Aimag, verso l’assemblea del 25 giugno: si apre lo scontro sulla riconferma di Paola Ruggiero
Il bilancio del triennio AIMAG si chiude con numeri che il Consiglio di Amministrazione uscente rivendica come positivi, ma la partita sulla futura governance si apre in un clima tutt’altro che pacificato. L’assemblea dei soci è fissata per il 25 giugno e sarà chiamata a formalizzare il rinnovo degli organi societari, in una fase delicata per la multiutility del territorio.
Al centro del dibattito c’è l’ipotesi di una ricandidatura di Paola Ruggiero alla presidenza del Consiglio di Amministrazione. Una prospettiva che, dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, ha già acceso lo scontro politico. A prendere posizione sono stati, da fronti diversi, il sindaco di Cavezzo Stefano Venturini, esponente di Fratelli d’Italia, e il Partito Democratico di Mirandola, forza di centrosinistra.
Il paradosso politico è evidente: la governance uscente arriva al rinnovo rivendicando un triennio di risanamento e consolidamento, con il ritorno dei dividendi e un miglioramento dei principali indicatori economico-finanziari. Ma proprio quei risultati, anziché chiudere la discussione, riaprono il confronto sul percorso seguito negli anni scorsi e sulla proposta di integrazione con Hera, poi travolta dai rilievi della Corte dei conti.
Venturini: “Serve una fase nuova, con figure nuove”
Per Venturini, la questione non è personale né riguarda la gestione ordinaria dell’azienda. Il nodo, sostiene il sindaco di Cavezzo, è politico. Ruggiero, nella sua lettura, è stata la presidente che ha guidato AIMAG nella stagione culminata con la proposta di integrazione con Hera: un’operazione che avrebbe inciso profondamente sugli assetti della società e che è stata poi fermata dai rilievi della magistratura contabile.
«La sua riproposizione rappresenterebbe un segnale sbagliato nei confronti dei cittadini che oggi chiedono trasparenza, chiarezza e garanzie sul futuro dell’azienda», afferma Venturini. Il sindaco ricorda inoltre che l’attuale fase nasce dopo la rottura del precedente Patto di Sindacato e dopo una stagione che ha diviso profondamente i Comuni soci.
Secondo Venturini, proprio l’avvio di un nuovo Patto di Sindacato e il rinnovo degli organi societari dovrebbero segnare una discontinuità netta. «Il nuovo corso deve necessariamente essere rappresentato da figure nuove», sostiene il sindaco, che chiede un Consiglio di Amministrazione composto da profili esterni, autorevoli e indipendenti, capaci di garantire terzietà rispetto alle scelte del passato.
Il ruolo di Righi, nuovo presidente del Patto di Sindacato
Nel frattempo, il nuovo Patto di Sindacato ha già individuato una figura di raccordo: Riccardo Righi, sindaco di Carpi, è stato nominato presidente della Direzione del Patto, con il compito di coordinare i lavori e favorire la collaborazione tra le amministrazioni aderenti. Un ruolo politicamente non secondario, perché proprio il Patto sarà la sede in cui i Comuni soci dovranno cercare una sintesi sulla nuova governance.
Resta da capire quale sarà, su questo terreno, la linea effettiva di Righi. Il sindaco di Carpi non ha formalmente indicato se intenda sostenere il bis di Paola Ruggiero o se ritenga più opportuno lavorare a un nome nuovo. Ed è proprio qui che si misura il peso politico della sua presidenza: limitarsi ad accompagnare una soluzione di continuità, confermando la presidente uscente nonostante le polemiche, oppure provare a costruire una candidatura diversa, capace di segnare una cesura rispetto alla stagione Hera e di ricomporre un fronte dei soci ancora attraversato da diffidenze.
Il punto è delicato anche perché Righi arriva a questa fase con un profilo diverso rispetto al suo predecessore Alberto Bellelli. Non si è schierato contro l’operazione Hera-AIMAG: al contrario, nel 2025 ha sostenuto l’accordo insieme ad altri amministratori, presentandolo come una scelta legata alla necessità di garantire una prospettiva industriale alla società. Oggi però, da presidente del Patto, il suo compito appare diverso: non rilanciare lo schema della contrapposizione, ma verificare se esistano le condizioni per una governance percepita come autonoma, credibile e condivisa.
