Intitolata a Denise Cosco una sala della biblioteca “Lea Garofalo” di Castelfranco Emilia
CASTELFRANCO EMILIA - Si è tenuto nella serata di ieri, lunedì 14 settembre, alla Biblioteca comunale “Lea Garofalo” di Castelfranco Emilia, il momento pubblico dedicato al ricordo di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, scomparsa lo scorso 10 settembre all’età di 35 anni. Un incontro partecipato, promosso dalla Città di Castelfranco Emilia, Libera Modena, ANPI e FIAP, per rendere omaggio alla memoria di Denise e ripercorrere il significato della sua storia, profondamente legata a quella della madre. La struttura comunale porta infatti il nome della testimone di giustizia uccisa nel 2009 dopo aver scelto di ribellarsi alla ’ndrangheta. Denise, ancora giovanissima, raccolse il coraggio della madre e contribuì alla ricerca della verità attraverso la propria testimonianza nel processo per il suo omicidio: a lei sarà dedicata una sala della Biblioteca. Durante il momento di ieri sera è stato ricordato proprio questo legame tra memoria, giustizia e responsabilità civile: una storia personale segnata da un dolore profondissimo, ma anche dalla scelta di non arretrare di fronte alla violenza e alla sopraffazione. L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per ribadire l’importanza di continuare a raccontare vicende come quelle di Lea e Denise, affinché il loro significato resti vivo nel tempo e continui a parlare alle nuove generazioni e all’intera comunità.
«Ricordare Denise qui, nella biblioteca intitolata a sua madre Lea - ha detto il sindaco Gargano -, ha per noi un significato molto forte: a lei intitoleremo una sala della nostra biblioteca. Denise ha portato sulle proprie spalle, fin da giovanissima, un peso enorme, ma ha saputo trasformare il dolore in una testimonianza di coraggio e di verità. La sua storia e quella di Lea ci ricordano che la legalità rappresenta una scelta che può richiedere forza e anche grandi sacrifici, ma è la scelta giusta. Ieri sera la nostra comunità ha voluto stringersi idealmente attorno alla loro memoria, con rispetto e riconoscenza, perché ricordare significa anche assumersi l’impegno di continuare ogni giorno a contrastare ogni forma di sopraffazione e di cultura mafiosa».
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