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18 Settembre 2026
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Apertura dell’Anno pastorale: la lettera dell’arcivescovo Castellucci

NONANTOLA, BOMPORTO, MEDOLLA- In occasione dell'apertura del nuovo anno pastorale, sabato 25 settembre alla chiesa parrocchiale di Gesù Redentore, questo è stato il messaggio ai fedeli dell'arcivescovo Erio Castellucci:
"Non saprei rispondere in modo più creativo alla domanda «che cosa chiedi alla Chiesa?» di quanto abbiano fatto gli ottanta giovani, provenienti da 26 parrocchie di Modena, interpellati in maniera "sinodale" durante la vacanza di Campestrin (Trento) organizzata dalla pastorale giovanile diocesana a fine agosto 2021. Ho riportato solo alcune delle loro risposte, scritte in un pomeriggio su piccoli biglietti di carta: ma già queste, da sole, costituirebbero l'indice di una "lettera pastorale". Mi hanno colpito le loro osservazioni: creative, sincere, profonde. Non le ho recepite come dei giudizi - per quanto favoriscano anche un esame di coscienza personale e comunitario - ma come dei desideri. Si ripetevano nei loro biglietti i concetti di "apertura", "prossimità", "formazione". Si obietterà che quegli ottanta erano "selezionati"; ma credo che in realtà abbiano espresso ciò che pensa la maggior parte dei giovani che partecipa alla vita delle nostre comunità: parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti. I nostri giovani manifestano una grande autenticità: chiedono di essere accompagnati, di poter parlare di più con i presbiteri (per questo auspicano che non siano affogati dalla burocrazia) e di ricevere una formazione più solida; chiedono agli adulti di fidarsi di più dei giovani, di evitare inutili tensioni e litigi, senza attaccarsi alle piccole fette di potere, e di lasciare spazio anche a loro. Ho capito, una volta ancora, quanto avesse ragione San Benedetto da Norcia quando, ormai quindici secoli fa, nella sua Regola monastica domandava all'abate di «consultare tutta la comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (III,3). Perché il Signore fa queste preferenze per i più giovani? Forse perché hanno meno filtri, sono più diretti e poco inclini ai compromessi. Avevo pensato, visto il perdurare della pandemia, di evitare anche quest'anno la "lettera" e adottare il formato della "cartolina": formato che impone a chi scrive, per la gioia di chi legge, uno sforzo notevole di sintesi; alla fine è venuto fuori un testo troppo lungo come cartolina, ma troppo corto come lettera pastorale; diciamo che è un insieme di "biglietti". Cercando comunque di conservare quell'essenzialità alla quale il Covid-19 ci ha provocati, mi limito a raccogliere e rilanciare i biglietti dei giovani che a Campestrin si sono divisi in gruppi per confrontarsi su questa fase di crisi sanitaria, a partire dalla metafora del diluvio universale. La narrazione biblica presenta risonanze molto attuali: il diluvio che sommerge il mondo malvagio fa riflettere su ciò che nell'esperienza di fede è - o dovrebbe essere - annegato, morto e sepolto, sotto la pandemia; l'arca di Noè è uno dei simboli antichi della Chiesa, che attraverso il battesimo porta gli uomini alla salvezza; la scena di Noè che sale sull'arca e vi dimora per mesi insieme alla sua famiglia richiama le relazioni, gli affetti e i sentimenti; e infine la presenza nell'arca delle coppie di animali, maschi e femmine, e l'armonia che si ricrea dopo il diluvio, nel segno dell'arcobaleno, ricorda la visione biblica dell'armonia con tutto il creato. I quattro temi sui quali hanno riflettuto i gruppi sono quindi: l'esperienza cristiana, i sacramenti, gli affetti e la sessualità, il rapporto con il creato. Questi grandi temi ci permettono un inserimento creativo nel cammino sinodale che la Chiesa universale e italiana sta avviando; questo cammino non è altro che la pratica dello stile di dialogo, confronto, preghiera, scambio di esperienze, celebrazioni, attività. Siamo chiamati nei prossimi anni a un ascolto profondo di "ciò che lo Spirito dice alle Chiese"; in un tempo nel quale prevalgono spesso sensazioni, discorsi e gesti negativi, credo proprio che dai giovani possa arrivare "la soluzione migliore". Ed è su questa base, tenendo presenti i moltissimi incontri dei mesi scorsi con presbiteri, diaconi consacrate/i e laici - e in particolare i dialoghi approfonditi vissuti in Val d’Aosta (30 agosto - 4 settembre) tra i nostri presbiteri di recente ordinazione - che propongo piccole tracce; inserendosi nel cammino sinodale chiesto alle nostre Chiese, qualcuna di queste tracce potrà offrire spunti per il lavoro di consigli pastorali, gli incontri educatori e i gruppi sinodali nel corso dell’anno pastorale 2021-22. 