Mirandola, 400 interventi in dieci mesi: chi sono i vigili del fuoco volontari, che ci soccorrono nel loro tempo libero
Di Antonella Cardone
MIRANDOLA – È sabato pomeriggio, 31 ottobre. C'è chi si gode il fine settimana, chi accompagna i figli a fare sport, chi si concede qualche ora di riposo dopo una settimana di lavoro. E poi ci sono loro, i vigili del fuoco volontari di Mirandola, che trascorrono il sabato tra automobili incidentate, lamiere da tagliare e manichini da estrarre dagli abitacoli. Non è il loro mestiere, almeno non quello con cui si guadagnano da vivere. Durante la settimana fanno altro, hanno un lavoro, una famiglia, impegni e responsabilità come tutti. Ma quando c'è bisogno di soccorso indossano la divisa e si mettono a disposizione della collettività. Anche di notte, anche la domenica, anche nei giorni di festa. E quando non sono impegnati in un'emergenza, dedicano una parte del loro tempo a prepararsi per la prossima. Perché non si può sapere quando arriverà una chiamata, né quale situazione si troveranno davanti.
Siamo andati a conoscerli nel distaccamento di via Caduti di Nassiriya, dove sabato si è svolta una giornata di formazione dedicata agli incidenti stradali, organizzata nell'ambito delle attività del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Modena. Nel piazzale sono state sistemate alcune automobili per simulare diverse situazioni di emergenza: una vettura ribaltata su un fianco, un'altra tornata sulle ruote dopo un capottamento, altre ancora utilizzate per ricostruire un tamponamento a catena. Attorno ai veicoli lavorano i volontari, guidati dagli istruttori, tra sostegni per stabilizzare le carrozzerie, attrezzature idrauliche e strumenti per tagliare le lamiere. All'interno delle auto ci sono manichini che rappresentano persone ferite, intrappolate nell'abitacolo. Non c'è nulla di improvvisato: ogni movimento segue una procedura, ogni operazione ha una sua ragione e soprattutto ogni errore, in un incidente vero, potrebbe avere conseguenze molto gravi.
A spiegarci quello che sta accadendo è Gaetano Macrì, capo del distaccamento dei vigili del fuoco volontari di Mirandola. «La prima cosa da fare è mettere in sicurezza lo scenario», racconta, indicando una delle vetture ribaltate. «Queste attrezzature servono a stabilizzarla, a evitare che possa muoversi e provocare ulteriori traumi alle persone ferite, ma anche a garantire la sicurezza di chi interviene». È un aspetto del soccorso stradale che spesso sfugge a chi osserva un incidente dall'esterno. Siamo abituati a vedere arrivare ambulanze, pattuglie delle forze dell'ordine e mezzi dei vigili del fuoco, ma non sempre sappiamo distinguere le rispettive competenze. Se un automobilista rimane incastrato nell'abitacolo, il personale sanitario deve poterlo raggiungere e assistere in condizioni di sicurezza. Per questo i vigili del fuoco stabilizzano il veicolo, aprono eventualmente un varco tra le lamiere e collaborano alle operazioni necessarie per liberare la persona ferita. «Ogni incidente è diverso dall'altro», prosegue Macrì. «Possiamo trovare macchine finite in un canale, ribaltate su un fianco oppure completamente capovolte. Gli scenari non sono mai uguali e dobbiamo essere preparati ad affrontarli tutti».
Osservandoli al lavoro si comprende quanto questa preparazione sia complessa. Uno degli uomini utilizza una sega a batteria, chiamata comunemente gattuccio, per tagliare una parte della carrozzeria. Poco distante ci sono il divaricatore idraulico, che permette di allargare le lamiere deformate, e altre attrezzature necessarie per creare uno spazio attraverso il quale raggiungere chi è rimasto intrappolato. Ogni squadra ordinaria di intervento è composta da cinque persone: un autista, un caposquadra e tre vigili. Ognuno ha un ruolo preciso e deve saper lavorare in coordinamento con gli altri, perché non basta conoscere il funzionamento di uno strumento: bisogna saperlo utilizzare nel momento giusto, senza mettere in pericolo il ferito o i colleghi. Le esercitazioni servono proprio a questo, a trasformare le conoscenze in gesti sicuri, da ripetere anche quando la situazione è difficile e il tempo sembra non bastare mai.
Quello di sabato, peraltro, non è un appuntamento straordinario. I vigili del fuoco volontari hanno l'obbligo di svolgere almeno cinque ore di addestramento ogni mese, secondo un programma concordato con il Comando provinciale. «Se non siamo in regola con la formazione, non possiamo prestare soccorso tecnico», spiega Macrì. L'esercitazione sugli incidenti stradali era già stata effettuata tra gennaio e febbraio e viene ripetuta proprio per mantenere aggiornate le competenze. Tra i componenti del distaccamento ci sono anche persone che lavorano professionalmente nei servizi di emergenza sanitaria, al 118 e al 112, e che possono mettere la propria esperienza a disposizione dei colleghi durante le attività formative. È un patrimonio di conoscenze che cresce attraverso il confronto e la pratica, ma che richiede, ancora una volta, tempo. Tempo sottratto a tutto il resto della vita.
