Caso Hijazi a scuola, centrodestra all’attacco: “Basta indottrinamento nelle aule”
MODENA - Si allarga il fronte delle reazioni politiche dopo la polemica sull’incontro con quasi 200 bambini e bambine delle scuole modenesi al quale hanno partecipato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, il giornalista palestinese di Al Jazeera Wael Al-Dahdouh e il suo accompagnatore Sulaiman Hijazi, indagato nell’inchiesta genovese per presunto sostegno a Hamas.
Dopo l’intervento del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e l’avvio degli accertamenti da parte dell’Ufficio scolastico regionale, arrivano nuove prese di posizione dal centrodestra modenese e regionale.
“La scuola non può e non deve prestarsi ad alcuna forma di indottrinamento. È un principio elementare. Le aule scolastiche devono essere luoghi di istruzione, crescita, libertà e confronto, non palcoscenici per iniziative ideologiche, propagandistiche e che danno parola a persone indagate perché vicine ad associazioni terroristiche”, dichiara Antonio Platis, vice coordinatore regionale di Forza Italia Emilia-Romagna.
Per Platis, “il punto non è negare il dramma dei bambini o dei civili coinvolti nei conflitti, né impedire che la scuola educhi alla pace”. Il punto, aggiunge, “è che la pace non si insegna mettendo i bambini dentro slogan politici, né affidando la cattedra a figure controverse su temi così delicati. Tanto più quando c’entra Hamas, che l’Unione Europea definisce senza mezzi termini gruppo terroristico. Il tutto aggravato dalla presenza del sindaco che legittima così un’iniziativa tanto fuori luogo quanto inquietante”. “Le istituzioni coinvolte – conclude Platis – devono chiarire”.
Critica anche Daniela Dondi, deputata modenese di Fratelli d’Italia: “La scuola deve rimanere un luogo di crescita, di inclusione e di serena formazione, non un palcoscenico per la propaganda o la strumentalizzazione politica, specialmente quando si parla di bambini in tenera età”. Dondi parla di un’iniziativa che avrebbe coinvolto bambini di cinque scuole elementari e una scuola dell’infanzia di Modena, promossa dal Movimento Cooperazione Educativa, alla presenza di Sulaiman Hijazi.
“È sacrosanto e fondamentale fare formazione e accompagnare i nostri ragazzi nei percorsi didattici – prosegue Dondi – ci mancherebbe altro. Tuttavia, ogni iniziativa deve sempre essere rigorosamente adeguata all’età degli alunni, rispettando i loro tempi e la loro sensibilità, senza forzature ideologiche. I bambini non possono e non devono diventare uno strumento per battaglie politiche”. Secondo la deputata di FdI, “chi ha permesso che accadesse ciò farebbe bene a fare un profondo mea culpa: difendere la neutralità educativa della scuola significa tutelare il futuro e la serenità dei nostri figli”.
Sulla stessa linea anche la Lega Modena, con una nota firmata dal capogruppo in Consiglio comunale Giovanni Bertoldi e dalla segretaria cittadina Caterina Bedostri. Per la Lega, l’incontro tra una delegazione di bambini delle scuole primarie modenesi, il sindaco Mezzetti ed esponenti palestinesi è stato “del tutto inopportuno”. Il partito richiama le reazioni politiche e istituzionali già arrivate sulla vicenda, citando anche il Ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e la senatrice leghista Elena Murelli.
Nel comunicato, la Lega sostiene che i due esponenti incontrati siano “per motivi diversi sotto la lente di ingrandimento dell’intelligence di mezzo mondo, per presunti collegamenti con Hamas e comunque con la parte più estremista del mondo palestinese”. In particolare, il partito ricorda la propria contrarietà, espressa già lo scorso anno, alla proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Wael Al-Dahdouh. Su Sulaiman Hijazi, invece, la Lega afferma che sia “indagato per attività legate al terrorismo o all’eversione dell’ordine democratico”.
“Da parte delle istituzioni cittadine – scrivono Bertoldi e Bedostri – è dovuta molta più prudenza nell’esporsi su temi delicati e di cui non si comprendono bene le dinamiche e gli effetti”. E soprattutto, concludono, “è assolutamente necessario che i nostri bambini piccoli siano tenuti fuori da ogni forma di strumentalizzazione e di indottrinamento politico”.
Il sindaco Mezzetti, nella lettera inviata a Il Giornale e alla stampa, aveva già chiarito di non conoscere l’identità dell’accompagnatore del giornalista palestinese né la sua posizione giudiziaria, appresa – ha spiegato – solo dopo la pubblicazione dell’articolo. Il primo cittadino ha inoltre sostenuto che, durante la sua presenza all’incontro, non si sarebbe mai parlato del conflitto israelo-palestinese e non sarebbe stato intonato alcuno slogan politico. Se ciò fosse accaduto dopo la sua uscita, Mezzetti lo ha definito “assolutamente inopportuno”.
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