1. Ascolto e servizio: gratuità ed efficienza «Vorremmo annegare le comunità farisaiche, tese a inquadrare le persone nella logica dell'efficientismo parrocchiale, che spesso non lascia spazio ai giovani e dice loro sempre di no. In questo modo i giovani non riescono a dare il meglio di loro, perché la loro collaborazione è spesso cercata solo perché c'è bisogno». Se il fariseismo deve restare sotto il diluvio, che cosa invece deve riemergere dalle acque? «Chiediamo accoglienza e apertura; chiediamo di farci sentire a nostro agio, anche quando siamo lontani dal gruppo che è la nostra "comfort zone". La musica potrebbe invogliare tanti di noi giovani a partecipare; cantando si può anche pregare di più». È interessante che i giovani cristiani reclamino la sepoltura dell'efficientismo e domandino più spazio per la musica. L'efficientismo, di cui noi adulti a volte siamo malati, finisce per strumentalizzare gli altri, anche in parrocchia: crea relazioni interessate, "perché c'è bisogno", finalizzate ad un preciso risultato e ad un guadagno. La musica invece appartiene al mondo dell'arte, del gratuito, del "bello" - i ragazzi sono particolarmente sensibili alla bellezza - e del disinteressato. Non si tratta ovviamente di stare con la mani in mano; si tratta di rimettere in fila le priorità: il servizio di Marta è importante, ma l'ascolto di Maria è per Gesù addirittura essenziale, è "la parte migliore", perché rappresenta il nucleo del servizio (cf. Lc 10,38-42). E quando i giovani chiedono alle comunità cristiane accoglienza e apertura, è perché desiderano essere considerati non solo per quello che possono fare, ma per quello che sono. Se non si sperimenta nella Chiesa la logica del dono, dove si deve sperimentare? Quando poi una persona si sente valorizzata per ciò che è, per il fatto stesso di esistere, allora "fa" molto di più e lo fa anche volentieri: alla fine, la gratuità favorisce anche l’efficienza, evitando però l’efficientismo. - La proporzione tra momenti di ascolto (della parola di Dio e dei fratelli) e offerta di servizi, nella nostra comunità cristiana, è evangelica (cf. Marta e Maria), oppure riscontriamo qualche tendenza efficientista e funzionalista? Le persone malate o svantaggiate, che si sentono "inefficienti", sono di casa tra noi? - Quali esperienze di gratuità sono presenti? In che misura le attività e i servizi proposti dalla nostra comunità favoriscono le relazioni e in che misura invece le ostacolano? - I giovani, con la loro creatività, hanno la possibilità di trovare spazi di incontro e attività e di inserirsi, effettivamente e affettivamente, tra gli operatori pastorali? * Gli uffici pastorali diocesani propongono, insieme alla diocesi di Carpi, l’iniziativa “Credi tu questo?", per approfondire le basi della nostra fede in maniera interattiva (integrando digitale e presenza, diocesi e parrocchie); è una proposta che va nella direzione di favorire la formazione degli operatori pastorali, giovani e adulti, e l’ascolto delle domande profonde che la pandemia ha svelato, sollevato e depositato nel cuore di tante persone. Ciascuno degli uffici, poi, potrà proporre dei cammini di formazione per gli operatori, anche utilizzando la forma interattiva e l'attrezzatura di cui diocesi e parrocchie si sono dotate: www.chiesamodenanonantola.it/credi-tu-questo-il-percorso-comunitario-sui-fondamenti-della-fede. * Gli uffici di pastorale giovanile, missionaria e vocazionale predispongono, in accordo anche con altri ambiti diocesani, occasioni formative e spirituali per i ragazzi e i giovani per il discernimento della propria vocazione e missione: dal sito diocesano www.chiesamodenanonantola.it si può accedere alle pagine dedicate. Alcune iniziative vanno incontro alla proposta, nata da alcuni giovani, di vivere insieme periodi prolungati di vita comunitaria nel tempo ordinario.   