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Mirandola, nessun addio in vista al Punto Nascite : “le cicogne” non smetteranno di volare sul Santa Maria Bianca

MIRANDOLA – Un angola di speranza nella vasta trincea ospedaliera: non si potrebbe definire con parole differenti, l’atmosfera che si respira nel Punto Nascite del Santa Maria Bianca. In questi tristi tempi di pandemia, una vera eccezione rispetto al “clima di guerra” che lambisce l’intero milieu sanitario: ormai percepiti come l’ultima frontiera della logorante lotta al Covid, i nosocomi di tutt’Italia sono sempre più associati a espressioni come “collasso, crisi, saturazione”. Parole che indubbiamente connotano la triste realtà che viviamo quotidianamente, ma che non devono farci dimenticare come l’ospedale non si solo il luogo dell’addio: qui, ogni giorno, si ripete il miracolo della vita.

Testimone direttissimo di questo prodigio, è il responsabile del Punto Nascite mirandolese Alessandro Ferrari: originario di Modena, classe 1967, dopo dieci anni di attività presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi, si è spostato nel 2009 al Santa Maria Bianca. “Se foste venuti qui in mattinata, avreste trovato la sala d’aspetto impegnata dalle pazienti, in attesa del check-up”, chiosa il ginecologo accogliendoci negli ambienti del reparto di ostetricia. “Come potete constatare, gli ambulatori sono stati rinnovati dopo il sisma del 2012”, prosegue “insieme alle sale parto: ne vantiamo ben due, adibite esclusivamente alle nostre mamme. Naturalmente, accogliamo solo donne con fisiologia, cioè destinate a un parto naturale e senza complicazioni. Questo ci permette di instaurare un rapporto speciale con ciascuna delle pazienti. I casi problematici vengono invece dirottati su Carpi o Modena, dove si può contare su strumenti più appropriati per la gestione delle complicanze”.

Mentre Ferrari parla con noi, viene interrotto da una collaboratrice, che trafelata lo invita a recarsi nell’adiacente sala parto. “Mi scuso, ma di là una paziente è in pieno travaglio, devo correre. Non ci vorrà molto, comunque”, dice sorridendoci. Pochi minuti è di ritorno.

Dottore, quindi? Maschio o femmina? 

Se devo dire la verità, non ci guardo mai. Mi assicuro che le funzioni vitali del neonato e della mamma siano nella norma, questo è quello che conta. Penso che anche i miei colleghi facciano lo stesso: se non ci sono problemi particolari, dopo le consuete procedure, lasciamo riposare il bambino sul grembo della puerpera.

Come si compone il vostro team

In effetti, siamo cinque medici coadiuvati da tredici ostetriche. La nostra è una squadra sottodimensionata, che deve ricorrere alla collaborazione di operatori esterni e medici in pensione. Qui, abbiamo la fortuna di poter contare sul contributo del dottor Vezzani, ormai pensionato da tre anni ma quotidianamente in prima linea, al nostro fianco. Non si pensi che la carenza di personale ospedaliero sia un fenomeno squisitamente mirandolese: in tutt’Italia, la classe medica è affetta da senescenza ed è molto difficile individuare figure di alto profilo professionale. Ci si affida dunque alla buona volontà, al grandissimo cuore dei colleghi ormai in pensione.

Cosa ne pensa dell’allarme scaturito in seguito alla chiusura “natalizia” del Punto Nascite?

Ritengo si sia trattato di un fatto circostanziato. Al contrario di altre realtà ospedaliere lombarde, che hanno chiuso qualunque tipo di servizio che non concernesse la lotta al Covid, noi siamo sempre rimasti operativi: naturalmente, essendo il nostro un team ristretto, non appena ho contratto il virus, siamo stati obbligati a sospendere momentaneamente le attività. Tutti i miei collaboratori hanno dovuto sottoporsi al tampone. Ma quella temporanea interruzione non costituisce assolutamente il preludio allo smantellamento del reparto: nessuno di noi la sera rientra a casa con l’idea che nel prossimo futuro non lavorerà più a Mirandola. Certamente non raggiungiamo ancora i cinquecento parti indicati come “soglia minima” per restare aperti, ma i numeri sono in risalita e da parte dell’Ausl vi è pieno sostegno.

Dottore, qui al Santa Maria Bianca praticate l’epidurale? 

No. A questo proposito, l’ospedale di Mirandola, anni fa, era assolutamente all’avanguardia. Tuttavia, ora, prediligiamo terapie che non interferiscano con la fisiologia del parto. Ci avvaliamo piuttosto del protossido d’azoto o del parto in acqua. Le nostre ostetriche sono molto capaci nell’alleviare il dolore con metodi più “naturali”.

Una curiosità: in tempo di Covid, è consentito ai papà assistere al parto? 

Sì, i papà sono le uniche figure esterne ammesse in reparto. In tanti anni di professione, posso dire che, in linea di massima, i babbi si dividono in due categorie: da un lato, quelli collaborativi, che sostengono sia il medico, che la compagna. Dall’altro, quelli spaventati e un po’ ingombranti, difficili da gestire. Ho assistito a ogni genere di scena, penso che per rappresentare al meglio quei momenti ci vorrebbe un grande caratterista come Carlo Verdone!

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