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24 Ottobre 2021

Covid, nel modenese variante inglese maggioritaria nelle terapie intensive

Continua il consueto appuntamento con il bollettino settimanale contenente le principali attività organizzative e sanitarie dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena in riferimento alla gestione dell’emergenza COVID-19.

Situazione ricoveri

Si è mantenuto nell’ultima settimana il calo dei riscontri di nuovi casi positivi in provincia, e parallelamente si è registrato un contenimento nel numero dei ricoverati, che sono ad oggi 168 in Azienda Ospedaliero Universitaria. Di questi, 115 sono in degenza ordinaria, di cui 78 al Policlinico e 37 all’Ospedale Civile di Baggiovara. I ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi Intensiva sono invece 53, di cui 33 al Policlinico e 20 all’Ospedale Civile.

Il calo delle nuove positività e dei pazienti COVID che hanno necessità di ricovero ospedaliero ha permesso di riconvertire alcuni settori di degenza precedentemente dedicati al ricovero di positivi. Nel momento di massimo picco epidemico in Azienda erano stati attivati per assistenza a pazienti positivi circa 300 posti di degenza ordinaria e più di 90 di area critica (intensiva e semintensiva). Attualmente sono ancora dedicati ai COVID circa 150 posti in degenza ordinaria e più di 60 per l’area critica, che è il settore che necessita di più tempo per vedere un calo nei volumi di pazienti, stante la complessità clinica della casistica trattata.

Inoltre, compatibilmente con l’occupazione dei settori intensivi, che ancora vedono impegnato un numero elevato di personale medico e infermieristico, viene intensificata l’attività chirurgica con un parziale riavvio anche dell’attività programmata, oltre che quella che è stata costantemente garantita di emergenza-urgenza e di trattamento della casistica oncologica.

Varianti circolanti sul territorio provinciale (dato aggiornato al 22.04.2021)

Dal 10 marzo a oggi, in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2, sono stati valutati 138 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Si tratta di due tamponi in più rispetto al campione della settimana scorsa in quanto in linea con il calo dei i nuovi ingressi in Terapia Intensiva. Tra questi, 106 (77%) tamponi hanno presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 23 (17%) compatibili con variante brasiliana, 3 (2%) con mutazioni compatibili a variante nigeriana e restano 6 (4%) i tamponi riscontrati senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti.

ll programma di monitoraggio regionale sulla diffusione varianti per la prima settimana di aprile ha previsto l’invio di 22 tamponi positivi al laboratorio di riferimento regionale (IZSLER di Parma) per essere sottoposti all’analisi di sequenziamento genomico. Si ricorda che tutti questi tamponi sono stati scelti a caso tra tutti quelli risultati positivi a livello provinciale il primo di aprile. I risultati complessivi hanno evidenziato la presenza di 19 ceppi virali di variante inglese, 1 ceppo variante brasiliana, 1 ceppo variante nigeriana e 1 ceppo virale non variante. Il programma ha avuto seguito con l’invio di altri 15 tamponi sempre scelti a caso a livello provinciale tra i positivi della seconda settimana di aprile. Siamo tuttora in attesa dei risultati.

Complessivamente, ad oggi, al fine di monitorare le varianti del virus SARS-CoV-2 nella popolazione modenese, sono stati analizzati 68 tamponi che hanno permesso di riscontrare 52 ceppi di variante inglese corrispondente al 77%, 6 ceppi di variante brasiliana corrispondente all’9%, 1 ceppo a variante nigeriana corrispondente (1%) e 9 ceppi virali non variante corrispondente al 13%.

Stiamo partecipando al quarto studio di prevalenza nazionale sulle varianti promosso dall’ISS che vede impegnati tutti i laboratori regionali. Come per gli studi precedenti sono stati selezionati tamponi scelti random a livello provinciale in numero proporzionale agli abitanti delle varie province (per Modena 28 tamponi). Questi campioni saranno processati preventivamente a livello locale per la determinazione delle mutazioni caratteristiche delle varianti note. Questi stessi campioni saranno sottoposti a sequenziamento del genoma massivo per la conferma ed eventuale identificazione di altre mutazioni, sempre presso l’ISLER di Parma.