Per questo la scelta su Ruggiero diventa anche un test politico per Righi. Se il Patto dovesse orientarsi verso la riconferma, il segnale sarebbe quello della continuità gestionale, sostenuta dai risultati rivendicati dal CdA uscente. Se invece dovesse emergere un nome nuovo, la lettura sarebbe opposta: una discontinuità politica dopo la frattura prodotta dal dossier Hera, senza necessariamente negare i risultati economici raggiunti dall’azienda. In entrambi i casi, il sindaco di Carpi non potrà restare soltanto arbitro della partita: la sintesi che uscirà dal Patto dirà molto anche sulla sua leadership nella nuova fase AIMAG.
Il Pd di Mirandola: “Prima AIMAG era spacciata, oggi è solida?”
A contestare la ricostruzione del CdA uscente interviene anche il Partito Democratico di Mirandola. In una nota, il Circolo “David Maria Sassoli” rivendica la posizione tenuta nei mesi scorsi sulla multiutility e mette in evidenza quella che considera una contraddizione tra il quadro descritto un anno fa e quello rivendicato oggi.
Secondo il Pd mirandolese, AIMAG veniva allora presentata come una società in difficoltà, senza prospettive autonome e bisognosa della cessione del controllo ad Hera. Oggi, osservano i dem, gli stessi vertici parlano invece di un gruppo solido, con margine operativo lordo ai massimi, debito in calo e dividendi tornati a disposizione dei soci.
«I consiglieri del PD di Mirandola non hanno mai avuto dubbi, ed è agli atti, che AIMAG fosse una società in via di guarigione dopo un paio d’anni burrascosi», scrive il partito, rivendicando di aver contribuito a “disinnescare” quello che definisce «un assurdo progetto di cessione del controllo senza reale corrispettivo».
La polemica investe direttamente anche la presidente Ruggiero. Il Pd ricorda che la presidente siede nel Consiglio di Amministrazione dal 2020 e sostiene che le criticità oggi indicate come superate siano maturate anche durante il suo mandato. Per questo, secondo i democratici mirandolesi, il “triennio dei record” non può essere raccontato separandolo dalla stagione in cui veniva sostenuta la necessità dell’operazione con Hera.
Il comunicato del Pd chiama in causa anche l’amministrazione comunale di Mirandola e la sindaca Letizia Budri. I dem accusano la giunta di essere passata dalla fase in cui si sosteneva la necessità di procedere rapidamente con la cessione ad Hera a una sostanziale assenza di iniziativa politica sul futuro della partecipata.
La ferita politica della cessione ad Hera
La vicenda AIMAG-Hera continua dunque a pesare sul rinnovo della governance. Quella operazione, prima sostenuta da una parte consistente dei soci pubblici e poi bloccata dopo i rilievi della Corte dei conti, aveva prodotto fratture trasversali: non solo tra centrodestra e centrosinistra, ma anche dentro gli stessi schieramenti.
In particolare il Pd, sulla cessione ad Hera, si era diviso tra amministratori favorevoli all’accordo e settori territoriali contrari alla perdita del controllo pubblico. Una divisione che oggi riemerge, seppure in forme diverse, nel giudizio sulla possibile riconferma della presidente uscente.
Ora la discussione si sposta dal passato al futuro. Per i sostenitori della continuità, i risultati del triennio dimostrano che la gestione ha saputo rimettere AIMAG in carreggiata dopo anni difficili. Per i critici, invece, proprio il passaggio dall’allarme sulla sopravvivenza dell’azienda alla celebrazione dei risultati attuali rende necessario un cambio di guida, per aprire una fase nuova e ricostruire piena fiducia tra Comuni soci, cittadini e territori.
Il 25 giugno, quindi, non sarà soltanto una scadenza societaria. Sarà il primo vero banco di prova politico del nuovo assetto dei soci dopo la stagione Hera. Sul tavolo non c’è solo il nome della presidente, ma la direzione che AIMAG dovrà prendere nei prossimi anni: continuità gestionale o discontinuità politica, valorizzazione dei risultati raggiunti o cambio di passo dopo una vicenda che ha lasciato ferite ancora aperte.
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