Modena, giallo di via Stufler. La figlia di Marangio: “Papà si doveva trasferire a Roma”
"Aveva avuto un ictus tre anni fa, per questo aveva deciso di lasciare Modena e trasferirsi a Roma, per stare con me e la nipote". E' quanto ha dichiarato alla stampa locale la figlia di Raffaele Marangio, trovato morto nella propria abitazione, con una cintura al collo. Psicologo stimato, il decesso dell'uomo ha lasciato sgomenta la comunità, che non si capacita della fine così cruenta di un terapeuta benvoluto e circondato dall'affetto di amici e colleghi. Nel frattempo, l'Associazione della Stampa ha lamentato il ritardo della Procura nella comunicazione del fatto:
Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, Aser e Associazione Stampa Modenese esprimono profonda preoccupazione per l’ennesimo episodio che conferma una tendenza allarmante alla limitazione del diritto di cronaca da parte della Procura di Modena. Il recente caso del ritrovamento del corpo di un uomo, reso noto solo 18 giorni dopo e attraverso un comunicato estremamente sintetico, rappresenta un grave vulnus per la trasparenza e per il corretto rapporto tra istituzioni e cittadini.
Il comunicato della Procura non riporta elementi essenziali per comprendere le circostanze del fatto. Tutto questo avviene mentre non si esclude l’ipotesi di omicidio. Una comunicazione lacunosa non solo alimenta incertezza e sfiducia nell’opinione pubblica, ma ostacola anche il lavoro dei giornalisti, che hanno il compito di garantire ai cittadini un’informazione completa, accurata e tempestiva.
In un sistema democratico, trasparenza e tempestività devono prevalere. Le Procure, soprattutto in casi di evidente rilevanza pubblica, hanno il dovere di informare tempestivamente e in modo esaustivo. Al contrario, da tempo si assiste a un progressivo deterioramento del rapporto tra stampa e inquirenti: le occasioni di confronto diretto sono pressoché scomparse, sostituite da comunicazioni tardive e frammentarie.
Ribadiamo che il diritto a essere informati è un diritto fondamentale dei cittadini e chiediamo con forza un cambio di rotta: serve maggiore trasparenza, tempestività e disponibilità al confronto. Solo così sarà possibile garantire un’informazione responsabile, nel pieno rispetto dei diritti di tutti e della verità dei fatti.
Siamo al fianco dei colleghi impegnati quotidianamente a svolgere il proprio lavoro con professionalità e rigore deontologico e continueremo a vigilare affinché il diritto a una corretta informazione non venga sacrificato.
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