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05 Agosto 2021- Aggiornato alle 18:37

Mirandola, Stefania Michelini promuove il volontariato tra i giovani

MIRANDOLA – La mirandolese Stefania Michelini promuove il volontariato tra i giovani. “Lo faccio ormai da anni, mi ci dedico con passione e sono soddisfatta della mia scelta”. 

Giovani e volontariato – Una risorsa per il futuro.
Stefania, oltre che a coordinare “Cantieri Giovani” fai anche tanto altro, raccontaci : 
“Dopo la laurea di tipo umanistico conseguita nel 2012, ho da subito svolto due lavori contemporaneamente; il coordinamento di progetti dedicati ai giovani e l’insegnamento delle lingue e anche se dedicarsi a più attività insieme richiede molta energia, sono soddisfatta delle mie scelte.
Mi sono occupata per anni dell’insegnamento dell’italiano a ragazzi stranieri  neoarrivati o a migranti o nello specifico nei corsi di alfabetizzazione alle donne. Anche in questo caso ho sempre cercato di trasmettere positività e di aiutare i miei studenti ad integrarsi e/o a risolvere dei problemi.
Nel mio tempo libero infatti sono volontaria in diversi progetti che mirano a favorire l’integrazione e promuovere una cultura della pace intesa come convivenza pacifica  e rispetto degli altri.
Proprio per riuscire a comunicare con i tanti migranti che incontro ho deciso di dedicare un po’ di tempo anche allo studio del cinese e dell’arabo soprattutto perchè all’inizio dei corsi è difficile comprendersi.”
Cos’è esattamente “Cantieri Giovani”?
“Un progetto del CSV Terre estensi che promuove il volontariato nel triennio delle scuole superiori del distretto di Mirandola e che si chiama Cantieri Giovani e anche se lo faccio ormai da anni, mi ci dedico ancora con molta passione (come mi dicono le associazioni).
Questo significa principalmente 3 cose:
da una parte lavoro con ragazzi di quarta, quinta superiore o che sono già usciti dal mondo della scuola che in passato hanno fatto un’esperienza di volontariato e in seguito hanno partecipato al nostro weekend della peer education dove si sono formati ad essere peer educator e quindi ad andare con me nelle classi terze superiori e facilitare la discussione sul volontariato ( il ruolo, i valori, i tipi di volontariato presenti sul territorio ecc), ma anche far uscire le esperienze di volontariato giovanile presenti nelle classi;

dall’altra organizzo gli interventi dei volontari che accompagno nelle stesse classi, dopo i peer e che raccontano la propria esperienza. Prima di andare in classe i volontari vengono formati o su come fare una testimonianza efficace o come è successo quest’anno, su quali strumenti digitali usare dovendo fare interventi a distanza. Le testimonianze di solito partono dalle motivazioni che li hanno spinti ad entrare nelle associazioni, dai motivi che li tengono ancora dentro alle organizzazioni, per toccare anche il ruolo che hanno e le attività che fanno. Sono sempre testimonianze che toccano i ragazzi perché  afferiscono al campo esperienziale, ma soprattutto emotivo;

infine mi occupo di raccogliere le richieste degli studenti di fare volontariato sia nelle associazioni del distretto, sia nelle organizzazioni delle province di Mantova, Ferrara e Bologna per accontentare coloro che pur frequentando le scuole sul mio territorio, risiedono fuori provincia.
Quindi incontri tanti ragazzi ogni giorno; com’è la situazione in questo periodo?
“Incontro centinaia di ragazzi ogni anno (39/40 classi per una media di 20 ragazzi ciascuna) e in ogni classe trovo diverse esperienze di cittadinanza attiva attiva; chi si impegna nei centri estivi, in animazione bambini in parrocchia, nella raccolta fondi delle sagre e delle fiere di paese, nelle collette alimentari, nell’aiutare il coach ad allenare i piccoli o ad organizzare gare nel mondo dello sport. Ma molti sono interessati anche a conoscere le associazioni del proprio territorio. Credo che questo accada soprattutto perché il progetto garantisce un inserimento protetto nell’organizzazione. Io fisso il primo incontro con i volontari e  accompagno i ragazzi all’avvio dello stage per definire insieme al volontario che sarà il  loro tutor, cosa si farà nello stage, e in quali giorni e orari.
La realtà è veramente composita, al momento ci sono associazioni ferme, come quelle del campo educativo, dei doposcuola, altre che hanno ridotto le attività e i volontari, ma altre continuano a prestare servizio e ad occuparsi dei propri utenti come tutte quelle associazioni che operano a contrasto della povertà. Infine ci sono anche associazioni che hanno incrementato le proprie attività come quelle dell’ambito sanitario che contribuiscono a gestire i centri vaccinali o i punti di somministrazione del tampone. In realtà continuo ad accompagnare i ragazzi a fare lo stage, fisicamente quando è possibile oppure a distanza come sto facendo con i progetti di comunità che sto sperimentando fuori provincia. In quel caso ho contattato tutte le associazioni di un Comune e dopo averle incontrate ho proposto uno stage collettivo, ovvero, a turno di prendersi in carico lo studente che vuole avvicinarsi al volontariato per presentargli l’associazione e le attività. Propongo anche stage a distanza con interviste ai volontari, la realizzazione di un articolo per i giornalini del volontariato o per la stampa locale. E’ sicuramente complicato, ma ho l’appoggio di tanti volontari  del progetto che sull’accoglienza dei giovani spendono tempo ed energia.”
In che misura la relazione umana che si crea  influisce sulla buona riuscita del progetto?
“Mi piace incontrare tante persone diverse e stabilire relazioni per me significative. Credo nell’importanza di educare i ragazzi e con questo intendo dare informazioni, conoscenze, ma soprattutto stimoli e aiutarli a scoprire i propri talenti.
Dietro all’incontro che banalmente all’inizio verte sul mondo del volontariato ci sono tanti bisogni nei giovani e soprattutto quello di essere ascoltati e di sentirsi bravi, ma anche importanti e utili per gli altri.
L’ho visto anche nei percorsi di volontariato alternativi alla sospensione scolastica dove incontro ragazzi spesso con comportamenti inadeguati al contesto scolastico, in disagio, che però nel mondo del volontariato manifestano quasi sempre capacità inaspettate.
Dalle relazioni con i ragazzi  è nato il desiderio di fungere da punto di riferimento nella società per aiutarli anche ad aprire i propri orizzonti e per avvicinarli ad esperienze che forse non scoprirebbero da soli. Allo stesso modo e anche perché educare per me significa nutrire, ho scelto di coltivare la mia passione per l’insegnamento.”

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