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23 Gennaio 2022

Processo Aemilia, confermate anche in Appello le condanne per i Bianchini

Processo Aemilia, confermate anche in Appello le condanne per i Bianchini. L’accusa di associazione mafiosa regge per la maggior parte degli imputati contro cui è stata formulata, ma nella sentenza di appello di Aemilia, il maxi processo contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord che ha visto alla sbarra 118 imputati, non mancano sconti di pena, dovuti anche all’unificazione dei riti ordinario e abbreviato, e proscioglimenti per assoluzione o per prescrizione dei reati contestati. Anche chi è stato condannato per associazione mafiosa ha quindi ottenuto degli sconti non solo rispetto alla sentenza di primo grado, in cui complessivamente erano stati comminati oltre 1.200 anni di carcere, ma anche rispetto alle richieste avanzate dalla Procura.

Sono in totale quasi 700 gli anni di reclusione inflitti dalla Corte d’Appello di Bologna per i 118 imputati del maxiprocesso ‘Aemilia’, contro la ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. La procura generale aveva chiesto pene per circa mille anni.

I condannati sono stati 91, mentre ci sono state 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni.
Condanna a due anni confermata per Vincenzo Iaquinta, imputato per reati di armi. All’ex calciatore campione del mondo i giudici hanno concesso però il beneficio della sospensione condizionale. Il padre, l’imprenditore Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, si è visto ridurre la pena da 19 a 13 anni.

Per quanto riguarda i costruttori sanfeliciani, confermata la pena del capofamiglia e ridotte quelle alla moglie e al figlio. In dettaglio Augusto Bianchini, condannato in primo grado a nove anni e 10 mesi, ha riportato una nuova condanna a 9 anni (leggermente scontata). Per lui la Procura generale aveva chiesto 13 anni di reclusione. Rimane l’aggravante mafiosa.
Per il figlio Alessandro Bianchini la pena è di un anno e sei mesi (con sospensione condizionale) a fronte della condanna a tre anni in primo grado e della richiesta di cinque anni della Procura. Alessandro rientra così in possesso gli automezzi e le macchine della Ios che gli vennero confiscati a inizio processo: li aveva rilevati dalla azienda di famiglia per dare vita a una nuova attività sempre nelle costruzioni.

Per la moglie di Bianchini, Bruna Braga, la pena in primo grado era stata di quattro anni. In secondo grado scende a due anni e due mesi, mentre la Procura generale ne aveva chiesti sette. A Braga è revocata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Le altre condanne

Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, è stato condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e sei mesi chiesti dall’accusa. Piccoli sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due, infatti, sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e nove mesi. Riduzione più robusta, invece, per Giuseppe Iaquinta, la cui condanna è scesa da 19 a 13 anni (la Procura generale aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado), mentre per il figlio Vincenzo, ex attaccante della Juventus e della Nazionale, è stata confermata la condanna a due anni per reati in materia di armi, ma con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio è’ stato condannato a 13 anni e otto mesi contro i 17 anni e mezzo chiesti dall’accusa, mentre per Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e quattro mesi (l’accusa aveva chiesto 23 anni e sei mesi) e 17 anni e 4 mesi (anziché 23 anni e nove mesi).

È più lieve degli 11 anni e due mesi comminati in primo grado, ma più severa dei sei anni e due mesi chiesti dalla Procura generale di Bologna, la pena inflitta dai giudici della Corte d’appello bolognese al collaboratore di giustizia Antonio Valerio. Il collegio presieduto da Alberto Pederiali ha infatti condannato Valerio a un totale di sette anni e cinque mesi di reclusione. Mano pesante, da parte dei giudici, anche con un altro collaboratore di giustizia, Salvatore Muto, che si è visto comminare una pena di nove anni e due mesi, contro i quattro anni e otto mesi chiesti dalla Procura generale. Ottiene invece uno sconto di pena Gaetano Valerio, fratello di Antonio, la cui condanna scende da quattro anni e sei mesi a tre anni e quattro mesi.

Giudici d’Appello più severi di quelli di primo grado con gli imprenditori Palmo e Giuseppe Vertelli, che in provincia di Reggio Emilia erano vicini alla cosca di ‘ndrangheta della famiglia Grande Aracri di Cutro. La sentenza di secondo grado pronunciata oggi a Bologna registra infatti una condanna a 16 anni e quattro mesi per Giuseppe (contro i 13 anni e 10 mesi riportati in primo grado) e a 17 anni e quattro mesi per Palmo, che nel primo processo di Reggio Emilia era stato condannato a 13 anni e nove mesi.

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