Debiti delle famiglie, a Modena pesano più della media nazionale
A Modena il 63,1% delle famiglie (cioè, più di 3 su 5) ha debiti attivi — mutui, prestiti personali, finanziamenti per auto, elettrodomestici, eccetera — contro una media nazionale del 55%, per un debito medio residuo di 42.152 euro, il 30% in più della media italiana (32.501 euro). È quanto emerge dall'ultima indagine del Sole 24 Ore, che ha incrociato i dati Crif sull'esposizione creditizia con le retribuzioni Istat, provincia per provincia. Il dato modenese si inserisce in un trend nazionale in forte crescita: la quota di famiglie con almeno un finanziamento attivo è passata dal 42,7% del 2021 al 60,7% del 2026, quasi 18 punti percentuali in cinque anni. Accanto alla diffusione del credito, cresce in modo ancora più marcato la quota di famiglie per cui il debito è diventato insostenibile. Le istanze per le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono quasi raddoppiate tra il 2021 e il 2025 (da 4.785 a 9.483), mentre le domande di esdebitazione dell'incapiente — la procedura che cancella i debiti di chi non ha più nulla da offrire ai creditori — sono salite da 159 a 1.166: +630% in cinque anni. Un segnale, questo, più diretto della sola diffusione del credito nel misurare la reale difficoltà delle famiglie. Anche in Emilia-Romagna, dove le stime 2025 indicano 366mila persone a rischio povertà o esclusione sociale (8,2% della popolazione), la Regione ha varato un programma biennale da 450mila euro per il contrasto al sovraindebitamento. A livello locale, l'Organismo di composizione della crisi (OCC) Emilia — attivo anche nel modenese insieme a Piacenza, Parma e Reggio Emilia — ha gestito circa 150 procedure nel solo 2025, avviando il progetto "Esdebitemilia" per il sostegno alle famiglie in difficoltà. A Modena il debito, pur più consistente in valore assoluto, resta nella norma se rapportato al reddito: servono 19,1 mensilità di stipendio per azzerarlo, in linea con la media nazionale (19,5), grazie a retribuzioni locali relativamente solide. Un equilibrio, però, che rischia di non reggere a fronte del recente rialzo dei tassi Bce (dal 2,25% al 2,5%), che renderà più oneroso l'accesso al credito per famiglie e imprese.
”Un rischio che si somma per chi ha un'attività in proprio - avverte Francesco Stagi, segretario di CNA Modena - gli artigiani e i piccoli imprenditori, spesso persone fisiche con patrimonio personale e aziendale non del tutto separato, portano il proprio debito familiare nello stesso bilancio con cui sostengono l'attività: un rialzo dei tassi pesa quindi due volte, sul credito personale e su quello d'impresa”.
L'effetto si propaga anche ai consumi: meno margine di spesa disponibile per le famiglie significa minore domanda per l'artigianato di prossimità e per il commercio locale, mentre il rincaro del credito colpisce anche i finanziamenti alle imprese — fidi, leasing, mutui per investimenti produttivi — con un possibile effetto di raffreddamento sugli investimenti delle micro e piccole imprese. Anche il mercato immobiliare incide sull'indotto artigiano collegato: ristrutturazioni, impiantistica, arredamento. In questo scenario, CNA Modena richiama l'attenzione sul ruolo degli strumenti di garanzia e intermediazione creditizia per mantenere accessibile il credito agli artigiani in una fase di tassi in salita.
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