E di tempo questi volontari ne dedicano davvero molto. Nel 2025 il distaccamento di Mirandola ha effettuato 435 interventi; nei primi dieci mesi del 2026 è già arrivato a sfiorare quota 400. Significa più di un intervento al giorno, in media, senza considerare le ore di addestramento e quelle trascorse a garantire la disponibilità per le emergenze. Le richieste sono delle più diverse. Ci sono gli incidenti stradali, naturalmente, ma anche gli incendi nelle abitazioni, nelle aziende e nelle campagne, gli interventi per i danni provocati dal maltempo, gli alberi pericolanti, le situazioni che richiedono di mettere in sicurezza edifici o altri luoghi. Macrì ricorda, in particolare, gli incendi che hanno interessato il territorio di Finale Emilia durante l'estate, con un'emergenza che ha richiesto un impegno prolungato per oltre due settimane, e gli altri roghi che hanno coinvolto attività e aree agricole della Bassa. «Quest'anno abbiamo fatto molti interventi legati alle situazioni atmosferiche», racconta. «Poi diversi incendi, ma anche incidenti stradali. Il ventaglio delle nostre attività è molto grande». Non è possibile sapere in anticipo se la prossima chiamata riguarderà una persona intrappolata tra le lamiere, un incendio in un capannone oppure un albero abbattuto dal vento. Bisogna essere pronti a tutto.
E naturalmente ci sono anche quelle richieste che, nell'immaginario collettivo, appartengono quasi alla tradizione dei vigili del fuoco. Come il gatto che non riesce più a scendere da un albero. Macrì sorride quando gli chiediamo se davvero intervengano per recuperarlo, ma la risposta è seria: sì, compatibilmente con le priorità delle emergenze gestite dal Comando provinciale. E non soltanto per i gatti. Negli anni sono stati effettuati soccorsi ad animali caduti in canali o pozzi, e persino a cavalli in difficoltà. Si interviene anche quando una persona si trova in una situazione dalla quale non riesce a uscire da sola. È un lavoro fatto di grandi emergenze e piccoli imprevisti, di pericoli evidenti e difficoltà quotidiane. E dietro ciascuna chiamata, per quanto diversa dalle altre, c'è qualcuno che ha bisogno di aiuto.
Ma la domanda che viene spontanea, guardando questi uomini impegnati a esercitarsi in un sabato pomeriggio, è un'altra: perché lo fanno? Perché scegliere di trascorrere il proprio tempo libero preparandosi ad affrontare incendi, incidenti e situazioni pericolose, invece di dedicarlo a se stessi? «Noi abbiamo tutti il nostro lavoro e poi abbiamo questa passione di fare i volontari nei vigili del fuoco», risponde Macrì. «È una passione, ma è qualcosa che porta via tempo alle nostre famiglie, ai nostri figli. Però lo facciamo con spirito di sacrificio, per dare una mano a chi purtroppo ne ha bisogno».
Non serve aggiungere molto a queste parole. Perché dietro la definizione di volontario, che pronunciamo spesso senza soffermarci sul suo significato, c'è una scelta concreta, ripetuta nel tempo. C'è chi, dopo aver lavorato tutto il giorno, trova ancora le energie per mettersi a disposizione degli altri. Chi accetta di rinunciare a una parte del fine settimana, chi sa che una chiamata potrebbe interrompere un momento con i figli o una serata tranquilla. Non si tratta di gesti eccezionali compiuti una volta nella vita, ma di una disponibilità che si rinnova settimana dopo settimana, anno dopo anno. E che, in un territorio vasto come la Bassa modenese, contribuisce a rendere più vicina e concreta la possibilità di ricevere soccorso.
Quando lasciamo il distaccamento di Mirandola, nel piazzale le esercitazioni proseguono. C'è ancora una vettura da mettere in sicurezza, un manichino da liberare, una procedura da ripetere. Fuori, intanto, continua un normale sabato pomeriggio d'autunno. Le persone fanno la spesa, accompagnano i bambini, si preparano a trascorrere la serata. Quasi nessuno pensa ai vigili del fuoco, finché non ne ha bisogno. Ed è naturale che sia così. Ma forse vale la pena, ogni tanto, ricordare che dietro un mezzo di soccorso che attraversa le nostre strade a sirene spiegate ci sono anche persone che, per venire ad aiutare qualcuno, hanno lasciato a casa qualcun altro. Persone che regalano alla comunità una parte del proprio tempo, sapendo che è l'unica cosa che nessuno potrà mai restituire loro.
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