Meno asfalto, più ombra e strade più sicure: dieci idee per cambiare i paesi della Bassa senza rifare tutto
MEDOLLA – Una strada troppo larga dove le automobili corrono, un parcheggio che d'estate diventa una distesa rovente, una pista ciclabile senza un metro d'ombra, una piazza nella quale nessuno riesce a fermarsi nelle ore più calde. Sono situazioni familiari a chi vive nei paesi della Bassa Modenese. Ma davvero per cambiarle servono sempre grandi investimenti, progetti milionari e cantieri destinati a durare mesi?
Non necessariamente. A volte può bastare modificare la disposizione dei parcheggi, cambiare i materiali utilizzati per una pavimentazione, ricavare spazio per un'aiuola capace di raccogliere l'acqua piovana oppure sperimentare una diversa organizzazione della viabilità. Interventi che, se progettati insieme e con attenzione al contesto, possono rendere strade e piazze più fresche, sicure e vivibili.
È quanto emerso dal workshop “Città per il clima che cambia: da dove partire?”, organizzato giovedì 22 ottobre a Medolla da AESS – Agenzia per l'Energia e lo Sviluppo Sostenibile, per amministratori e tecnici dei Comuni della Bassa Modenese. Nel corso della giornata i partecipanti hanno lavorato su casi di studio, analizzando piazze, strade e parcheggi e immaginando come trasformarli per rispondere meglio alle nuove condizioni climatiche.
Le proposte elaborate durante il laboratorio non sono progetti approvati né opere finanziate. Sono però esempi concreti di come si possa affrontare un problema che riguarda tutti i nostri paesi. Ne abbiamo ricavato dieci idee, alcune semplici, altre più impegnative, che potrebbero orientare anche le future scelte delle amministrazioni locali.
1. Cambiare la disposizione dei parcheggi per rallentare le automobili
Una strada perfettamente rettilinea invita ad accelerare, anche quando un cartello indica il limite di 30 chilometri orari. Durante il workshop è stata illustrata una soluzione che non richiede necessariamente di rifare la carreggiata: modificare la disposizione degli stalli di sosta, alternandoli sui due lati della strada.
In questo modo il percorso dei veicoli diventa meno rettilineo e gli automobilisti sono indotti a prestare maggiore attenzione e a moderare la velocità. In alcune situazioni l'intervento può essere realizzato modificando prevalentemente la segnaletica orizzontale, senza ridurre il numero complessivo dei parcheggi.
Non è una soluzione applicabile ovunque: occorre verificare larghezze, visibilità e condizioni di sicurezza. Ma dimostra che anche il modo in cui disegniamo i parcheggi può influenzare la velocità del traffico.
2. Ridurre l'asfalto nei parcheggi e creare fasce verdi
I grandi parcheggi asfaltati sono tra gli spazi più esposti all'accumulo di calore. D'estate diventano superfici difficili da attraversare a piedi e, durante le piogge intense, ostacolano l'infiltrazione dell'acqua nel terreno.
In una delle esercitazioni i tecnici hanno ripensato un'ampia area di sosta, immaginando di riorganizzare gli stalli e ricavare una fascia centrale larga circa sei metri e mezzo. Uno spazio destinato ad alberature, arbusti, sedute ombreggiate e sistemi di raccolta delle acque meteoriche.
Il progetto avrebbe comportato una riduzione dei parcheggi, ma avrebbe restituito all'area funzioni oggi assenti. Non più soltanto un luogo dove lasciare l'automobile, ma uno spazio attraversabile e utilizzabile anche dalle persone.
3. Realizzare piccoli giardini della pioggia
Non tutte le aiuole devono svolgere una funzione esclusivamente ornamentale. Alcune possono essere progettate per raccogliere temporaneamente parte dell'acqua piovana proveniente dalle superfici circostanti, favorendone l'infiltrazione nel terreno.
Sono i cosiddetti giardini della pioggia, citati durante la formazione e ripresi nelle esercitazioni progettuali. Possono trovare posto lungo una strada, accanto a un parcheggio o nelle aree verdi che separano spazi pavimentati.
Non sostituiscono la rete fognaria e devono essere dimensionati in funzione del terreno e delle precipitazioni, ma possono contribuire a ridurre il deflusso superficiale dell'acqua. Una soluzione particolarmente interessante per un territorio pianeggiante come la Bassa, dove la gestione delle piogge intense è una questione quotidiana.
