Bellco cambia volto: ecco chi sono i nuovi proprietari cinesi e cosa resta a Mirandola
MIRANDOLA – Bellco cambia volto. E probabilmente quello visto mercoledì mattina nello stabilimento di via Camurana è il punto in cui diventa definitivamente visibile il passaggio dalla vecchia Bellco - il gioiellino del biomedicale di Mario Veronesi che celebrava così la sua BELla COmpagnia - a una nuova realtà industriale, molto diversa per dimensioni, organizzazione e geografia produttiva.
Gran parte dei macchinari che per anni hanno fatto dello stabilimento mirandolese uno dei simboli del biomedicale della Bassa è già stata trasferita in Thailandia. E i numeri, inevitabilmente, non sono più quelli dell’età dell’oro, quando in Bellco lavoravano oltre 700 persone.
Oggi di Bellco propriamente detta restano 16 dipendenti, mentre la capostruttura NorrDia conta circa 85 addetti. Ma è proprio da qui che la nuova proprietà cinese intende ripartire.
Mercoledì 16 settembre si è tenuta la cerimonia di lancio di “Bellco empowered by NorrDia”, la nuova fase del progetto industriale avviato nel 2025. A presentarsi ufficialmente al territorio sono stati i vertici della nuova proprietà di NorrDia, che fa capo all’azionista cinese Tianyi Medical, gruppo internazionale attivo nel settore dei dispositivi biomedicali e delle terapie per la purificazione del sangue. Il gruppo è controllato da Zhimin Wu e da - ci tengono a sottolineare nelle comunicazioni ufficiali - suo figlio Sam Wu.
L’amministratore delegato di Norrdia Leo Ling ha spiegato che Mirandola continuerà ad avere un ruolo nel nuovo assetto del gruppo, soprattutto sul fronte delle competenze, dello sviluppo e dell’innovazione. Nella presentazione, la società ha infatti insistito sull’obiettivo di ampliare a Mirandola le proprie capacità tecniche e professionali e di integrare Bellco nel portafoglio globale delle terapie per la purificazione del sangue.
E qualche primo numero sul fronte dell’occupazione è già arrivato. Da settembre a oggi, cioè dalla conclusione dell’operazione, gli addetti sono passati da circa 85 a 105, secondo quanto riferito dall’amministratore delegato. E altre assunzioni sono previste: la società cercherà in particolare figure manageriali e professionalità legate alla ricerca e allo sviluppo.
Non si tratta dunque di un ritorno alla Bellco di un tempo, né di un recupero della produzione nelle dimensioni precedenti. Il cuore manifatturiero è stato in larga parte trasferito altrove. Ma a Mirandola resta una presenza industriale e tecnologica che la nuova proprietà dice di voler rafforzare, puntando soprattutto sul patrimonio di conoscenze costruito nel distretto biomedicale.
Un passaggio che è stato rapido quanto doloroso.
La crisi era esplosa il 12 giugno 2024, data richiamata anche durante la cerimonia dal rappresentante del Comune di Mirandola, che ha ricordato come l’annuncio avesse aperto una fase di forte preoccupazione per tutto il territorio.
Ne seguirono mesi di mobilitazione. Le proteste dei sindacati furono forti, così come la pressione delle istituzioni e delle amministrazioni locali per difendere lo stabilimento produttivo e l’occupazione. La vertenza arrivò fino al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna, delle organizzazioni sindacali e delle amministrazioni del territorio.
Quella mobilitazione aveva avuto una caratteristica precisa: era bipartisan. Comuni, Regione, parlamentari e rappresentanti politici di schieramenti diversi avevano partecipato alla difesa di Bellco, considerata non soltanto un’azienda ma uno dei pezzi storici e simbolici del distretto biomedicale mirandolese.
Alla cerimonia di mercoledì, però, di quella vasta cordata istituzionale era rimasto sostanzialmente solo il Comune di Mirandola, chiamato a rappresentare il territorio nel momento in cui si apre ufficialmente una fase nuova.
Una fase che parte da una Bellco profondamente ridimensionata rispetto al passato, ma non cancellata dalla mappa del biomedicale mirandolese.
La storia dell’azienda cominciò nel 1972 e, come è stato ricordato durante la mattinata, è passata attraverso crisi economiche, il terremoto del 2012, la pandemia e infine la ristrutturazione degli ultimi due anni. Ora la nuova proprietà definisce questa trasformazione come un nuovo punto di partenza e indica proprio nelle competenze accumulate a Mirandola uno degli elementi da preservare e sviluppare.
Il nodo, nei prossimi mesi, sarà capire quanto di questo investimento annunciato resterà effettivamente a Mirandola: quanta ricerca, quali funzioni strategiche, quanti nuovi posti di lavoro e con quale livello di qualificazione.
Perché la Bellco dei 700 dipendenti e della grande produzione appartiene ormai al passato. Quella che nasce oggi è una realtà molto più piccola e inserita in un gruppo globale a proprietà cinese. Ma, almeno nelle intenzioni dichiarate mercoledì, Mirandola non dovrebbe diventare soltanto il luogo in cui è rimasto il nome Bellco.
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