Tumore rinofaringeo, Sanguineti (Ire Roma): “Qualità vita importante, servono percorsi dedicati”
(Adnkronos) - Il tumore rinofaringeo è una neoplasia rara, ma presenta caratteristiche epidemiologiche, biologiche e assistenziali specifiche che richiedono competenze dedicate, una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare. Un elemento distintivo è la concentrazione della patologia nelle fasce centrali della vita: in Italia l'incidenza risulta infatti più elevata tra i 50 e i 69 anni. La rarità della malattia, però, non significa che il suo impatto sia marginale. Secondo gli esperti, il carico della patologia riguarda non solo la salute delle persone, ma anche la loro vita familiare e sociale e la capacità di lavorare e svolgere le normali attività quotidiane. Accanto alla sopravvivenza, assume quindi un'importanza sempre maggiore la qualità della vita dei pazienti. "Visti i miglioramenti nel garantire una sopravvivenza a lungo termine della maggior parte dei pazienti, soprattutto per stadi iniziali, la qualità della vita sta diventando un fattore fondamentale perché le cure ancora incidono pesantemente sulla qualità di vita di questi pazienti". Così Giuseppe Sanguineti, radioterapista e direttore della Uoc di Radioterapia dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, alla presentazione, oggi nella Capitale, del Policy Brief 'Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future', realizzato da Teha Group con il contributo non condizionante di Leo Pharma.
Per Sanguineti, che è anche presidente di Aiocc (Associazione italiana di oncologia cervico-cefalica Ets), nel percorso assistenziale è fondamentale monitorare anche gli effetti a lungo termine delle terapie e accompagnare il paziente nel tempo. "La svolta fondamentale - spiega l'esperto - è stata l'istituzione di gruppi multidisciplinari costituiti non solo dalle specialità mediche, ma anche da quelle sanitarie di supporto, tra cui logopedista, nutrizionista, terapista del dolore, tutte figure professionali che dovrebbero far parte costantemente del trattamento e del follow-up multidisciplinare di questi pazienti e intervenire dove richiesto. Purtroppo, in Italia il grado di organizzazione non è tale oggi da assicurare questo percorso in tutta l'istituzione". Per colmare queste lacune, secondo Sanguineti, è necessario innanzitutto costruire percorsi diagnostico-terapeutici dedicati. "Il tumore a testa e collo - osserva - è rimasto un po' indietro rispetto agli altri tumori proprio perché è un po' più raro e quindi non dico che sia la Cenerentola, ma non ha avuto la stessa visibilità, la stessa importanza. Da qui ovviamente l'importanza di sensibilizzare la popolazione con la Make Sense Campaign. Quindi, partendo da quello, istituire, come è stato fatto in altri tumori, dei percorsi diagnostico-terapeutici a livello regionale che poi vengono applicati a livello locale".
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