Nonantola, Maria morì a 22 anni dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso: il padre si oppone all’archiviazione
NONANTOLA – Era andata al pronto soccorso chiedendo aiuto. Poche ore dopo era tornata a casa. Il giorno successivo Maria Anile, 22 anni, di Nonantola, è morta suicida.
A più di un anno e mezzo da quel gennaio 2025, sulla morte della giovane è ancora aperta una battaglia giudiziaria. Il padre Antonio Anile si oppone infatti alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Modena e chiede che venga approfondito un punto preciso: Maria, nelle condizioni in cui si trovava, poteva davvero essere dimessa dall’ospedale?
Per la vicenda sono stati iscritti nel registro degli indagati due sanitari: la psichiatra che visitò la ragazza al pronto soccorso di Baggiovara e il medico del Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia che la seguiva. La Procura, al termine degli accertamenti, non ha però individuato profili di responsabilità penale tali da proseguire il procedimento e ha chiesto l’archiviazione. La famiglia si è opposta e ora la decisione spetta al gip.
La richiesta d’aiuto nella notte
Maria soffriva da tempo di problemi di salute mentale ed era seguita da anni dal Csm di Castelfranco Emilia, competente anche per il territorio di Nonantola. Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale e raccontato dal padre, aveva già attraversato in passato momenti di gravissima crisi.
La notte tra l’11 e il 12 gennaio 2025 la situazione precipitò.
Fu Maria stessa, secondo il racconto del padre, a chiedere l’intervento dei carabinieri perché si sentiva instabile. I militari arrivarono nell’abitazione di Nonantola e successivamente venne attivato il soccorso sanitario. La giovane fu quindi accompagnata all’ospedale di Baggiovara.
In pronto soccorso venne visitata da una psichiatra e trattenuta in osservazione per alcune ore. La dimissione risulta avvenuta nelle prime ore del mattino, con l’indicazione di rivolgersi urgentemente al Centro di salute mentale nel primo giorno utile.
Maria tornò così a Nonantola con il padre.
Secondo la ricostruzione della famiglia, durante quelle ore aveva manifestato paura per ciò che avrebbe potuto fare a se stessa e avrebbe chiesto anche di essere ricoverata. È proprio su questa fase che si concentra oggi l’opposizione all’archiviazione.
La morte il giorno successivo
Maria trascorse la giornata a casa. Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio morì dopo aver assunto una quantità letale dei farmaci che utilizzava nell’ambito della propria terapia.
Fu il padre a trovarla senza vita la mattina del 13 gennaio.
Da quel momento Antonio Anile ha iniziato a chiedere che venga chiarito se, alla luce delle condizioni manifestate dalla figlia poche ore prima, fosse opportuno dimetterla oppure se fosse necessario un livello maggiore di protezione e sorveglianza.
«Non posso accettare che mia figlia sia stata rimandata a casa da un pronto soccorso in cui si era presentata spiegando come stava», è la posizione che il padre ha ribadito pubblicamente in questi giorni.
Due medici indagati, la Procura chiede l’archiviazione
L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due medici coinvolti nella presa in carico della ragazza.
Dopo gli accertamenti, tuttavia, la Procura di Modena ha chiesto l’archiviazione, ritenendo che non emergano responsabilità penali a carico dei sanitari.
Una conclusione contestata dalla famiglia.
L’avvocato Mauro Petrella, che assiste Antonio Anile, ha presentato opposizione chiedendo ulteriori approfondimenti e una valutazione specialistica sulla gestione del caso. Al centro della richiesta ci sono anche le indicazioni regionali per la prevenzione degli atti suicidari e la necessità di stabilire se, nelle condizioni in cui si trovava Maria, fossero necessarie misure di protezione diverse.
La difesa dei due sanitari, affidata all’avvocato Roberto Mariani, sostiene invece che i medici abbiano agito correttamente e in maniera adeguata rispetto al quadro che si presentava in quelle ore.
Il padre chiede una perizia
Venerdì 18 settembre Antonio Anile era in tribunale a Modena insieme al proprio legale per l’udienza davanti al gip.
La famiglia chiede, in sostanza, che il procedimento non venga chiuso senza un ulteriore accertamento tecnico e che un esperto indipendente valuti la gestione clinica della ragazza: dalla sua permanenza al pronto soccorso fino alla decisione di dimetterla e rinviarla al Csm.
Il gip si è riservato sulla decisione.
Per il padre non si tratta soltanto di individuare eventuali responsabilità individuali, ma di capire se quella morte potesse essere evitata.
«Cosa costava tenerla una notte in ospedale?», è la domanda che Antonio Anile continua a porre.
Ed è anche il nodo attorno al quale ruota oggi tutta la vicenda giudiziaria: stabilire se la gestione di quella richiesta d’aiuto sia stata adeguata oppure se Maria, in quelle ore, avrebbe dovuto essere protetta in modo diverso.
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