2. Liturgia eucaristica e sacramenti «Nella pandemia abbiamo riscoperto la dimensione domestica della preghiera (liturgie inviate via web, alcuni gesti e riti svolti in casa): è importante che la Chiesa prenda anche questa forma familiare. Noi giovani sentiamo spesso la Messa come un "momento a parte", mentre è un impegno settimanale che rinnova la vita quotidiana. Trascuriamo la confessione perché ci vuole umiltà a riconoscere di essere peccatori, ma se i sacerdoti sono disponibili (e un po' più liberi), ci stiamo. Molti giovani praticanti prima della pandemia vedevano i sacramenti come una routine e non si rendevano conto che erano dei doni. Le porte aperte durante le liturgie, per contrastare il contagio, sono un bel segno: si potrebbero mantenere aperte anche in futuro». Le indagini sociologiche registrano una crescente disaffezione dei giovani (e non solo) alle celebrazioni sacramentali. Eppure la liturgia è, per sua natura, l'esperienza di gratuità e di bellezza più pura che si possa vivere: e un credente dovrebbe desiderarla. Ci deve essere qualcosa che non funziona, se noi adulti non riusciamo a testimoniare ai ragazzi la gioia dell'incontro comunitario con il Signore, nei momenti qualificanti della vita cristiana. D'altra parte, però, i pochi giovani che oggi prendono parte alle liturgie comunitarie lo fanno non più per convenzione ma per convinzione; e si mostrano totalmente disinteressati, grazie a Dio, alle questioni che tanto appassionano alcuni cattolici adulti, come i dibattiti sulla comunione in mano o in bocca o sulla traduzione del "Padre nostro" o sulla Messa in latino. I ragazzi cristiani vanno al sodo: se sperimentano liturgie sobrie e coinvolgenti, commenti incisivi, brevi e concreti alla Scrittura, una partecipazione attiva, un buon dosaggio tra silenzio, gesti e parole e le "porte aperte"... ci stanno. La richiesta di integrare le celebrazioni comunitarie con alcuni riti domestici scoperti durante il lockdown non deve fare pensare che i giovani desiderino ritirarsi in casa; semplicemente chiedono di sentirsi accompagnati anche nel loro quotidiano; anche il sacramento della penitenza diventa importante, per loro, quando si colloca in un contesto di accoglienza e disponibilità al dialogo da parte dei presbiteri. Il fatto che non tutti sono ritornati alle nostre liturgie parrocchiali, non deve favorire l'arte dei lamenti, ma deve spingere le nostre comunità ad essere più attraenti.   - La celebrazione eucaristica domenicale è il cuore della comunità cristiana, fonte e culmine della sua vita e attività; è il termometro che ne misura la salute e il farmaco che la sostiene. Quali aspetti possono essere meglio curati e valorizzati, per favorire una partecipazione più intensa, soprattutto dei giovani? - I presbiteri chiedono spesso, in piena sintonia con quanto affermano i giovani, di essere meno oberati dagli adempimenti burocratici e amministrativi, per offrire tempo alla formazione, all’accompagnamento spirituale e alle confessioni. Quali osservazioni e proposte... realizzabili, in merito? - L'anno liturgico, con le sue tappe, alimenta e ritma la vitalità della Chiesa. In diocesi due anni fa abbiamo proposto di strutturare la catechesi attorno all'anno liturgico. Esiste qualche esperienza da comunicare?   * Il percorso di formazione di presbiteri e diaconi, in questo anno pastorale, avrà come filo conduttore la celebrazione eucaristica, in quanto esperienza che concentra e attiva le dimensioni fondamentali della vita cristiana: cammino, ascolto della Parola, accoglienza, offerta, comunione, missione. * L'esperienza stessa del Sinodo dei Vescovi e del Cammino sinodale della Chiesa italiana comporterà alcune celebrazioni, diocesane e parrocchiali, che metteranno in luce la profonda connessione tra eucaristia e sinodalità, essendo la liturgia l'espressione più completa della Chiesa "in cammino". Per seguire il cammino sinodale universale e nazionale, sono molto utili i due siti web: www.synod.va/it.html e www.chiesacattolica.it (che presto aprirà una pagina dedicata). * A partire dall'Avvento prossimo, gli uffici catechistici diocesani della nostra Regione mettono a disposizione una piattaforma digitale pensata per catechisti ed educatori, dalla quale si potrà scaricare materiale utile per le diverse fasce d'età. In piena aderenza ai tempi dell'anno liturgico, dal quale vengono dedotti temi importanti e vitali che incrociano le domande esistenziali, vi si troveranno schede, brevi filmati, preghiere, canti, suggerimenti per attività e piccoli servizi, spunti su catechesi con l'arte.   3. Corpo, affetti, sessualità. «Negli