Costretti alla selezione genetica: agricoltori cercano soluzioni alla crisi climatica
Di recente abbiamo parlato della siccità che ha colpito il nostro territorio nel corso di questa estate. Lo abbiamo fatto raccontando il punto di vista del Consorzio della Bonifica Burana, che ha parlato di una situazione sostanzialmente in linea con gli anni precedenti per quanto riguarda l’uso delle risorse idriche nell’area della Bassa modenese. Un quadro spiacevole, ma sotto controllo, potremmo dire semplificando. Molto più allarmanti le circostanze in cui si è trovato il versante ferrarese nei mesi più caldi del 2026, con un consumo delle riserve d’acqua che supera di un quarto quello registrato lo scorso anno. In questi giorni sono arrivate le dichiarazioni di Alberto Notari, Presidente della Cia Emilia Centro (Modena e Bologna), che dipinge un affresco ancora più inquietante.
I flagelli dell’estate 2026
“Il settore agricolo a Modena ha affrontato una delle stagioni più complesse e difficili degli ultimi anni – dice Alberto Notari – Tra eventi climatici estremi, rincari dei costi di gestione e oscillazioni dei prezzi alla produzione, il bilancio tracciato per il 2026 presenta luci e ombre a seconda delle diverse coltivazioni”. Vediamo quali sono queste ombre. Già prima dell’estate, la grandinata del 20 aprile aveva danneggiato molto pere, mele, albicocche, frumento e orticole. La vendemmia è partita in anticipo a causa delle alte temperature e della scarsità di pioggia. La coltivazione di frutta sconta una produzione ridotta da clima e costi di gestione in aumento. Le pere rimangono molto penalizzate da eventi climatici e malattie, come confermato anche dalla Regione. Se è vero che si prevede un aumento del 15% della produzione, questo dato indica “solo una timida ripresa da una base produttiva estremamente depressa”, come afferma Notari.
Le (poche) note positive
Va detto che non tutto è stato negativo quest’anno. Riguardo ai cereali per esempio l’annata si è rivelata discreta, con quantitativi rientrati nella norma e le ciliegie mantengono una produzione solida, con un aumento del 25% rispetto all’anno scorso, stando al Consorzio Ciliegia di Vignola. Anche la celebre Susina di Vignola mantiene una base produttiva robusta. Riguardo alla siccità, il lavoro del Consorzio della Bonifica Burana aiuta molto le colture, ma la scarsità d’acqua resta preoccupante. “Coltivare con temperature alte mette a dura prova gli agricoltori – conclude Alberto Notari – La situazione mette a dura prova i coltivatori. Il problema è il mutamento climatico, perché anche con acqua a disposizione, le temperature fanno andare in stress frutta, verdura e vigneti. Si sta lavorando sulla selezione genetica per individuare varietà più resistenti al clima che si sta tropicalizzando”. Insomma, il presente è cupo, ma se non ci attrezziamo, il futuro rischia di essere anche più nero. E continuare a negare l’emergenza climatica o dire che “tanto non c’è più nulla da fare” di sicuro non aiuta.
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