4. Sostituire le superfici impermeabili con materiali drenanti
Asfalto e pavimentazioni compatte non permettono all'acqua di infiltrarsi nel terreno. Quando piove intensamente, grandi quantità d'acqua scorrono rapidamente verso caditoie e reti di drenaggio.
Durante il laboratorio è stata proposta, in diversi casi, la sostituzione di parte delle superfici esistenti con materiali permeabili o drenanti. L'idea è intervenire soprattutto dove non sia indispensabile mantenere una pavimentazione completamente impermeabile.
La scelta dei materiali può incidere anche sul comportamento termico degli spazi. Colore, capacità di riflettere la radiazione solare e caratteristiche della superficie sono aspetti da considerare nella progettazione, insieme alla durata e alle esigenze di manutenzione.
Non si tratta quindi soltanto di scegliere una pavimentazione esteticamente gradevole, ma di valutarne gli effetti sull'ambiente urbano.
5. Piantare alberi dove servono davvero, non dove avanza spazio
Gli alberi sono indispensabili per creare ombra, ma la loro presenza non garantisce automaticamente che una piazza o una strada diventino più vivibili.
In uno dei casi analizzati durante il workshop, i partecipanti hanno individuato alberature troppo piccole rispetto alle dimensioni della piazza e ai fabbisogni di ombreggiamento. Il problema non era soltanto la quantità di verde, ma la posizione degli alberi e il rapporto tra le chiome e gli spazi frequentati dalle persone.
La proposta ha previsto nuove zone alberate e sedute collocate in modo da beneficiare dell'ombra.
La domanda da porsi prima di piantare un albero non è soltanto dove possiamo metterlo, ma quale spazio vogliamo rendere utilizzabile grazie alla sua presenza. Occorre naturalmente considerare anche lo sviluppo futuro delle radici, la disponibilità di terreno e le necessità di manutenzione.
6. Mettere le panchine all'ombra e rendere le piazze luoghi in cui fermarsi
Una piazza può essere bella da vedere e tuttavia poco accogliente. Se mancano ombra, sedute e luoghi riparati dal sole, durante l'estate rischia di trasformarsi in uno spazio che si attraversa senza fermarsi.
Durante le esercitazioni è stata proposta l'integrazione di panchine nelle nuove aree verdi, senza necessariamente stravolgere l'organizzazione esistente. In un caso, i partecipanti hanno scelto di conservare una pavimentazione giudicata gradevole e funzionale, concentrandosi invece sull'aggiunta di elementi capaci di migliorarne l'uso.
È un approccio significativo anche per i nostri centri storici, molti dei quali sono stati oggetto di recenti interventi di riqualificazione: non sempre occorre demolire e ricostruire, qualche volta è possibile correggere ciò che manca.
Una seduta ombreggiata può fare la differenza per un anziano, per un genitore con un bambino o per chi vuole semplicemente fermarsi qualche minuto.
7. Ripensare le piste ciclabili come percorsi realmente utilizzabili
La Bassa Modenese è un territorio pianeggiante, nel quale la bicicletta potrebbe essere una soluzione naturale per molti spostamenti quotidiani. Eppure una pista ciclabile stretta, poco riconoscibile, discontinua o completamente esposta al sole può risultare poco attrattiva.
Durante il workshop sono state evidenziate situazioni nelle quali lo spazio riservato alle biciclette appariva insufficiente o poco integrato con il resto della viabilità.
Tra le soluzioni proposte figurano lo spostamento dei percorsi ciclabili in posizioni più funzionali, una diversa distribuzione dello spazio stradale e l'inserimento di alberature e aree di sosta.
In una delle esercitazioni i partecipanti hanno immaginato anche servizi dedicati ai ciclisti, come fontanelle e punti per piccole riparazioni. Un esempio di come la progettazione debba partire non soltanto dal tracciato di una pista, ma dalle necessità di chi la percorre.
8. Rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali
Una città adattata ai cambiamenti climatici deve essere anche una città nella quale camminare sia semplice e sicuro.
Nel laboratorio è stata proposta, per una strada con parcheggi e percorsi pedonali poco agevoli, la realizzazione di un attraversamento rialzato in prossimità di un incrocio. La soluzione avrebbe contribuito a rendere più riconoscibile il passaggio dei pedoni e a indurre gli automobilisti a ridurre la velocità.
