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Alessandro Bergonzini, la passione per la storia al servizio della narrazione

Alessandro Bergonzini, classe 1967, modenese di nascita e camposantese d’adozione, è già alla sua seconda prova con un genere, il romanzo storico, di non facile lavorazione: eppure la sua è una passione che nasce da lontano, e che ha trovato una strada propria dopo gli studi e una laurea in Scienze Giuridiche. Lo abbiamo incontrato per approfondire il suo percorso letterario, supportato da una fortissima ricerca e dalla capacità di spaziare tra epoche e personaggi assai diversi tra loro.
Come hai iniziato a scrivere, e come mai i romanzi storici?
Ricordo solo che il primo racconto riguardava un’avventura al tempo degli antichi egizi. Era suddivisa in tre parti, ma non rammento altro. Avevo più o meno 8 anni. Per diverso tempo non ho scritto altro, poi di tanto in tanto, sono stato indotto a prendere appunti su episodi che stimolavano l’immaginazione, ma immancabilmente destinati a rimanere confinati (in disordine) in qualche quadernone.
A causa della mia professione, ho letto diversi libri di economia e diritto, ma per svago ho sempre letto solo fumetti, finché non mi sono capitati fra le mani “I pilastri della terra” di Ken Follett e “L’enigma del gallo nero” di C.J. Samson.
La passione per il romanzo storico è nata così (alimentando probabili reminiscenze infantili) e di pari passo la curiosità per la storia, consultando vari saggi, soprattutto del periodo rinascimentale ed abbonandomi a diverse riviste storiche.

L’evoluzione è stata provare a scrivere romanzi storici. Inizialmente è stato molto complicato, da qualche tempo, mi viene molto più naturale trasferire le emozioni e la fantasia sulla carta, ma se non fosse stato per Daniela, mia moglie, il primo romanzo sarebbe ancora un file all’interno del mio PC.

Come organizzi il percorso di ricerca e come scegli gli argomenti e il periodo che racconti?
Quando mi imbatto in un argomento interessante ne prendo nota in un indice che consulto quando occorre recuperare informazioni utili alla narrazione, ma gli argomenti che danno ispirazione al romanzo sono frutto del caso, per esempio, il romanzo che sto scrivendo è stato ispirato da un articolo che descriveva le difficoltà tecniche di produzione del vetro. Prima di iniziare la scrittura effettuo una serie di ricerche documentali e cerco di procurarmi i testi necessari. Talvolta me li procuro in corso d’opera, quando occorre approfondire un argomento che emerge nel corso della narrazione.

Dalla Parigi del 1500 a Canossa nell’anno Mille è un bel salto: è un personaggio che ti trascina nella narrazione, o crei i personaggi in base ai temi? 
“Il giardino della Salamandra” è stato ispirato dall’enorme riscatto preteso dall’imperatore Carlo V per liberare Francesco I re di Francia. “Naamah” è invece frutto di alcuni saggi relativi a Matilde di Canossa. L’imperatore che va a Canossa ed ottiene dal Papa la revoca della scomunica è un fatto universalmente noto, mentre pochissimi sanno che, qualche giorno dopo essere stato perdonato, l’imperatore progettò di tendere un agguato per catturare il Papa, senza riuscirvi. Molti studiosi sono del parere che questo tentativo non sia storicamente provato. Per quanto mi riguarda ho dato credito alla fonte che narra tale episodio e ne sono stato profondamente colpito. Conseguentemente mi sono domandato: perché tentare di aggredire l’uomo al quale hai implorato  il perdono (ottenendolo) per tre giorni? Come dicevo prima, l’ispirazione è frutto del caso. Ecco il perché del salto da un’epoca all’altra. I personaggi vengono creati di conseguenza nel corso della redazione, man mano che la fantasia mi rivela cosa accade.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Il prossimo romanzo è ambientato nella Firenze del 1492 ed inizia poco dopo la morte di Lorenzo il Magnifico. Narra le vicissitudini di uno speziale (un farmacista) che viene sospettato di un inquietante delitto su cui indagherà uno dei personaggi de “Il giardino della Salamandra”. E’ fondamentalmente un giallo, mentre i precedenti romanzi sono sostanzialmente avventurosi. Mi è stato chiesto di scrivere il seguito del primo romanzo e… ci sto pensando, soprattutto perché in diversi vorrebbero che facessi “resuscitare” uno splendido personaggio femminile a cui non ci si può non affezionare, ma che, ahimé, dovetti far morire (sacrificata alle esigenze narrative).

In verità è più probabile che scriva il seguito del romanzo che sto completando (è a buon punto, ma approssimativamente credo manchino ancora 200 pagine circa). Come al solito, il caso ha voluto che mi imbattessi in un altro curioso fatto storico, sconosciuto ai più (me compreso) e su cui ho in corso i necessari approfondimenti documentali.

I LIBRI DELL’AUTORE:
Naamah
Nel giardino della salamandra

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