affetti è importante il dialogo reciproco, che deve essere sincero e libero. Il covid è stata una bomba sociale, un trauma che ha aggravato la solitudine, soprattutto nelle persone introverse; ma ha fatto emergere anche tanti messaggi di prossimità e di speranza. Dovremmo evitare la banalizzazione del sesso, che tante volte è visto e vissuto come soddisfazione immediata e non come dono di Dio. Però la Chiesa dovrebbe darci le motivazioni, aiutarci a comprendere la bellezza della sessualità e superare l'approccio dei tabù. Tra la via dei libertini e quella dei fondamentalisti c'è la via del rispetto. Dobbiamo imparare ad accettare e amare il nostro corpo. Sarebbe bello avere delle linee-guida su questi argomenti all'interno dei nostri gruppi parrocchiali». Alle dimensioni affettiva e sessuale, come è normale, i giovani sono particolarmente sensibili; e quelli tra loro credenti ne avvertono sia la preziosità sia la fragilità. Questi argomenti sono dei veri e propri "banchi di prova" per la credibilità delle comunità e del messaggio cristiano. Molti ragazzi abbandonano la pratica della fede proprio a motivo della difficoltà di comporre le tensioni naturali o indotte, che avvertono nel loro corpo, con i divieti, con i quali identificano la proposta cristiana. Sappiamo bene come spesso si tratti di percezioni distorte o interessate; ma dobbiamo comunque chiederci, noi adulti, se siamo in grado di testimoniare la bellezza degli affetti, del corpo e della sessualità. Spesso i giovani ci sfidano, perché sanno che su questi temi ci mettono in imbarazzo e vedono che tante volte ci limitiamo a dire che cosa si può o non si può fare, ma non riusciamo a dare delle motivazioni convincenti. Eppure basterebbe attingere alla tradizione più solida, scavata con particolare profondità dal magistero di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, per dare sostanza all'antropologia cristiana e proporre una visione esigente, certo, ma anche esaltante. I giovani più sensibili sanno distinguere tra sfruttamento e dono; e sanno bene che la banalizzazione del sesso, oggi così manifesta nel bombardamento pornografico che colpisce già i bambini, non è la strada che il Signore ha tracciato per vivere la sessualità; che è invece la strada del rispetto, del dono, della gioia reciproca dentro ad un progetto di vita. E sono disponibili a confrontarsi, senza fare sconti a noi adulti, a patto di non sentirsi giudicati ma accompagnati.   - Nella nostra comunità esistono momenti di formazione e confronto su questi delicati e importanti argomenti? Ci sono esperienze positive da comunicare? - Quali proposte si possono immaginare, in accordo con le famiglie, per un’educazione affettiva e sessuale adatta a ragazzi e giovani? Che cosa chiediamo alla diocesi?   * Oltre al rilancio dell’iniziativa “Quando si ama?”, rivolta agli adolescenti, ai genitori e agli educatori e organizzato dalla pastorale giovanile e familiare, i ragazzi a Campestrin hanno chiesto di organizzare un un week-end nel quale si possa approfondire l’effettivo insegnamento della Chiesa su corporeità, affetti e sessualità: si svolgerà dal 25 al 27 febbraio 2022. L'équipe del Servizio Interdiocesano per la Prevenzione, l'Ascolto e la Tutela dei Minori di Modena e Carpi sta predisponendo per questo anno pastorale dei percorsi di sensibilizzazione e formazione sul territorio: per i presbiteri, gli educatori, gli operatori Caritas, i capi scout, gli insegnanti di religione, gli educatori dei ragazzi e dei giovani, gli animatori degli oratori, gruppi sportivi e centri estivi, i catechisti. Nella pagina web all'interno del sito diocesano vi saranno aggiornamenti in tempo reale: www.chiesamodenanonantola.it/servizio-interdiocesano-per-la-prevenzione-lascolto-e-la-tutela- dei-minori.   