Anche San Felice ha le sue tre T: Torre Borgo, Torre Covezzi e Torre Duò, sette secoli di storia da riscoprire
Di Antonella Cardone
Un sopralluogo nel cantiere di Torre Borgo, accompagnati dall'ingegnere capo del Comune Anna Aragone, diventa l'occasione per un'inchiesta in tre puntate sul patrimonio storico e sul paesaggio urbano di San Felice sul Panaro. Partiamo dal restauro di un edificio apparentemente anonimo, trasformato in un piccolo gioiello architettonico, per riscoprire poi le tre torri medievali dell'antica cinta muraria attraverso documenti e cartografia storica. Infine, allargheremo lo sguardo a una riflessione geografica: come il restauro cambia la percezione dello spazio urbano e perché le città non sono soltanto nostre, ma habitat condivisi con molte altre specie viventi.
SAN FELICE SUL PANARO – Bologna ha le sue famose tre T: torri, tortellini e tette. Anche San Felice sul Panaro, a modo suo, ne ha tre, e sono tutte torri: Torre Borgo, Torre Covezzi e Torre Duò. Oggi possono sembrare edifici molto diversi tra loro, ma per secoli hanno fatto parte di un unico sistema difensivo, quello della cinta muraria settentrionale dell'antico castello di San Felice. Tre costruzioni nate nella prima metà del Trecento, trasformate nel corso dei secoli, sopravvissute alla demolizione delle mura e infine gravemente danneggiate dal terremoto del 2012. Il recente restauro di Torre Borgo offre l'occasione per riscoprire anche le altre due e, soprattutto, per comprendere un aspetto della storia urbana del paese che oggi non è più immediatamente riconoscibile.
A ricostruire l'evoluzione del sistema fortificato è stato l'architetto Davide Calanca, autore dello studio Le mura settentrionali del castello di San Felice sul Panaro: nuove indagini per una rilettura delle fasi costruttive e un progetto di ricostruzione, pubblicato nel 2023 nel volume Terra di castelli, torri e fortezze, curato da Massimiliano Righini, Mauro Calzolari e Francesca Foroni per il Gruppo Studi Bassa Modenese. La ricerca, successivamente inserita nella documentazione progettuale del recupero di Torre Borgo, si basa sull'analisi delle murature superstiti, su rilievi geometrici, documentazione fotografica e cartografia storica, comprese due mappe che hanno permesso di rivedere alcune interpretazioni precedenti.
Quando San Felice era un castello fortificato
Per immaginare San Felice nel Trecento bisogna dimenticare per un momento l'attuale assetto urbano. Il nucleo del paese era organizzato intorno al castrum, un insediamento fortificato che comprendeva gli edifici del potere militare, amministrativo ed ecclesiastico. A proteggerlo era un circuito murario con torri, strutture difensive e camminamenti di ronda, in un territorio nel quale il controllo delle vie di comunicazione aveva un'importanza strategica.
La posizione geografica di San Felice era particolarmente rilevante per gli Estensi. Insieme a Finale Emilia, il paese si trovava in un settore di collegamento tra i territori ferraresi e quelli modenesi, la cui continuità era essenziale per gli equilibri politici e militari del ducato. Le fortificazioni non erano quindi soltanto strutture a difesa dell'abitato, ma elementi di un più ampio sistema territoriale.
Le tre torri superstiti occupavano posizioni precise lungo il lato settentrionale delle mura: Torre Duò a nord-est, Torre Covezzi al centro e Torre Borgo a nord-ovest. Quest'ultima è quella oggi di proprietà comunale, situata in via Terrapieni, alle spalle della chiesa. Le altre due appartengono a privati. La stessa denominazione delle torri è cambiata nel tempo: la torre centrale, ad esempio, è indicata nella ricerca anche con il precedente nome di Torre Cadore.
Tre torri collegate da 136 metri di mura
Lo studio di Calanca consente di ricostruire le caratteristiche del sistema fortificato così come doveva presentarsi dopo gli interventi realizzati nei primi decenni del Quattrocento, sotto Niccolò III d'Este e con il contributo dell'ingegnere militare Bartolino Ploti da Novara.
