Apertura anticipata delle scuole primarie, Pd: “E’ ora di una riflessione nazionale sul calendario scolastico”
“Siamo orgogliose che ben due territori nella nostra provincia, ovvero la città e l’Unione delle Terre d’Argine, abbiano aderito al progetto regionale ‘La scuola riparte insieme’, e il boom delle richieste dimostra un bisogno concreto delle famiglie ed è dunque arrivata l'ora di una reale e immediata riflessione nazionale sul calendario scolastico”.
Lo dichiarano Federica Di Padova, responsabile Scuola del Partito Democratico provinciale, Fabia Giordano, responsabile Scuola del Pd città di Modena e Giovanni Maestri, coordinatore Pd Terre d’Argine, commentando la misura regionale, alla quale il Comune di Modena e l’Unione delle Terre d’Argine hanno aderito, scuole aperte le prime due settimane di settembre e propone una discussione sulla necessità di modificare il calendario scolastico.
“I numeri delle richieste confermano l'importanza dell'iniziativa, e soprattutto che il bisogno delle famiglie, nella conciliazione vita e lavoro, è urgente, così come garantire giornate educative e di socialità di qualità per tutti i bambini e le bambine, accendendo i riflettori anche sulle disuguaglianze che l'estate si porta dietro: ragioni socioeconomiche e ferie estive non sono uguali per tutte le famiglie. A fianco di bambini e bambine che hanno tanti stimoli e possibilità, ci sono altre e altri che rischiano di restare a casa col caldo, magari davanti ad uno smartphone già dalla tenera età, col rischio che la povertà educativa si amplifichi ulteriormente. I Comuni fanno tanto su questo fronte, basti pensare ai voucher per le famiglie, ma davanti a una crisi demografica senza precedenti questo è un tema che la politica deve considerare una priorità. Rivedere il calendario scolastico è certamente un tema delicato, che richiede un grande coraggio da parte della politica, così come la capacità di dialogare con le forze sociali e con bisogni e interessi differenti. In Italia, però, l’organizzazione ha delle particolarità quasi uniche in Europa: chiusura delle attività didattiche per bambini, bambine e adolescenti per circa tre mesi (che, è bene ricordarlo, non si traduce affatto in altrettanti mesi di ferie per il personale scolastico). Un calendario fermo a una visione della famiglia in cui le madri non lavoravano e i padri avevano le ‘ferie d'agosto’; o a quando c'erano i nonni (che oggi spesso lavorano ancora, o sono in un’altra Regione o Paese, e ai quali spesso cui non si può chiedere un aiuto quotidiano), gli zii le zie e una rete che oggi è sempre più sfilacciata. Serve una riflessione che metta al centro i bisogni dei bambini e delle bambine, quelli delle famiglie così come del personale scolastico e che sia costruita insieme a tutti loro.
Servono più aiuti economici per i centri estivi, perché anche su questo versante la disuguaglianza sociale, economica, territoriale è il tema cruciale, occorre continuare a investire nei progetti per le aperture estive come accade a Modena, nelle Terre d’Argine e in Regione Emilia-Romagna, valorizzando la scuola come luogo di socialità, inclusione e benessere, in modo che la sperimentazione di quest'anno si ampli con nuovi fondi, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, e nuove proposte didattiche che,per meglio differenziare la proposta, includano anche i pomeriggi. A una società che cambia, con nuove articolazioni e bisogni, deve corrispondere una scuola capace di adattarsi e cambiare a propria volta. Per farlo, però, occorre che la politica ci creda, e dia gambe al cambiamento: non solo in Emilia-Romagna, ma anche a Roma”.
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