Dodici contro tre: chi vede meglio i colori, noi o il gambero mantide?
Sono i tipi di recettori per i colori del gambero mantide contro i nostri: lui ne ha dodici, noi tre. Se la vista si giocasse ai punti, la partita finirebbe prima di cominciare.

Invece no.
Nel 2014 Hanne Thoen e i suoi colleghi (lo studio è uscito su Science) hanno organizzato per questi crostacei, che in inglese si chiamano mantis shrimp e per gli zoologi sono stomatopodi, una specie di quiz a premi. Scegli il giallo e arriva il cibo. Si partiva da colori lontanissimi, rosso contro blu, e poi li si avvicinava: rosso contro verde, rosso contro giallo, rosso contro arancio. Lo scopo era scoprire a che punto il concorrente cominciava a sbagliare. I recettori del gambero mantide coprono da 300 a 720 nanometri, dall’ultravioletto profondo al rosso estremo: otto lavorano sui colori che vediamo anche noi, quattro sull’ultravioletto, a detta di National Geographic. Sulla carta aveva tutto per vincere.
Ha perso, e di parecchio. Nella classifica dei colori lo hanno battuto gli esseri umani, le api, i pesci e le farfalle: noi con tre recettori, e le api pure. A tradirlo erano le sfumature vicine, quando un rosso va distinto da un rosso appena diverso. Tom Cronin, della University of Maryland, ha definito i dati convincenti e piuttosto sorprendenti.
Come è possibile? Noi i colori li costruiamo per confronto: il cervello paragona i segnali dei vari recettori, ed è così che due verdi quasi uguali ci sembrano due verdi diversi. Il gambero mantide sembra fare un’altra cosa. Secondo gli autori i suoi segnali cambiano nel tempo mentre l’occhio scansiona la scena, e il risultato serve a riconoscere un colore, non a dire se è un po’ più giallo di quello accanto. Riconoscere il giallo di un fiore è un conto, giudicare se due gialli sono uguali è un altro. Lui, pare, fa il primo mestiere.
Nicholas Roberts, dell’Università di Bristol, ha fatto il conto: una frazione della nostra capacità di elaborazione e quattro volte i segnali in ingresso.
Il caso non è chiuso. Un’altra ricerca, su un’altra specie di gambero mantide, ha trovato che separa senza problemi i colori dai grigi, blu compreso. È una domanda diversa da quella del 2014, e gli autori stessi ammettono che la discussione è ancora aperta. Scrivono anche che un vecchio risultato negativo del 1996, ottenuto su un’altra specie, va preso con cautela.
Io da optometrista la vedo così: avere più recettori non vuol dire vedere meglio, come avere più strumenti in orchestra non vuol dire suonare meglio. Conta chi dirige: dodici violini senza direttore fanno rumore, tre con il maestro giusto fanno musica. L’occhio manda segnali, il vedere lo fa il cervello.
Dodici recettori per i colori, venti canali d’ingresso se contiamo anche quelli per la luce polarizzata e per l’intensità, e ancora nessuno sa dire con certezza come il gambero mantide li usi. Noi, con i nostri tre, per ora non ci lamentiamo.
Alessandro Garau - Optometrista

Fonti:
- A different form of color vision in mantis shrimp, University of Bristol
- Study Offers Insights into Unique Color Vision of Mantis Shrimp, sci.news
- Study finds mantis shrimp process vision differently, phys.org
- The Mantis Shrimp Sees Like A Satellite, National Geographic
- Colour vision in stomatopod crustaceans: more questions than answers
- Colour vision in the honeybee, Journal of Comparative Physiology A
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