la stabilità e la qualità delle relazioni.
Da questo punto di vista, il cambio di narrazione aiuta. Un giovane laureato o un tecnico che si avvicina ad AIMAG oggi trova un gruppo che presenta numeri in miglioramento, investimenti in crescita, un piano industriale, cantieri, prospettive e una struttura organizzativa più solida. Non è più soltanto l’azienda delle polemiche sulla governance. È un soggetto che prova a raccontarsi come infrastruttura industriale del territorio.
Il rapporto con le scuole diventa allora strategico. Ruggiero ha sottolineato la soddisfazione per l’interesse dei tirocinanti e dei giovani che scelgono AIMAG rispetto ad altre realtà del territorio. La percezione, secondo il management, è che oggi il gruppo trasmetta più vitalità e possa arricchire il curriculum di chi entra per un’esperienza formativa.
È un segnale da non sottovalutare. In un territorio che fatica, come molti altri, a trattenere giovani competenze tecniche, AIMAG può tornare a essere un presidio professionale importante. Non solo perché offre lavoro, ma perché lavora su settori essenziali: acqua, ambiente, energia, reti, sostenibilità, transizione ecologica.
La sfida, ora, è rendere stabile questa attrattività. Perché trattenere e attrarre giovani non significa solo aprire tirocini o pubblicare offerte di lavoro. Significa costruire un’identità aziendale credibile, capace di parlare a chi cerca un impiego ma anche un percorso. Significa far percepire che dentro AIMAG si può crescere, imparare, contribuire a servizi essenziali e lavorare per il territorio.
Il risanamento, quindi, non passa solo dai conti. Passa anche da qui: dalla capacità di trasformare AIMAG in un’azienda in cui le persone vogliono restare e in cui i giovani possano immaginare il proprio futuro professionale.
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