Il tratto settentrionale delle mura misurava circa 136 metri, equivalenti a 260 braccia modenesi. Le due torri poste agli estremi erano più alte e architettonicamente più complesse, mentre quella centrale aveva una struttura più semplice e una quota sommitale inferiore. Le costruzioni erano collegate da un muro merlato che proteggeva un camminamento interno, permettendo ai militari di spostarsi lungo il perimetro difensivo.
Le torri erano dotate di feritoie attraverso le quali i soldati potevano sorvegliare e difendere il territorio circostante. Anche la geometria delle strutture rispondeva alle esigenze militari: la disposizione delle aperture e la forma dei muri erano studiate per consentire il controllo del perimetro. L'immagine che ne emerge è quella di un sistema coerente e organizzato, molto diverso dai tre edifici isolati che conosciamo oggi.
Le ricostruzioni storiche mostrano inoltre che le torri cambiarono nel corso del tempo. Le strutture originarie trecentesche furono modificate nel Quattrocento e successivamente sopraelevate o adattate a nuove necessità. Le coperture lignee stabili, ad esempio, appartengono a fasi successive rispetto all'impianto iniziale.
Le mappe del 1704 e del 1826: due documenti per riscoprire il paese
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda l'utilizzo di due mappe manoscritte, rispettivamente del 1704 e del 1826, che hanno consentito di ricostruire con maggiore precisione l'evoluzione delle fortificazioni e degli spazi urbani.
La prima risale al periodo della guerra di successione spagnola, quando le truppe francesi occuparono San Felice durante le operazioni militari legate all'assedio di Mirandola. La rappresentazione documenta un sistema difensivo ancora funzionante, nel quale le torri e i camminamenti conservavano un ruolo militare. Secondo lo studio, i francesi intervennero anche per sistemare le fortificazioni e rafforzare le difese.
La seconda mappa, datata 1826 e firmata da Bartolomeo Giardini, appartenente ai Matematici Cadetti Pionieri al servizio del duca Francesco IV d'Austria-Este, mostra invece una situazione profondamente diversa. La cinta muraria era ormai stata abbattuta e le torri apparivano isolate, avviate verso una trasformazione funzionale che le avrebbe progressivamente allontanate dall'originaria destinazione militare.
Il confronto tra i due documenti permette quindi di individuare una delle trasformazioni decisive nella storia urbanistica di San Felice: la scomparsa delle mura e il passaggio da un sistema difensivo unitario a un insieme di edifici autonomi, destinati a essere modificati secondo le esigenze dei nuovi proprietari.
Dalle torri militari alle abitazioni private
Con il progressivo venir meno della funzione difensiva, le torri furono adattate a nuovi utilizzi. Il passaggio alla proprietà privata e le trasformazioni edilizie dell'Ottocento modificarono profondamente il loro aspetto.
Torre Borgo, ad esempio, venne ampliata con un'abitazione addossata nella prima metà del XIX secolo. Altri interventi introdussero locali di servizio e nuovi accessi, contribuendo a creare quel piccolo aggregato architettonico che oggi possiamo osservare alle spalle della chiesa.
Anche le altre torri subirono trasformazioni, sopraelevazioni, modifiche alle aperture e cambiamenti nelle finiture esterne. Nel corso dei secoli gli edifici furono utilizzati per funzioni diverse, perdendo progressivamente la riconoscibilità della loro origine militare.
La trasformazione non riguardò soltanto le torri, ma l'intero settore settentrionale del centro storico. Dopo la demolizione delle mura, gli spazi liberi vennero progressivamente occupati da nuove costruzioni e l'assetto viario cambiò. La stessa via Terrapieni, oggi elemento familiare del paesaggio urbano, è legata a questa lunga evoluzione e alla presenza degli antichi terrapieni difensivi.
Le torri erano più di tre: che cosa è scomparso
Un'altra informazione che emerge dalla ricerca riguarda l'esistenza di una quarta torre, collocata nel settore sud-occidentale del perimetro fortificato. Questa costruzione, contemporanea alle tre superstiti, fu demolita sul finire dell'Ottocento, in relazione alla realizzazione della linea ferroviaria oggi appartenente all'asse Bologna-Brennero.
