Beppe Grillo torna sulla scena pubblica, ma sceglie il podcast: oltre 80 minuti da Fedez e Mr Marra
Beppe Grillo torna sulla scena pubblica. E per farlo non sceglie la televisione, il mezzo che lo aveva reso popolare e che per una lunga stagione era stato il suo palcoscenico naturale, ma un podcast. Oltre ottanta minuti davanti ai microfoni di Fedez e Mr Marra, nella prima puntata della terza stagione di Pulp Podcast, pubblicata il 21 settembre. Un’intervista che è anche show, monologo, memoria personale e racconto politico: Grillo passa dalla sua carriera di comico alla nascita del Movimento 5 Stelle, dalla famiglia all’intelligenza artificiale, fino allo scontro con l’attuale leadership del M5S.
Il ritorno non è casuale neppure nella forma. Grillo, che aveva costruito una parte importante della propria notorietà dentro la televisione generalista prima di trasformarsi in uno dei suoi critici più duri, oggi sceglie un luogo mediatico diverso: una conversazione lunga, senza i tempi stretti di un talk show e con un pubblico che arriva soprattutto dalle piattaforme digitali.
È qui che torna a raccontare anche la propria versione della storia politica degli ultimi anni.
«Io sono stato estromesso» dal Movimento 5 Stelle, dice, aggiungendo di non avere rimpianti perché, a suo giudizio, il Movimento di oggi sarebbe «un’altra cosa». Nei confronti di Giuseppe Conte usa ripetutamente l’espressione “reverendo Jones” e “uomo che sussurrava ai cavilli”, mentre sostiene che il M5S abbia perso lo spirito originario e sia diventato «un partito normale». Sono valutazioni espresse da Grillo nell’intervista e contestualmente rivolte all’attuale corso del Movimento.
Sul tavolo c’era soprattutto una domanda: Grillo sta preparando un ritorno politico organizzato, magari con una nuova formazione?
La risposta, almeno per ora, è negativa. «Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo», afferma. Dice di poter piuttosto «dare degli input» e proporre idee. Ma poco dopo lascia aperta una frase che inevitabilmente alimenta le interpretazioni sul suo futuro: «Mi hanno detto che sono stato polverizzato, ma nella polvere ci sono anche i semi di qualcosa».
Nel lungo racconto Grillo torna anche alla nascita del Movimento insieme a Gianroberto Casaleggio, che descrive come complementare a lui e fondamentale nella capacità organizzativa. Ricorda il principio dei due mandati, che considera uno degli elementi che distinguevano il progetto originario dai partiti tradizionali, e attribuisce al passaggio dentro le istituzioni una parte della trasformazione successiva del M5S.
C’è spazio anche per Mario Draghi, raccontato attraverso un rapporto personale segnato dall’ironia: Grillo riferisce di aver scambiato con lui messaggi surreali sulle fragole e sui mirtilli. E c’è spazio per l’informazione. Di Marco Travaglio dice di non avere più nulla da condividere sul piano dell’interpretazione politica, pur definendolo ancora un ottimo giornalista. Più in generale sostiene che il giornalismo sia «una professione in via di estinzione».
Il registro cambia continuamente. Grillo passa dalla politica ai ricordi della Rai, dalla censura televisiva alla carriera di comico, fino a sostenere di percepire una sorta di rimozione della propria figura dalla memoria pubblica: cita programmi dedicati a Pippo Baudo, i David di Donatello e un’intervista a Gino Paoli per sostenere che il suo nome sarebbe stato progressivamente escluso da alcuni racconti televisivi e giornalistici. Si tratta, anche in questo caso, della sua interpretazione personale, esposta durante il podcast.
Poi l’attualità, con un passaggio su Roberto Vannacci, che Grillo paragona a una «decalcomania», e una riflessione più ampia sul ritorno del nazionalismo, sulla tecnologia e sull’intelligenza artificiale. Temi diversi, accostati secondo uno schema che ricorda molto da vicino il Grillo dei suoi spettacoli: associazioni, provocazioni, immagini, cambi repentini di argomento.
Ed è forse proprio questa la parte più interessante del suo ritorno. Dopo anni in cui Beppe Grillo era stato soprattutto fondatore, garante, simbolo e poi protagonista del conflitto interno al Movimento 5 Stelle, nell’intervista torna anzitutto a fare Beppe Grillo: il comico che usa il racconto politico come materiale da spettacolo e lo spettacolo come strumento per parlare di politica.
Solo che questa volta il palco non è un teatro e non è la televisione. È un podcast.
L’intervista integrale dura circa 1 ora e 22 minuti ed è la puntata numero 64 di Pulp Podcast. Si può ascoltare qui: Beppe Grillo a Pulp Podcast – puntata integrale.
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