4. Il grido della terra «Abbiamo la responsabilità della terra. La Chiesa ci deve aiutare a distanziarci dalla tentazione di sfruttare e a concentrarci sullo stile del fruttare; è necessario riconoscere nel creato la presenza di Dio e renderci conto di quale impatto abbiano i nostri comportamenti sull'ambiente. Noi siamo un secondo della vita della terra e fra poco non ci saremo più. Non possiamo cambiare il mondo da un giorno all'altro, ma nemmeno cadere nel pessimismo. Occorre che ciascuno faccia il proprio piccolo ogni giorno, inserendosi all'interno della comunità ed essere promotori di un'educazione verso le altre persone. La fede ci deve portare a motivare l'impegno per migliorare il mondo, sia con la vita che con le parole. Importante è riconoscere l'impronta viva di Dio su tutti gli esseri viventi». Negli ultimi anni sono stati proprio i giovani, con la loro particolare carica e i loro sogni, a scuotere il mondo degli adulti, richiamandoli alla responsabilità verso l'intero creato. I giovani cristiani, ma anche tanti altri giovani, non fanno fatica a sentirsi in armonia con l'enciclica Laudato si' di papa Francesco, che raccoglie e rilancia il magistero "ecologico" avviato da Paolo VI mezzo secolo fa e approfondito da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. I ragazzi parlano di "responsabilità", connettendo direttamente il rispetto per l'ambiente con il rispetto per gli altri. Si rendono conto perfettamente che la natura non è un ammasso di materiali inerti da sfruttare a piacere, ma un dono del Creatore da far fruttare - bellissima questa assonanza proposta da loro - e che la nostra relazione con fratello sole e sorella luna, con fratello fuoco e sorella acqua, si riverbera sul nostro stesso destino. Hanno compreso che il creato è una "casa comune" e che, quindi, il nostro comportamento ha un impatto preciso su noi stessi: se inquiniamo questa casa, la sporchiamo e le togliamo l'aria, ci ammaliamo noi stessi, che siamo i suoi abitanti. La concretezza dei giovani li porta poi a proporre realisticamente a ciascuno di fare "il proprio piccolo ogni giorno", educando così anche gli altri. E li porta anche a percepire la fede come ulteriore motivazione dell'impegno per la salvaguardia del creato e la sostenibilità ecologica. Ormai non possiamo più lasciare questo tema fuori dalla nostra catechesi e dalla formazionevcristiana: del resto, come sappiamo, la Bibbia fin dalle sue prime pagine presenta il mondo come "creato" e l'essere umano profondamente intrecciato agli elementi cosmici. La crescente sensibilità della nostre comunità a queste dimensioni è anche merito dei giovani.   - La nostra comunità cristiana è sensibile alla custodia del creato? Questa dimensione è entrata nella formazione catechistica? Vi sono esperienze positive in proposito (iniziative, manifestazioni, interventi anche concreti nell'edilizia di culto)? - Che cosa chiediamo alla diocesi e quale disponibilità possiamo offrire?   * Da un paio d'anni in diocesi la sensibilità per il rispetto e la custodia del creato ha assunto anche la forma di percorsi e proposte. Dalla collaborazione tra l'Istituto Superiore di Scienze Religione dell'Emilia e la Consulta diocesana per la Cultura, coinvolgendo anche docenti dell'Unimore e di Parma, è nato un cammino di studio che ha già avuto anche espressioni pubbliche, con alcune conferenze sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sugli stessi argomenti il gruppo di lavoro diocesano Laboratorio Parrocchie sostenibili sta coinvolgendo le comunità cristiane disponibili, nello spirito della Laudato si' e dell'Agenda ONU 2030: www.chiesamodenanonantola.it/parrocchie-sostenibili-riparte-il-percorso. Un gruppo di delegati parteciperà alla 49.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani a Taranto, dal tema: "Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro": www.settimanesociali.it; l'Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro sta riflettendo su come curare la restituzione di questa esperienza nella nostra Chiesa locale. * * * Sono solo quattro piste, quelle percorse dai giovani, che possono diventare punti di riflessione per il cammino sinodale che avviamo. Non ho descritto questo cammino, perché la Chiesa italiana sta per pubblicare alcuni brevi testi che ci faranno da guida. Le piste qui indicate sono solo delle proposte, da integrare liberamente con i "dieci nuclei tematici da approfondire" che il Sinodo dei vescovi propone a tutte le diocesi per la consultazione dei fedeli. Le nostre parrocchie e i loro pastori faranno da perno ed elemento propulsore, per interessare il maggior numero di persone, anche tra quelle meno presenti alla vita comunitaria. Sarà una bella avventura, quella del cammino sinodale, se però ci coinvolgeremo umilmente, abbandonando scetticismo e cinismo e mettendoci nell'atteggiamento di offrire in modo costruttivo idee, esperienze ed energie, insieme a un po' di tempo e disponibilità. Grazie di tutto.
 

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