Ex Ilva, incontro governo-sindacati. Mantovano: “Porteremo decreto con misure per lavoratori oggi in Cdm”
(Adnkronos) - Il governo intende portare oggi in Consiglio dei ministri un decreto con misure a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva. Lo avrebbe detto, a quanto si apprende, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso dell’incontro con i sindacati a Palazzo Chigi.
La tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie che dell’indotto dell'ex Ilva, sarà portata avanti attraverso un modello di cassa integrazione che non corrisponda alla cig per cessazione delle attività. Questo, a quanto si apprende, è uno dei punti della strategia del governo illustrata ai sindacati dal sottosegretario Mantovano. Si tratterebbe, viene spiegato da fonti presenti al tavolo, di uno strumento ad hoc - una cig in deroga - libera dai paletti della cassa ordinaria e capace di maggiore tempestività.
Tra gli altri punti della strategia governativa ci sono poi l’impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri; la prosecuzione della gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate e l’avvio immediato dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto.
Il blocco dei licenziamenti dell’indotto, garanzie per i lavoratori diretti e continuità produttiva sono le priorità che i sindacati mettono sul tavolo del governo, hanno spiegato, arrivando a Palazzo Chigi, i leader di Fim, Fiom e Uilm.
“La priorità assoluta è parlare del blocco dei licenziamenti dei lavoratori degli appalti che sono i più esposti da 14 anni di questa vergognosa vicenda”, ha detto infatti il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, affermando che le tute blu chiedono anche “risposte sulle soluzioni straordinarie di carattere salariale ma anche sociale e occupazionale anche attraverso strumenti di risarcimento per i lavoratori diretti. Il baricentro della discussione deve essere focalizzato sul destino dei lavoratori”.
Anche il numero uno della Fim, Ferdinando Uliano, ha evidenziato che lo stop agli esuberi (2500 annunciati da Aigi e altri 1700 prospettati da Confapi) è “fondamentale” ma “si deve anche capire come rispondere al tema della continuità produttiva. Se non si trova una soluzione la prospettiva per i diretti di Ilva è tutti in cassa integrazione tranne 5-600 persone. Vogliamo comprendere il piano industriale del governo: non basta dire che c’è un bando aperto che ha i problemi che sappiamo. È fondamentale che ci sia una presa di responsabilità da parte del governo nel dire come si disegnerà il futuro: quanti forni, quanti preridotti, quante tonnellate si prospettano. Rimandare la palla ai privati, che finora non hanno presentato un piano chiaro, non è il modo di gestire” il dossier.
“Il punto è salvaguardare i lavoratori e la decarbonizzazione, quindi la salute dei cittadini e dall’altro lato la produzione e l’occupazione. O rischiamo di fermare la produzione di acciaio del Paese”, ha avvertito il leader Fiom, Michele De Palma. “Il Paese deve rispondere ad una domanda: vogliamo continuare a produrre acciaio o diventare dipendenti da altri Paesi? Vogliamo avere 10mila persone in cassa integrazione a zero ore o avere persone che lavorano per garantire la sovranità industriale del Paese? Senza il lavoro non c’è nemmeno la garanzia di salute e sicurezza. I lavoratori 15 anni fa hanno manifestato per la transizione di quegli impianti e garantire la salute e il lavoro. Ci devono dare delle risposte, bisogna fermare i licenziamenti”, ha concluso.
Quello di oggi è il quarto incontro a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali dall’inizio dell’anno, dopo quelli del 5 marzo, del 28 luglio e dell’8 settembre (in totale una ventina da inizio legislatura), presieduto dal sottosegretario Mantovano.
Dopo il rigetto da parte della Corte d’Appello di Milano dell’istanza di sospensiva presentata dalle società Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria – la prima proprietaria e la seconda gestore degli impianti – la fermata dell’area a caldo è stata confermata, ed è ripreso di conseguenza l’iter dei licenziamenti collettivi annunciati da Aigi per i 2500 lavoratori dell’indotto.
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