Attentato di Modena, scontro sui video di El Koudri. La difesa: “Nessuna minaccia”. La famiglia della vittima: “Fu un atto premeditato”
MODENA – Dopo le indiscrezioni sui quattro video registrati da Salim El Koudri nelle ore immediatamente precedenti all’attentato del 16 maggio in centro a Modena, e dopo il duro botta e risposta politico tra Galeazzo Bignami e il sindaco Massimo Mezzetti, arrivano ora le prese di posizione dei legali.
E le due letture sono radicalmente diverse.
Da una parte Fausto Giannelli, difensore di El Koudri, contesta alcuni dei contenuti attribuiti al 31enne e sostiene che nei filmati non vi sia alcun "preannuncio dell’attentato". Dall’altra Deborah De Circo, avvocata di Giovanni Esposito, fratello di Monica Esposito, ribadisce invece la convinzione della parte lesa: quella del 16 maggio sarebbe stata un’azione premeditata e cosciente, con un movente di odio socio-politico.
Al centro del confronto ci sono i quattro video-selfie recuperati dal telefono di El Koudri. Tre sarebbero stati girati mentre si trovava in auto, il quarto in casa, al buio, nella notte tra il 15 e il 16 maggio. I filmati non erano stati pubblicati sui social, ma erano rimasti memorizzati sul dispositivo.
Secondo una ricostruzione apparsa sulla stampa nazionale, in uno dei video El Koudri avrebbe pronunciato frasi di forte ostilità verso l’Italia e l’Occidente, arrivando ad affermare che “l’Italia va distrutta”.
È proprio questo uno dei punti contestati dalla difesa.
Giannelli sostiene che quella frase non sia mai stata pronunciata in quei termini. Secondo il legale, El Koudri direbbe anzi che a persone come lui importa dell’Italia e farebbe riferimento al fatto che altri ritengono che gli stranieri vogliano distruggerla. Una differenza sostanziale, secondo l’avvocato, che accusa quindi di aver attribuito al suo assistito una frase dal significato diverso.
La difesa insiste soprattutto sul contesto dei filmati. El Koudri vi pronuncerebbe frasi sconnesse, rivolgendosi anche a interlocutori inesistenti, tra cui un “brother”, un “fratello” che per Giannelli sarebbe soltanto una figura immaginaria.
Il legale parla di discorsi privi di una struttura logica e sottolinea che, a suo giudizio, nei video non ci sarebbero né minacce, né l’annuncio di un attentato, né alcuna rivendicazione. Materiale che, proprio per questo, considera rilevante soprattutto ai fini della perizia psichiatrica.
Giannelli usa anche l’espressione “delirio psicotico schizoide” per descrivere quanto emerge dai filmati, una valutazione difensiva che sarà comunque il lavoro dei periti a dover inquadrare sul piano clinico.
Sempre secondo la difesa, nei quattro video non vi sarebbero riferimenti a Dio, all’Islam, ad Allah o al profeta Maometto. Giannelli ricorda inoltre che El Koudri non frequenterebbe la moschea da molti anni e si definirebbe ateo, contestando quindi una lettura religiosa dei suoi monologhi.
Il legale non nega invece che, nei dispositivi dell’indagato, siano state trovate visualizzazioni relative ad attentati compiuti con veicoli lanciati contro la folla, tra cui quelli di Berlino, Nizza e Barcellona. Ma ridimensiona il peso di questo elemento: quelle visualizzazioni sarebbero inserite in milioni di contenuti consultati in circa cinque anni di navigazione analizzati dagli investigatori.
Di segno opposto la posizione di Deborah De Circo, avvocata di Giovanni Esposito.
La legale evita di entrare nel dettaglio degli atti di indagine ancora in corso, ma ribadisce la convinzione maturata dalla parte lesa fin dall’inizio: la strage non sarebbe riconducibile al gesto improvviso di una persona semplicemente frustrata o disadattata.
Secondo De Circo, “le modalità operative dell’intera azione emulano pienamente attacchi di terrorismo passati”. La tesi che verrà sostenuta nel processo è quella di un atto premeditato, cosciente e sorretto da un movente di odio socio-politico.
La legale sottolinea inoltre che la morte di Monica Esposito, le gravissime conseguenze riportate dai feriti e il trauma lasciato sull’intera collettività impongono, a suo giudizio, di approfondire ogni elemento emerso dalle indagini senza sottovalutarne nessuno.
Anche Giovanni Esposito, fratello della vittima, ha ribadito la volontà della famiglia di arrivare fino in fondo nell’accertamento dei fatti, confermando fiducia nella magistratura e chiedendo che venga fatta piena giustizia.
Il nodo resta dunque lo stesso: capire che cosa abbia mosso El Koudri e quale fosse il suo stato mentale al momento della strage. Sarà la perizia psichiatrica, insieme al complesso degli altri elementi raccolti dagli investigatori, a rappresentare uno dei passaggi decisivi del procedimento.
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