Sanità, Ferrari (Pd): “Evitiamo gli allarmismi. La sanità pubblica si difende facendola evolvere con coraggio, innovazione e investimenti”
MODENA -"Evitiamo gli allarmismi: siamo in una fase in cui si sta avviando un confronto. Parlare di chiusure, smantellamenti o impoverimento della sanità modenese prima ancora che esista un progetto definito significa alimentare le paure delle persone e offrire argomenti a chi quelle paure vuole strumentalizzarle. Non per nulla, è esattamente ciò che sta facendo la destra. Le preoccupazioni legittime, certo, meritano ascolto, ma occorre uscire dalla logica binaria e divisiva che vorrebbe contrapporre un ospedale all’altro: ci sono tutti gli ospedali del territorio modenese da difendere e c’è un sistema sanitario pubblico da rendere più forte per i prossimi vent’anni".
Così Ludovica Carla Ferrari, consigliera regionale del Partito Democratico e componente della Commissione Sanità.
“Ritenere, come fa la destra modenese, che si possa lasciare tutto uguale a se stesso, infatti, significa non comprendere che la società cambia, e con essa si modificano bisogni, strumenti, possibilità e problematiche. Pensiamo soltanto alla pandemia: il Covid-19 ha messo il sistema sotto stress, e l’ha costretto a evolversi per rispondere a un’emergenza inedita. C’è poi il tema del progresso tecnologico: non si può pensare di curare le persone ‘come si è sempre fatto’, quando ci sono strumenti che, insieme al miglioramento, impongono una ristrutturazione delle modalità operative. Immobilismo, dunque, si traduce in liste d’attesa ancora troppo lunghe, una popolazione sempre più anziana, cronicità in crescita, servizi territoriali da rafforzare e troppe persone che, non trovando una risposta tempestiva nel pubblico, finiscono per rivolgersi al privato. Chiedere più risorse al Governo è fondamentale, perché il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di maggiori investimenti. Ma più risorse e capacità di innovare devono andare insieme: se vogliamo che la sanità resti universale e pubblica per davvero, dobbiamo correggere ciò che oggi non funziona. Una sanità pubblica universale e forte è l'impegno che la Regione Emilia-Romagna ha assunto con profonda responsabilità, a partire dal Presidente de Pascale e dall'Assessore Fabi.”
Ferrari richiama anche la trasformazione demografica: “In Emilia-Romagna ormai il 40,7% delle famiglie è composto da una sola persona; il 25% della popolazione ha più di 65 anni. Un cambiamento enorme, che modifica radicalmente i bisogni di assistenza e di cura. Non possiamo rispondere alle richieste della società del 2040 con una fotografia in bianco e nero.”
“E poi c’è una grande questione generazionale: non possiamo chiedere ai giovani professionisti di restare nella sanità pubblica e contemporaneamente dire che organizzazione, percorsi e modelli non si possono toccare. Nel 2025, per la prima volta nel decennio considerato da Anaao, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri dal SSN hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876. Un segnale che va preso molto sul serio. E sulle retribuzioni e sui contratti occorre essere altrettanto chiari: è una questione nazionale. Regioni e sindacati chiedono risorse e interventi e dobbiamo essere al loro fianco nel pretenderli, senza tentennamenti.”
Per Ferrari, quindi, il punto non è decidere oggi quale struttura debba vincere o perdere: “Non ci sono approdi predefiniti, ma c’è una precondizione: il coraggio per immaginare e realizzare una sanità migliore, e coraggio di discuterne insieme. E alcune certezze, tra le quali il fatto che sul territorio regionale e provinciale ci sono molti esempi di ospedali distrettuali che, pur non avendo tutti i reparti, hanno al proprio interno altrettanti pronto soccorso.”
“Questo significa coinvolgere tutti gli attori: i sindaci della provincia, medici, infermieri e professionisti sanitari, personale amministrativo, organizzazioni sindacali e rappresentanze dei lavoratori, Università, aziende sanitarie, associazioni, Terzo settore e comunità locali. Condivisione non significa diritto di veto, ma costruire insieme le scelte migliori, partendo dai bisogni delle persone.”
Gli obiettivi sono già chiari: “La sanità del futuro dovrà essere contemporaneamente più specializzata e più vicina: grandi competenze, ricerca, tecnologie avanzate e robotica, organizzate in una rete capace di indirizzare le persone verso il livello di assistenza più appropriato in relazione alla complessità e ai bisogni; e, contemporaneamente, Case della Comunità, Ospedali di Comunità, medicina generale, assistenza domiciliare e servizi territoriali capaci di portare la cura vicino alle persone. Due dimensioni non alternative ma complementari. Anche per questo devono avere voce le associazioni dei caregiver e chi ogni giorno vive direttamente il bisogno di cura.”
“L’ambizione dev’essere quella di crescere, non limitarsi a conservare l’esistente. Rendere la sanità modenese ancora più attrattiva per professionisti, studenti e ricerca e rafforzarne il ruolo nella sanità regionale e nazionale.”
“Da anni si dice che c’è molto da cambiare, ma se poi ogni cambiamento diventa impossibile appena viene messo sul tavolo, se si congela un sistema che necessita di essere fatto evolvere, non si fa un buon servizio né alla sanità né a ciò per cui la sanità esiste, ovvero tutelare la salute delle nostre comunità. Difendere la sanità pubblica significa finanziarla adeguatamente, investire sul personale, sulle tecnologie e sulle strutture, valorizzare chi ci lavora e avere il coraggio di trasformarla quando serve. Conservare tutto com’è può diventare il modo più sicuro per perdere, poco alla volta, proprio ciò che vogliamo proteggere”.
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