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Finale Emilia, il “che fare?” alla vigilia della Mirandolexit: in consiglio comunale, è scontro

FINALE EMILIA – Quale futuro per UCMAN? Alla vigilia della Mirandolexit, l’intricatissimo dilemma serpeggia con insistenza nelle stanze della politica locale, ingenerando un turbinio di dichiarazioni, smentite, dibattiti e consulenze tecniche. Del resto, la faccenda concerne una popolazione di quasi ottantacinquemila persone, capaci di produrre il 2,4% del PIL nazionale. Insomma, il futuro dell’Unione dei Comuni è un affaire di notevolissima rilevanza, al quale anche le alte sfere della politica romana guardano con attenzione. Dissoluzione totale, promozione di un nuovo ente a “otto”, strutture sovracomunali, individuazione di un nuovo municipio capofila: diverse sono le ipotesi in campo, ma nessuna di queste si è ancora affermata in maniera definitiva. Naturalmente, molto tocca alla volontà politica delle amministrazioni, ma altrettanto significative risultano le consulenze dei tecnici, ai quali le giunte di diversi centri della Bassa (come San Felice) si stanno rivolgendo per sbrogliare un’intricata matassa. A questo proposito, appunto due tecnici, Giuseppe Canossi Pasquale Mirto, hanno riferito le proprie valutazioni nel corso del consiglio comunale, svoltosi nella serata di giovedì 21 gennaio: sul piatto della discussione, l’ipotesi della nascita di Finale a “nuovo baricentro” dell’Unione e le relative coperture finanziarie.

Sostanzialmente concorde l’opinione dei due esperti: la situazione è critica, il bilancio oneroso e la fuoriuscita di Mirandola una magagna “epocale”. “Il problema numero uno riguarda l’organico: diversi uffici essenziali, come la ragioneria, verranno meno con l’addio dei mirandolesi.” ha chiosato Mirto, “Dall’altro lato però, occorre rivedere drasticamente la politica di assunzione del personale: lo ha confermato anche la Corte dei Conti”. Sibillino Canossa: “Mi occupo da venticinque anni di Pubblica Amministrazione, ma non mi ero mai trovato di fronte a una situazione del genere: in quasi due decenni di esistenza, l’Unione non ha mai raggiunto un funzionamento efficiente. Questo anche a causa della predominanza mirandolese. Ad oggi, con l’addio della città dei Pico, l’Unione è destinata a perire, a meno che Finale non si impegni nella devolution di alcuni servizi.”

Proprio riguardo quest’ultima ipotesi, il sindaco Palazzi ha operato una cauta apertura, respingendo d’altro canto la proposta del Partito Democratico circa  un’integrazione totale dei servizi:

Storicamente, Finale ha sempre esitato a devolvere servizi in Unione. Quando eravamo all’opposizione, credevamo che UCMAN fosse un ente zoppo, inaffidabile: ora invece ci rendiamo conto dell’importanza di una maggiore integrazione. Riconosciamo alla Mirandolexit piena legittimità democratica, ma l’addio è stato troppo brusco e veloce. Nella fase attuale, ci troviamo a difendere posti di lavoro in bilico: molti dipendenti dell’Unione rischiano il licenziamento. Respingiamo tuttavia senza se e senza ma l’appello del Partito Democratico alla devoluzione completa dei servizi: se nella prossima consiliatura il sindaco sarò ancora io, questo non avverrà mai.

In radicale inconciliabilità, la posizione del leader del PD finalese Andre Ratti. Il consigliere democratico ha invece rivendicato i meriti di UCMAN, spronando l’amministrazione circa un’assunzione di responsabilità all’interno dell’ente:

Vogliamo buttare diciassette anni di politiche comuni alle ortiche? Senza l’Unione, l’eccellenza della scuola di musica Andreoli o l’omogeneità di funzionamento di ASP non sarebbero state possibili. In questi anni, UCMAN ci ha consentito di crescere in maniera omogenea, non lasciando indietro nessuno. I tecnici dicono che senza Mirandola l’ente è destinato a perire? Ebbene, è loro compito dare risposte affinché l’Unione possa essere riorganizzata a otto: aspiriamo ad un organismo policentrico, in cui Finale assuma il ruolo di capofila. Questo non significa devolvere tutto: ma noi della Bassa, siamo tutti sulla stessa barca, dobbiamo trovare il modo di convivere in maniera equa e produttiva.

Brusca la replica della maggioranza, che, attraverso l’intervento della consigliera leghista Agnese Zaghi, ha rimproverato al Partito Democratico una visione ideologica:

Non so in che mondo viva il consigliere Ratti. UCMAN è stato un fallimento totale: noi dobbiamo pensare agli interessi di Finale, non a quelli degli altri comuni. Del resto, nei nostri confronti, l’Unione è sempre stata inadempiente. Basti pensare al sisma del 2012, quando abbiamo dovuto dotarci di tecnici per far fronte alla situazione, mentre UCMAN ignorava le nostre difficoltà. Le risposte non sono arrivate nemmeno a proposito dell’ospedale, della Canaletto o del canile. Insomma, la situazione è delicata e va valutata bene, ma la prospettiva illustrata dal centrosinistra è totalmente svincola dalla realtà.

Più concilianti le posizioni delle altre forza di opposizione: se la Sinistra Civica di Stefano Lugli ha espresso la necessità di una riorganizzazione in senso “sovracomunale”, il consigliere del Movimento Cinque Stelle Veronesi ha invece insistito sull’importanza di uno sbocco indolore per la cittadinanza finalese, messa in difficoltà da una scelta improvvida dell’amministrazione di Mirandola.

Nel frattempo, mentre la politica discute, il tempo incalza: a partire dal 9 febbraio, il TAR inizierà a valutare la Mirandolexit, mentre sembra che la città pichense manterrà in comune solo la gestione del canile, trattenendo il comandante della polizia locale Gianni Doni. Notevole anche il buco di bilancio che si verrebbe a creare. Mancherebbero all’appello ben 800mila euro, come riporta la Gazzetta di Modena:

Mirandola, e questo è un aspetto che nella città dei Pico risulta poco gradito, dovrà versare 290mila euro; a San Felice vengono chiesti 160mila euro, mentre Concordia si attesta a 83mila euro. San Prospero, unico paese che come Mirandola ha conferito tutto, deve versare 58mila euro; 62mila euro sono quelli di Medolla e 41mila risultano a carico di Camposanto. San Possidonio si attesta a 9mila euro, mentre Finale metterà a bilancio poco meno di 30mila euro a dimostrazione dei pochi servizi conferiti.

Insomma, la partita è più che mai aperta e il destino di UCMAN si prospetta tutto in salita.

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