La fotografia italiana degli anni ’80 e ’90 in mostra al Castello Campori di Soliera
SOLIERA- La fotografia è un mezzo profondamente influenzato dallo sviluppo tecnologico. Il periodo storico tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta ha impresso una forte accelerazione da un punto di vista tecnico, prima con la diffusione di computer e internet e poi del supporto digitale. Ma sono anche anni durante i quali ci si è dovuti confrontare da un lato con l'eredità culturale di Luigi Ghirri - scomparso nel 1992 - e dall'altro con esperienze di pratica e di ricerca oltre confine, iniziato già dalla fine degli anni Ottanta.
A questo periodo articolato, fertile, complicato è dedicata la mostra "Il linguaggio delle immagini. Fotografia in Italia tra gli anni 80 e 90" a cura di Marcella Manni e organizzata dalla Fondazione Campori di Soliera, impegnata a indagare le forme espressive della contemporaneità. Luigi Ghirri, Franco Vaccari e Olivo Barbieri sono figure di primo piano in quegli anni, artisti che interpretano in modo singolare e autonomo la ricerca, condividendo il legame di origine con il territorio emiliano.
La mostra, aperta gratuitamente al pubblico da sabato 7 ottobre a domenica 7 gennaio 2024, è allestita presso il castello Campori, simbolo di Soliera: la fortezza medioevale nella sua lunga storia è stata abitata dalle potenti famiglie degli Este, dei Pio e dei Campori, che nei secoli l'hanno resa un'elegante residenza nobiliare; ora è diventata il Castello dell'Arte, una sede espositiva dedicata ai linguaggi artistici contemporanei, che ha ospitato mostre con artisti di primo piano nel panorama dell'arte italiana e internazionale (come "Intra moenia. Collezioni Cattelani" inaugurata nel 2018, la mostra personale "Arnaldo Pomodoro. {sur}face" nel 2020, "Mauro Staccioli. [re]action" nel 2021 e la mostra fotografica: "Giochi di verità" con opere di autrici italiane provenienti dalla Collezione Donata Pizzi nel 2022). Il Castello dell'Arte ha arricchito anche il centro storico di Soliera con importanti installazioni, tra cui l'Obelisco per Cleopatra, imponente opera monumentale alta 14 metri progettata da Pomodoro che svetta all'ingresso e il grande arco triangolare Portale di Mauro Staccioli, attualmente installato in via P. Nenni.
"Questo progetto di mostra esplora "Il linguaggio delle immagini" con riferimento a un arco temporale preciso - spiega la curatrice Marcella Manni - e si pone l'obiettivo, certo non esaustivo quanto di prelievo, quasi di ‘carotaggio', di raccogliere, presentare e mettere a confronto opere e autori che in quegli anni hanno affrontato con la loro ricerca, le sfide dell'avanzamento tecnologico e allo stesso tempo affinato e precisato un proprio linguaggio, estetico e formale".
Attraverso un nucleo di opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private (Collezione Trevisan, Collezione Ettore Molinario, Collezione Donata Pizzi, Gamec Bergamo, Collezione Marco Antonetto, tra le altre), in mostra sono presenti oltre 60 opere di autori numerosi e diversi, tra cui: Luigi Ghirri, Andrea Abati, Marina Ballo Charmet, Paola di Bello, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Carlo Benvenuto, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Guido Guidi, Paolo Gioli, Luigi Ontani, Alessandra Spranzi, Alessandra Tesi, Franco Vaccari.
Gli autori sono scelti indipendentemente dal criterio anagrafico, ma concentrando l'attenzione sulle opere, prodotte tra la fine degli anni 80 e gli anni 90; con questo stesso approccio si sono scelti autori che in quegli anni operavano con una pluralità di linguaggi.
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