Mirandola, i sospetti su Daniele Tavoni, il figlio di Vincenza Giannini: i coniugi erano legati e decapitati
MIRANDOLA – I corpi a terra, legati e decapitati. La casa a soqquadro, i mobili rovesciati, i segni di una violenza sulla quale gli investigatori stanno cercando di fare luce. Emergono nuovi particolari sul duplice omicidio di via Imperiale a Mirandola, dove nella serata di giovedì 15 ottobre sono stati trovati senza vita Pietro Ferdinando Casari, 82 anni, e la moglie Vincenza Giannini, 74 anni.
Secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, le due vittime sarebbero state colpite ripetutamente con armi da taglio e successivamente decapitate. Un'ipotesi sulla sequenza delle aggressioni che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti medico-legali. All'interno dell'abitazione sarebbero state trovate anche diverse armi bianche, sulle quali si concentrano gli approfondimenti della Polizia scientifica.
I sospetti degli investigatori si sono indirizzati sul figlio di Vincenza, Daniele Tavoni, nato da una precedente relazione della donna. L'uomo è stato ascoltato a lungo dagli inquirenti per ricostruire quanto accaduto all'interno del casolare e chiarire il contesto familiare nel quale è maturata la tragedia. Le informazioni finora disponibili non consentono di dare per accertata la sua responsabilità, né di confermare l'adozione di un provvedimento restrittivo nei suoi confronti.
A far scattare l'allarme sarebbe stata una vicina di casa, preoccupata perché non aveva visto i coniugi seguire le consuete abitudini quotidiane. Quando i soccorritori sono arrivati al civico 10 di via Imperiale si sono trovati davanti alla scena del duplice delitto.
Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, sanitari del 118, polizia e carabinieri. Gli accertamenti sono coordinati dal sostituto procuratore di Modena Marco Niccolini e affidati alla Polizia di Stato, con il lavoro della Squadra mobile e della Scientifica. I rilievi sono proseguiti per ore, mentre gli investigatori cercavano elementi utili a ricostruire le ultime ore di vita delle vittime.
Dalle testimonianze raccolte nella zona emergono riferimenti a tensioni familiari e discussioni legate anche a questioni economiche. Si tratta, tuttavia, di racconti di conoscenti e vicini, che non permettono allo stato attuale di individuare un movente. Restano da chiarire la successione degli eventi, l'arma o le armi effettivamente utilizzate e le responsabilità del duplice omicidio.
La comunità di Mirandola segue con sgomento gli sviluppi di una vicenda che ha sconvolto la città. Saranno gli accertamenti degli investigatori a stabilire che cosa sia realmente avvenuto nella casa di via Imperiale.
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