Salute, 300mila persone in Italia con Parkinson, 10% ha diagnosi prima dei 50 anni
(Adnkronos) - In Italia sono 300mila per le persone con il Parkinson, la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer. Nel mondo sono oltre 10 mln. Un numero destinato ad aumentare in modo significativo: secondo le più recenti stime, entro il 2050 i casi globali cresceranno del 112%, arrivando a circa 25,2 milioni, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione. L'Intervista del senatore del Pd, Enrico Franceschini, in cui parla della malattia che l'ha colpito, con una diagnosi nel 2020, riaccende le luci sul Parkinson. "E' una malattia eterogenea, che può presentarsi con quadri clinici e traiettorie evolutive differenti. Questa variabilità si traduce in bisogni assistenziali diversi da paziente a paziente e rende più articolata la gestione della malattia nella pratica clinica - ricorda la Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe‑Dismov - Fattori come l’età di esordio, il genere e le diverse fasi della vita contribuiscono a definire esigenze differenti, richiedendo alla cura un approccio sempre più personalizzato".
Quando la malattia colpisce in età attiva. "Sebbene il Parkinson resti prevalentemente legato all’età avanzata, circa il 10% dei pazienti riceve la diagnosi prima dei 50 anni e una quota più ridotta, intorno al 4-5%, sviluppa la malattia in età ancora più precoce - proseguono gli esperti - A livello globale si stima che quasi mezzo milione di persone conviva con una forma di Parkinson a esordio giovanile, con numeri in aumento negli ultimi decenni".
Tra i campanelli d’allarme indicati dagli esperti figurano disturbi del sonno "con sogni molto vividi e movimentati, perdita dell’olfatto, stitichezza persistente, tremore o rigidità, cambiamenti nella scrittura, che si fa più piccola, o nel volume della voce". La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe‑Dismov ha raccolto alcune informazioni in un decalogo suddiviso in due parti.
I 5 segnali precoci da non ignorare. 1) Disturbi del sonno. Sogni molto vividi, agitati o “movimentati” possono essere un indicatore precoce; 2) Perdita dell’olfatto. Una riduzione significativa della capacità di percepire odori è un sintomo iniziale frequente; 3) Stitichezza persistente. Alterazioni gastrointestinali possono comparire molti anni prima dei sintomi motori; 4) Tremore, rigidità o movimenti più lenti. Anche piccoli cambiamenti nei movimenti quotidiani meritano attenzione; 5. Scrittura più piccola o voce più debole. Micrografia e diminuzione del volume della voce possono rappresentare segnali precoci.
I 5 comportamenti che possono aiutare a ridurre il rischio: 1) Fare attività fisica regolarmente. Il movimento contribuisce alla protezione della salute cerebrale; 2) Seguire una dieta equilibrata. Frutta, verdura e alimentazione mediterranea supportano il benessere del sistema nervoso; 3) Proteggersi dall’esposizione a sostanze tossiche ambientali. Ridurre il contatto con pesticidi, solventi e inquinanti aiuta a proteggere il sistema nervoso; 4) Dormire bene e mantenere ritmi regolari. Il sonno è essenziale per i processi di recupero e protezione del cervello; 5) Non ignorare i segnali e parlarne con il medico. Una diagnosi precoce consente trattamenti più efficaci e personalizzati.
Sul fronte delle terapie. Recentemente proliferano, soprattutto sui social e sul web, offerte relative a presunte 'terapie innovative' per la malattia di Parkinson basate sull’impiego di cellule staminali. La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe-Dismov avverte che "nessuna terapia con cellule staminali è stata approvata dalle principali autorità regolatorie – Ema (Agenzia Europea per i Medicinali), Fda (Food and Drug Administration, Usa), Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) – per il trattamento della malattia di Parkinson. Molte delle proposte attualmente pubblicizzate non hanno basi scientifiche solide, non sono supportate da studi clinici controllati e rappresentano un rischio concreto per la salute dei pazienti, oltre a comportare spesso costi elevatissimi. La ricerca scientifica sul potenziale utilizzo delle cellule staminali nel Parkinson è in corso e - conclude la Società scientifica - ha mostrato segnali promettenti in alcuni studi preliminari, ma non esistono ad oggi applicazioni cliniche validate o disponibili nella pratica medica".
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