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02 Luglio 2022

Lettera aperta del presidente Calciolari: “La Bassa è terra di confine. E non basta la carta bollata: la Bassa è Unione di fatto”

MIRANDOLA- E’ una lettera piena di conforto, incoraggiamenti e nuove prospettive per il futuro quella che il presidente Ucman Alberto Calciolari ha deciso di scrivere e dedicare ai cittadini della Bassa modenese e ai dipendenti dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha “ufficializzato” l’uscita di Mirandola dall’Unione.

Questa la lettera del presidente Calciolari:

“Alla fine il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla legittimità della Delibera con cui il Comune di Mirandola ha deciso – forte dei voti della maggioranza dei rappresentanti dei cittadini – di uscire dall’Unione; e di questo come amministratori non possiamo che prendere atto, senza proferire alcun commento e senza avanzare alcuna rivendicazione. La decisione del giudice amministrativo si rispetta.

Ma come uomini e donne che governano i territori che amiamo, non possiamo mettere la cruda e fredda burocrazia davanti alle legittime domande dei nostri concittadini e dei collaboratori, che tutti i giorni lavorano per mandare avanti la macchina amministrativa che governa la vita di tutti noi. A tutti vogliamo dire che nessuno pensa di abbandonare qualcuno al proprio destino: che abiti di qua o di là da una ipotetica linea di confine. Noi nella Bassa sappiamo bene che il confine non divide ma, anzi, per certi aspetti unisce. La terra di confine è di fatto una Unione di comunità, di culture e tradizioni. La Bassa è terra di confine. E non basta la carta bollata: la Bassa è Unione di fatto.

Noi che siamo riusciti a rinascere dopo una coppia di terremoti che hanno squassato le nostre case di mattoni a distanza di pochi giorni, lasciando tante ferite e lutti, non ci spaventiamo di certo davanti a un “terremoto” di carta. Abbiamo saputo ricostruire le case e allora prenderemo questa “scossa” per ripensare a una nuova Unione, che possa rappresentare qualcosa di più forte, più solido, più attrattivo. Come per il terremoto abbiamo imparato a costruire meglio le case, così per le divisioni dovremo imparare a condividere meglio le capacità e le risorse a disposizione di ognuno di noi. Non esiste il miracolo della distribuzione dei pani e dei pesci, se prima non c’è il miracolo della condivisione dei talenti; è questa la lezione che dobbiamo imparare da questa esperienza.

Dobbiamo puntare tutte le nostre forze per mettere in evidenza le qualità e la fattibilità delle proposte sociali di quella Economia generativa che parte dalla persona e sviluppa le risorse del territorio per mettere a valore le potenzialità; dobbiamo sostenere la voglia di fare per rendere appetibile le nostre terre ma senza dimenticare l’attenzione ai bisogni sociali, alle realtà produttive, all’unicità di un territorio che si sforza di mostrarsi all’altezza di una sfida globale che vuole andare oltre la crisi e i problemi che ci affliggono. Che vuole puntare sullo sviluppo, sulla socialità, sul volontariato, sul piacere di operare per permettere all’altro di vivere meglio.

Vogliamo dare slancio al patto per lo sviluppo dell’area, appena approvato dalla Giunta unionale, che intende dare forza alle peculiarità e alle potenzialità del nostro territorio. E d’altra parte viviamo un territorio benedetto dalla ricchezza di un patrimonio agroalimentare eccezionale, da un Polo biomedicale che nessun’altro territorio può vantare. La tutela di questo bene comune deve venir prima di ogni disputa campanilistica o di bandiera. E d’altro canto, viviamo in un territorio fortemente radicato sulle nostre terre, ma che ha anche una indiscutibile vocazione internazionale (cosa peraltro non insolita per le comunità e per le città di questa regione). Ai collaboratori che lavorano nell’Unione e ci permettono di vivere i servizi deve andare tutta la nostra gratitudine: di amministratori e di cittadini. Non possiamo e non vogliamo fare a meno della ricchezza che rappresenta ognuno di loro, donne e uomini che operano per il bene di tutti gli abitanti della Bassa.

Dovremo rifare certi conti, certo; ma le prospettive che abbiamo davanti rappresentano una sfida che vogliamo vincere, tutti insieme, sotto la bandiera comune che è la nostra identità, senza pregiudizi su posizioni e ideologie di parte o di fazione. La popolazione della Bassa ha saputo unirsi per fronteggiare disgrazie e tragedie; sarebbe da idiotes – nel termine più etimologico della parola greca – non farlo adesso che invece possiamo cogliere un successo che ci accomuni tutti.

Noi uomini e donne della Bassa amiamo mangiar bene e parlar meglio; lo sanno bene anche gli amici della Città dei Pico. Per questo all’inglesismo di un MirandolExit che non ci appartiene, in nessun senso, noi rispondiamo con il miglior: Mirandola, A ‘rvedras! Perché siamo certi che prima o poi chi amministra Mirandola chiederà di tornare nell’Unione amministrativa dei Comuni della Bassa Modenese.

E avremo la forza di aspettarli”.

 

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