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26 Giugno 2022

Ucraina, Finale Emilia manifesta contro la guerra

FINALE EMILIA – C’erano circa 200 persone nella serata di mercoledì 2 marzo, ai giardini De Gasperi di Finale Emilia, alla manifestazione promossa da Mani Tese Finale Emilia a sostegno della popolazione ucraina e di tutti i cittadini russi che stanno manifestando contro questa guerra. Tanti gli interventi che si sono succeduti e che sono stati accompagnati dagli applausi del pubblico presente. Di particolare rilievo le parole dei giovani studenti delle scuole superiori e le poesie e i brani letti dagli allievi delle scuole medie di Finale Emilia e Massa Finalese.

Finale Emilia contro la guerra, le parole dell’assessora alle Politiche giovanili, Volontariato, Associazionismo e Pari opportunità, Anna Baldini:

“Con l’articolo 11 della nostra Costituzione l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Si poteva semplicemente dire che l’Italia rinuncia alla guerra o che la condanna. Invece si preferì usare un termine forte, uno di quelli che genera sdegno, orrore, repulsione: «ripudiare» è il gesto di chi spinge all’indietro: dunque un’azione attiva, non semplicemente un’astensione.
La nostra assemblea costituente sceglie un termine così forte perché era ancora vivo il ricordo degli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Più di 62 milioni di vittime, fra civili e militari, ogni famiglia ne era stata lesa, nessuno poteva essere indifferente. Così come l’Italia, tanti altri paesi scelsero di inserire principi di pace nei loro regolamenti, nelle loro costituzioni. Gli anni sono passati, altre guerre si sono susseguite, ma spesse volte l’Occidente è rimasto indifferente, in fondo non erano alle porte di casa nostra. Guardate cosa accade intorno a noi.
Guardate l’Africa. Ci sono guerre attive in Burkina Faso, Egitto, Libia, Mali, Mozambico, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan. Guardate l’Asia e il Medio Oriente. I talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan pochi mesi fa. Ma non sono in diverse condizioni il Pakistan, le Filippine, il Myanmar. Così come in Iraq, Siria e Yemen. Guardate il Sud America. La Colombia, il Messico, le lotte con i cartelli della droga e gruppi terroristici di vario genere che ogni giorno si trovano a combattere. Guardate Hong-Kong, una mia cara amica vive là, sono anni che vivono sotto costante attacco mediatico, repressi nelle loro manifestazioni dal governo Cinese che ne reclama il controllo. Buttiamo un occhio su Taiwan, anch’essa eternamente contesa fra la propria indipendenza e coloro che la vogliono controllare.
Il tempo passa, la storia per principio è ciclica, ed eccoci qua. Con una guerra che bussa alle porte di casa nostra e immediatamente ci rendiamo conto che non si può restare indifferenti. Tante delle persone che sono qui stasera, i nostri amici di Mani Tese in primis, hanno un occhio attento su questa tematica. Quanti di noi però si sono mobilitati solo ora? Mi ci metto in mezzo anche io, badate non vuole essere una predica, ma una presa di coscienza. L’indifferenza porta a maggiore indifferenza, non possiamo restare a guardare, dobbiamo far sentire la nostra voce. Dobbiamo dire di no ad ogni guerra, ad ogni conflitto, ad ogni repressione.
La massiccia mobilitazione a livello internazionale che abbiamo visto in questi giorni, alla quale si unisce oggi anche la nostra comunità, dovrebbe aprire gli occhi a coloro che siedono su quegli alti scranni: la guerra non ci rappresenta. E soprattutto non ha nulla a che fare con le generazioni del futuro. Il mondo che sogniamo e che ci meritiamo è un mondo dove ogni tipo di differenza va ad appianarsi, dove gli unici principi riconosciuti sono la meritocrazia e l’autodeterminazione. Siamo noi a decidere chi siamo e dove vogliamo andare, gli unici ostacoli che dovremmo trovare sul nostro cammino sono quelli che noi stessi finiamo per porci, non dettati dal nostro genere, dell’orientamento sessuale, dall’estrazione sociale, dalle disabilità, dalla nostra nazionalità, così come dal nostro colore della pelle.
Tutto questo possiamo definirlo un’utopia, ma almeno lasciateci questo: un mondo in pace. Un mondo senza guerra: anche la mia generazione ne ha già viste abbastanza per avere 25 anni. Un terremoto che ha segnato il nostro territorio, alluvioni e altri disastri naturali, una pandemia che ci ha impedito di vivere due anni della nostra giovinezza così come avremmo dovuto e potuto fare. Per non parlare delle difficoltà economiche e le precarietà lavorative con cui ci dobbiamo scontrare tutti i giorni. Ed ora che uno spiraglio di luce c’era, sembrava che stessimo finalmente uscendo dall’emergenza, ecco che arriva questo. Prima che sia troppo tardi, basta. Mediamo, usiamo la diplomazia ed arriviamo ad una soluzione che ci permetta di tornare a guardare al futuro con speranza e fiducia”.
Di seguito, alcune foto della manifestazione, scattate da Carolina Paltrinieri:
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