Giovani attori crescono, il teatro del futuro post terremoto rinasce a San Felice
SAN FELICE SUL PANARO – Un laboratorio teatrale per bambini che diventa molto più di un semplice corso: uno spazio di crescita, relazione ed educazione emotiva. È questo il cuore del progetto promosso dall’associazione genitori Crescere Insieme, che nelle scorse settimane ha coinvolto un gruppo di ragazzini e ragazzine, preadolescenti, di San Felice e dintorni, sotto la guida della regista e formatrice Irma Ridolfini.
«Lo scopo è acquisire strumenti per gestire al meglio la propria espressività, comprendere le emozioni e imparare a comunicarle», spiega Ridolfini. Un lavoro che punta non tanto alla performance, quanto al percorso: «Il teatro è un pretesto. L’obiettivo non è diventare attori o attrici, ma imparare a stare insieme, anche gestendo il conflitto».
Attraverso giochi, improvvisazioni e piccole scene, i più giovani imparano a uscire dal proprio guscio, ad ascoltare e a riconoscere le emozioni proprie e degli altri, proprio nel momento in cui ci si affaccia in quella difficile fase della vita che è l'adolescenza. Il gruppo, racconta la direttrice del corso, «si è formato, è affiatato, si diverte molto», segno che il linguaggio teatrale continua a parlare anche alle nuove generazioni.
Un linguaggio antico, si fa teatro dai tempi degli antichi Greci e anche prima, ma ancora attuale. «Il teatro è un gioco, ed è proprio questo che lo rende coinvolgente. Ma ha anche caratteristiche uniche: è un’esperienza che accade qui e ora, irripetibile, che mette i bambini faccia a faccia con se stessi e con gli altri», sottolinea Ridolfini. In un’epoca dominata dai linguaggi digitali, il teatro mantiene quindi una specificità educativa difficilmente sostituibile.
Il laboratorio voluto dall'associazione genitori Crescere Insieme rappresenta anche un primo passo verso un possibile rilancio più ampio del teatro giovanile a San Felice, in parallelo con la riapertura degli spazi culturali dopo il sisma: nel teatro cittadino sono a buon punto i lavori di ristrutturazione, mentre in altri paesi del cratere, come Medolla e Concordia, i teatri sono già stati restituiti alle comunità e hanno ripreso a funzionare Sistemati i contenitori, però, resta il problema dei contenuti: molte compagnie hanno chiuso i battenti a causa della perdita degli spazi dopo il terremoto, il cinema soffre la concorrenza delle piattaforme e la musica comporta costi elevati. Problemi oggettivi, che forse solo una nuova generazione di appassionati può avere la voglia di affrontare. Ma come far appassionare ragazzi e adolescenti della Bassa? Intanto, quello di San Felice «È stato un esperimento fatto molto bene – sottolinea Ridolfini – con una bellissima risposta da parte dei ragazzi e delle ragazze». Il percorso non si concluderà con uno spettacolo strutturato, ma con una lezione aperta finale, pensata per coinvolgere le famiglie e mostrare il lavoro svolto: «È un momento importante, perché non è mai semplice spiegare cosa succede durante un laboratorio di teatro».
Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sull’offerta educativa del territorio. Nella Bassa modenese lo sport rappresenta da sempre un punto di riferimento, ma per le fasce di età più delicate – tra fine elementari e inizio medie – emergono nuovi bisogni. «Il teatro può essere altrettanto importante – osserva Ridolfini – perché lavora sulla relazione, sulla conoscenza di sé e degli altri. Sono strumenti fondamentali soprattutto in adolescenza».
Una prospettiva che si lega anche al futuro degli spazi culturali locali. Dopo anni segnati dal terremoto, la riapertura dei teatri pone una domanda cruciale: come riempirli di vita? «Non basta la programmazione – evidenzia – serve anche la formazione. È quella che può accompagnare le generazioni nel tempo».
Il fermento associativo non manca, ma per fare il salto di qualità serve un’alleanza più forte con le istituzioni: «Se ci fosse maggiore attenzione da parte dei Comuni, la spinta dal basso potrebbe strutturarsi meglio. Le realtà ci sono, ma senza una visione condivisa fanno fatica».
E allora la domanda finale resta aperta, quasi provocatoria: «Chi li anima i teatri? Adesso che sono pronti, chi fa gli spettacoli?».
La risposta, forse, è già sotto gli occhi di tutti: questi ragazzini che oggi giocano a fare teatro e che domani potrebbero diventare il pubblico – e i protagonisti – della cultura locale.
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