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11 Agosto 2022

Storie di sopravvivenza. Alessandra Pederzoli racconta i suoi 14 anni con la malattia

 Di Francesca Monari

Storie di sopravvivenza. Alessandra Pederzoli racconta i suoi 14 anni con la malattia

 

Anche se il titolo dà già un indizio del fatto che non si tratti di una storia allegra, questa storia insegna moltissimo. Insegna come resistere agli urti senza spezzarsi. Insegna a tornare a vivere quando sembra che non ci sia più nulla per cui vivere, ma soprattutto insegna che per rialzarsi è necessario cambiare punto di vista.

 

Modenese, classe ‘74, Alessandra è dottoressa commercialista e professoressa di Scienza delle Finanze presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. E’ anche appassionata di politica, musica, sanità e psicologia.

 

Pensate al sogno di una casa nuova. Provate a pensare ai colori che scegliereste per dipingere le sue pareti, agli oggetti che portereste con voi, a come diventerà. Se una casa nuova già ce l’avete invece provate a ricordare la fatica fatta per renderla perfetta. Per me una casa nuova è stata un vero e proprio sogno ma da un’altro punto di vista” è così che Pederzoli comincia a raccontarsi all’evento TEDxModena a cui ha partecipato qualche mese fa.

 

Quella mattina di ormai due anni fa, ero passata in ospedale per un controllo. Avevo un dolore ad un polmone che non mi faceva dormire la notte. I medici, non avevano il coraggio di dirmi che forse il tumore era tornato e mi dissero di andare a casa a riposare. Ma io non volevo andare a riposare e andai a quell’appuntamento immobiliare che avevo fissato. Così vidi quel locale e immaginai la ‘casa’ che sarebbe potuta diventare. Non so se avrei scelto quella casa in un momento diverso, ma in quel preciso momento era l’attività più concreta in cui la mia mente poteva investire i pensieri. Mi feci dare la sua piantina e nella mia testa di notte, quando non dormivo, quella casa prendeva vita; modificavo pareti, finestre, arredi e immaginavo i colori” continua con enfasi.

 

Alessandra convive con un tumore raro che attacca il suo sistema nervoso da 14 anni ed è stata operata tantissime volte ad organi diversi, perché ‘lui’, reagisce bene agli interventi ma meno bene alla radio e alla chemioterapia. Quella   volta   però,   ‘lui’   aveva   intaccato   tutta   la   pleura,   era diventato dolorosissimo, fino a farle rischiare il cuore, e non era più operabile. Era in fin di vita e proprio  quel verdetto  la spinse ad entrare in quella  ‘casa’;aveva bisogno di qualcosa che le portasse buone energie e buoni pensieri. Aveva bisogno di costruirsi un obiettivo. Aveva bisogno ancora una volta di cambiare punto di vista ai suoi pensieri per salvarsi.

 

Il giorno dopo aver visto per la prima volta quella casa era in Ospedale, da cui non sarebbe più uscita per mesi. Lì aveva cercato di organizzarsi per non essere mai sola: “insieme a medici e infermieri costruivamo la strategia per guardare al giorno dopo…ma a fare i turni non erano solo loro…ma principalmente amici che mi tenevano la mente impegnata anche di notte!” – ricorda. I familiari volevano​ essere sempre presenti, ma il dolore glielo si leggeva in faccia: avevano bisogno anche loro di sostegno, e lei aveva bisogno di altre vite con altre storie.

 

L’obiettivo   di   Alessandra   è   ancora   una   volta   quello   di   salvarsi   e,   complice   la

passione per l’evoluzione incessante e dirompente della diagnostica genetica e per  le cure  del  futuro,   da  quel  letto   di  ospedale  in  quei  mesi  comincia  a   fare ricerche   e   insiste   per   far   analizzare   nuovamente   i   geni   del   tumore   con   una tecnica   di   nome   genomica.   Con   la   genomica   si   ricava   tutta   l’informazione genetica contenuta nel DNA presente nelle cellule tumorali. All’ultimo tentativo individuarono l’anomalia genetica; 1 errore genetico su 320 possibili, che fortunatamente aveva una medicina sperimentale associata che ha dato un risultato positivo: in pochi mesi quel tumore, che aveva colpito la pleura in   modo   così   pervasivo,   grazie   alla   medicina   si   è   seccato   riducendosi   quasi completamente.

Purtroppo   però   dopo   quasi   un   anno,   quando   la   guarigione   sembrava raggiungibile, il tumore è tornato, di nuovo alla pleura ma fortunatamente con due noduli molto più piccoli, operabili.

Così,   anziché   piangersi   addosso   pensando   di   essere   ripiombata   negli   incubi   e

nelle paure più oscure, si prefigge di raggiungere un ulteriore obiettivo: quello di liberarsi   dalla   dipendenza   di   oppiodi   che   i   malati   sviluppano.   E,   nel   giro   di qualche mese anche questo traguardo è raggiunto.

 

Solo qualche mese fa Alessandra ha avuto l’esito del nuovo esame genetico sul tumore più recente: si è sviluppata una seconda anomalia genetica, il tumore si è riorganizzato creando una specie di “variante”.

 

Quell’Ospite Silenzioso ed Indesiderato – come Alessandra era solita appellarlo nei primi 12 anni di malattia in cui era asintomatico e non doloroso –  ora è a tutti gli effetti un Compagno di Viaggio, con cui fa i conti ogni mattina, coi fastidi e idolori che gli danno voce, rendendo impossibile pensare di ignorarlo.

 

Alessandra ci insegna che indipendentemente dalla condizione di salute in cui si è, con immaginazione e apertura, con fiducia ed ironia il nostro quotidiano possiamo riscriverlo solo noi e il futuro non è altro che come agiamo noi nel presente. Perchè tutto è importante e va vissuto al massimo.

 

E voi avete scelto la vostra ‘casa’?  Avete scelto in che ‘casa’ stare? Una in cui convogliare le energie negative o una da abitare con fiducia, cercando il modo per affrontare i giorni a venire con l’obiettivo di salvarvi?” – conclude.

 

Riscriviamo la nostra storia ogni giorno, non necessariamente per cambiarla ma per cambiare il modo in cui osserviamo ciò che ci accade e lottiamo per ciò che ci appassiona, cercando di sfidare le paure, con l’aiuto degli altri: quando la nostra vita sembra insopportabile, quella degli altri può donarci una rinnovata immagine di bellezza e speranza in cui credere, per cui valga ancora la pena respirare, cantare, sognare.

Alessandra Perderzoli

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