Della cinta originaria faceva parte anche una porta orientale, sulla quale aveva trovato posto il primo teatro cittadino. La porta venne demolita nel 1905.
Le tre T che oggi possiamo riconoscere sono quindi soltanto una parte di un sistema molto più articolato, del quale facevano parte anche le altre strutture difensive e la Rocca Estense.
La storia delle torri diventa così anche una storia delle trasformazioni del paesaggio urbano: edifici demoliti, mura scomparse, strade costruite e nuovi fabbricati che hanno progressivamente modificato la percezione dell'antico castello.
Il terremoto del 2012 e la perdita dell'immagine originaria
Quando arrivò il terremoto del maggio 2012, le tre torri avevano già attraversato secoli di modificazioni ed erano profondamente diverse tra loro. Le scosse provocarono crolli gravissimi, compromettendo ulteriormente la possibilità di riconoscere l'antico sistema fortificato.
Le parti più vulnerabili risultarono in diversi casi quelle realizzate o modificate in epoche successive, soprattutto sui lati originariamente rivolti verso l'interno del castello. Si trattava di murature spesso meno spesse e non adeguatamente collegate alle strutture medievali.
Torre Borgo rappresenta un caso particolarmente significativo: era stata restaurata e inaugurata il 15 maggio 2011, appena un anno prima del terremoto. Il sisma provocò il crollo di una parte importante della struttura, rendendo necessario un nuovo e complesso intervento di ricostruzione.
Per le altre due torri si sono poste problematiche differenti, legate alla gravità dei danni, alla proprietà privata, ai vincoli di tutela e alle diverse possibilità di finanziamento.
Un progetto per recuperare l'immagine delle tre torri
La necessità di ricostruire Torre Borgo ha offerto l'occasione per affrontare una questione più ampia: come recuperare le tre torri senza perdere la possibilità di leggerle come parti di uno stesso sistema storico?
È da questa domanda che ha preso forma il confronto tra i progettisti, l'amministrazione comunale, i proprietari privati e la Soprintendenza.
L'orientamento progettuale è quello di adottare criteri riconoscibili e coerenti per il trattamento delle murature superstiti e delle parti da ricostruire, pur rispettando le differenti caratteristiche degli edifici. Nel caso di Torre Borgo, le lacune provocate dal terremoto sono state ricostruite con materiali nuovi e finiture che consentono di distinguere gli interventi contemporanei dalle murature originali.
L'obiettivo non è ricreare artificialmente un castello medievale che non esiste più, ma recuperare la riconoscibilità delle strutture superstiti e delle loro relazioni storiche.
Il progetto complessivo resta condizionato dai differenti percorsi di recupero delle tre proprietà. Torre Borgo è comunale e sottoposta a tutela monumentale, così come Torre Duò, mentre Torre Covezzi è soggetta a un diverso regime di protezione urbanistica.
Le tre T, un patrimonio da imparare a riconoscere
Riscoprire Torre Borgo, Torre Covezzi e Torre Duò significa imparare a osservare San Felice attraverso le tracce del suo passato. Edifici che oggi possono apparire isolati o privi di collegamento appartenevano in realtà a una medesima struttura territoriale, costruita per rispondere alle esigenze militari e politiche del Medioevo.
La ricerca storica e cartografica permette di ricostruire almeno in parte ciò che non è più visibile, ma anche di comprendere perché il paese abbia assunto la forma attuale. Le tre torri sono sopravvissute proprio perché nei secoli hanno cambiato funzione, adattandosi alle necessità dei loro proprietari e trasformandosi da edifici militari in spazi abitativi e di servizio.
Oggi il restauro di Torre Borgo rappresenta il primo elemento concretamente visibile di un possibile recupero della lettura unitaria del sistema. Il completamento degli interventi sulle altre torri potrà contribuire a restituire riconoscibilità a una parte importante dell'identità storica del paese.
San Felice ha dunque le sue tre T. Non sono soltanto tre monumenti da restaurare, ma tre punti attraverso i quali tornare a leggere sette secoli di storia urbana.

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