Aggressione alla zona commerciale: «Sono le stesse ragazze, picchiarono mia figlia l’anno scorso»
MIRANDOLA – L'aggressione brutale avvenuta nei giorni scorsi nella zona commerciale di Mirandola — dove una giovane è stata affrontata da tre coetanee, trascinata a terra per i capelli e colpita a calci e pugni sotto gli occhi di decine di testimoni — non sembra essere un episodio isolato.
A confermarlo è la testimonianza arrivata alla nostra redazione all'indomani della pubblicazione della notizia. Il racconto di una madre descrive una vicenda tragicamente analoga, avvenuta nello stesso identico contesto, con ogni probabilità a opera delle stesse responsabili. Un precedente che riaccende i riflettori sulla pericolosità e sulla continuità delle prevaricazioni in un'area diventata ormai il principale punto di ritrovo dei giovanissimi della Bassa.
Il precedente: «Stesso luogo e stessa violenza in pieno giorno»
«Sempre queste persone hanno picchiato mia figlia l’anno scorso, nello stesso posto e in pieno giorno», ci scrive la lettrice, ripercorrendo il calvario vissuto dalla propria famiglia.
Il contesto è identico a quello raccontato nella nostra prima inchiesta: il rientro da scuola, il pranzo al fast food e poi il trasferimento verso l'area dei grandi magazzini. È qui che la giovane era stata fermata, afferrata per i capelli e colpita con violenza al viso da due sorelle già note tra i coetanei.
Il nodo dell'impunità e l'assedio sotto casa
Oltre alla violenza dell'aggressione, la madre pone l'accento su due aspetti particolarmente allarmanti: il senso di impotenza delle famiglie e la successiva fase di persecuzione.
Dopo l'aggressione, la famiglia si era rivolta ai Carabinieri, scontrandosi tuttavia con i limiti operativi e normativi legati alla minore età delle responsabili: «Ci hanno detto che essendo minorenni non si poteva fare nulla e alla fine non siamo riusciti a concludere niente». Un vuoto di tutela che ha spianato la strada a veri e propri atti di bullismo e stalking: per circa un mese, racconta la donna, le aggressrici si sono ripresentate sotto l'abitazione della famiglia, urlando insulti e il nome della vittima, trasformando la vita quotidiana della ragazza in un incubo.
L'appello ai genitori: «Si vada fino in fondo»
Le immagini dei video che continuano a girare nelle chat dei ragazzi e le denunce che ora emergono tratteggiano un quadro chiaro: nell'area commerciale di Mirandola non si tratta di singoli episodi o di bravate estemporanee, ma di comportamenti violenti che si ripetono nel tempo, instillando un clima di omertà e paura tra i frequentatori della zona.
«Spero tanto che i genitori della ragazza aggredita l'altra sera andranno fino in fondo con queste sorelle che mettono paura a chiunque», conclude la madre nella sua lettera. Un appello accorato affinché le famiglie delle vittime uniscano le forze e si rompa finalmente il muro di silenzio attorno a episodi che non possono più essere derubricati a semplici "liti tra adolescenti".
Hai testimonianze o segnalazioni da condividere su questo episodio o sulla sicurezza nell'area commerciale di Mirandola? Scrivi alla nostra redazione.
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