L’Oncoematologia ai tempi del COVID

Il Covid19 non ha fermato l’attività del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia

“Durante questa pandemia, che dura ormai da 14 mesi – spiega il dottor Giuseppe Longo, Direttore del Dipartimento ad Attività Integrata di Oncologia ed Ematologia – grazie al lavoro di tutti la nostra attività non solo è continuata ma è addirittura aumentata. Nel 2020, infatti, abbiamo svolto complessivamente come dipartimento 17948 visite, circa cinquecento visite in più del 2019, trend confermato anche dai dati dei primi tre mesi del 2021 con 9764 visite effettuate. Se analizziamo, poi i trattamenti infusivi effettuati nel 2020 (24.000), registriamo un aumento di mille trattamenti rispetto al 2019. Nei primi tre mesi di quest’anno siamo già a 8.000. Questo aumento di trattamenti è anche motivato dal fatto che il continuo miglioramento delle terapie a nostra disposizione ha aumentato la sopravvivenza nella maggior parte delle neoplasie oncoematologiche e quindi possibilità di effettuare più cicli di terapie infusive. Abbiamo quindi lavorato a pieno regime. È da segnalare, però, una leggera diminuzione delle nuove diagnosi, soprattutto nei primi mesi di pandemia a causa la paura dei pazienti di venire in ospedale, unita alla sospensione di alcune attività di screening e alla riduzione delle diagnostiche invasive intraoperatorie. Già a partire dall’estate scorsa questa tendenza si era invertita e i dati dei primi mesi di quest’anno sembrano confermare il ritorno a regime anche delle diagnosi”.

Il vaccino per i pazienti COVID19

“Per i pazienti onco-ematologici – continua il dottor Longo – è fondamentale e sicuro vaccinarsi. Fondamentale, perché il COVID è pericolosissimo per i pazienti oncologici, sicuro perché i vaccini loro destinati basati sulla tecnologia RNA non hanno controindicazioni. Per questo motivo le linee guida prevedono che venga somministrato ai pazienti oncoematologici in trattamento attivo e a quelli che lo hanno terminato da meno di sei mesi. Noi, addirittura, cerchiamo di vaccinare anche poco prima dell’inizio del trattamento o negli intervalli tra uno e l’altro ciclo in modo da massimizzare la risposta immunitaria. La risposta dei nostri pazienti è stata entusiastica e il nostro piano vaccinale è già molto avanzato. Su 2500 pazienti circa che hanno le caratteristiche per essere candidabili alla vaccinazione, 2100 sono già vaccinati o hanno la prenotazione per il vaccino. Gli altri saranno vaccinati a breve”.

La pericolosità del COVID19

“I pazienti oncologici hanno purtroppo un rischio maggiore di morte per COVID che può andare da 2 a 4 volte con punte anche di cinque volte per i mielomi, nelle leucemie e nei linfomi è ancora più alta la mortalità. Può sorprendere che una patologia considerata soprattutto respiratoria come il COVID19 colpisca più duramente pazienti con malattie del sangue o del sistema nervoso centrale. Il COVID19, però, è una patologia sistemica che, come sappiamo, ha importantissime e gravissime manifestazioni anche sul sistema circolatorio e su quello nervoso.” Spiega il dottor Longo.

La mortalità del tumore rispetto al COVID19

“Nonostante il miglioramento delle terapie, la mortalità per tumore in Italia è tutto sommato costante da anni, attestandosi su 170.000-180.000 decessi all’anno. I dati ISTAT recentemente pubblicati si riferiscono a due mesi e parlano di 30.000 morti, un dato che se proiettato sui 12 mesi non si discosta troppo da quello storico. Piuttosto sono aumentati il totale dei morti in termini assoluti, in Italia nel 2020 sono morti ben 100.000 persone in più rispetto alla media dei 4 anni precedenti. Ciò ha anche cambiato le percentuali di decesso delle altre patologie un po’ perché il COVID19 prima non c’era e ha conquistato purtroppo molte posizioni in questa drammatica classifica. Un po’ perché sono calati i decessi per cause come gli incidenti stradali in virtù della minore circolazione delle persone e dei mezzi, soprattutto nelle prime fasi del lockdown. Insomma – conclude Longo – la comparsa del COVID19 ha rimodellato le percentuali delle cause di morte ma non ha cambiato di fatto il numero assoluto di decessi per malattie onco-ematologiche”

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