Sono stati discussi anche interventi per interrompere la continuità visiva dei rettilinei e rendere più evidente la necessità di moderare il traffico.
Il principio è che sicurezza stradale, mobilità pedonale e adattamento climatico non devono essere progettati come questioni separate. Uno spazio più accessibile e meno dominato dal traffico può offrire maggiori possibilità anche per il verde e l'ombreggiamento.
9. Provare le modifiche prima di renderle definitive
Che cosa succede se si elimina una fila di parcheggi? Come reagiscono i cittadini alla pedonalizzazione di una strada? E se la nuova organizzazione del traffico non funziona?
Una risposta emersa durante il confronto è sperimentare.
L'urbanismo tattico consente di realizzare trasformazioni temporanee dello spazio pubblico, verificarne gli effetti e raccogliere le osservazioni di residenti e commercianti prima di procedere con lavori definitivi.
La sperimentazione può durare alcune settimane o qualche mese e può riguardare la disposizione dei parcheggi, l'uso di una piazza o la limitazione del traffico in determinate aree.
Durante il workshop è stato sottolineato che la temporaneità può aiutare a superare le resistenze iniziali. Un cambiamento presentato come una prova consente alle persone di verificare direttamente vantaggi e criticità, anziché giudicarlo soltanto sulla base di un progetto.
E può accadere che chi inizialmente teme di essere penalizzato, per esempio un commerciante preoccupato dalla riduzione della sosta, finisca per apprezzare uno spazio pubblico più frequentato.
10. Coinvolgere i cittadini prima di spendere i soldi
L'ultima idea non riguarda una pavimentazione o un intervento stradale, ma il metodo con cui si prendono le decisioni.
Durante la formazione è emersa l'importanza di immaginare gli spazi partendo dalle esigenze delle persone: avere ombra, potersi sedere, attraversare una strada in sicurezza, trovare un percorso ciclabile comodo, utilizzare una piazza anche nelle ore serali.
Nel laboratorio alcuni partecipanti hanno immaginato trasformazioni particolarmente ambiziose, senza porsi inizialmente limiti di bilancio. Un esercizio che i formatori hanno giudicato utile proprio perché ha permesso di far emergere bisogni reali, prima ancora di individuare le soluzioni economicamente sostenibili.
Soltanto in un secondo momento arriva la domanda su come realizzare quelle trasformazioni, con quali risorse e attraverso quali priorità.
Un metodo che può essere applicato anche nel rapporto tra amministrazioni e cittadini: capire prima come viene vissuto uno spazio, spiegare le ragioni delle modifiche, sperimentare quando possibile e soltanto dopo arrivare alla soluzione definitiva.
La sfida per i Comuni della Bassa: cominciare dalle manutenzioni ordinarie
Le dieci idee emerse dal lavoro dei tecnici non costituiscono un programma di interventi già definito per i Comuni della Bassa Modenese. Alcune richiederebbero investimenti rilevanti e verifiche progettuali, altre potrebbero essere valutate anche nell'ambito delle normali attività di manutenzione.
Ma proprio qui sta uno degli aspetti più interessanti della giornata di Medolla. Quando un Comune deve intervenire su una strada, un parcheggio o una piazza, può limitarsi a ripristinare la situazione esistente oppure chiedersi se quella spesa possa diventare un'occasione per migliorare anche la sicurezza, la gestione dell'acqua e la vivibilità estiva.
Non significa che ogni marciapiede debba diventare un giardino o che ogni parcheggio debba essere eliminato. Significa iniziare a considerare gli effetti climatici delle scelte urbanistiche anche negli interventi più ordinari.
La domanda, a questo punto, riguarda direttamente le nostre amministrazioni: quante delle soluzioni discusse a Medolla potrebbero essere applicate già oggi nei nostri paesi? E quanti interventi di manutenzione o riqualificazione vengono ancora progettati senza cogliere queste opportunità?
Perché il cambiamento climatico non aspetterà che i Comuni abbiano le risorse per rifare tutte le strade e tutte le piazze. Ma alcune trasformazioni possono cominciare molto prima.
FOTOGALLERY Gli amministratori e i tecnici alla giornata di formazione di Medolla
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